Ora la pace tra Etiopia ed Eritrea sembra esserci davvero, con la firma a Gedda, il 16 settembre, di un trattato che non è un estemporaneo esercizio diplomatico, ma il punto di approdo di un processo tanto rapido quanto solido. Intanto perché a metterci la faccia non sono solo il premier di Addis Abeba Abiy Ahmed e il presidente dell’Asmara Isaias Afewerki, ma anche i ‘registi’ sauditi – re Salman bin Abdulaziz e il giovane e influente principe ereditario Mohammed bin Salman – e testimoni del calibro del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e del presidente della Commissione dell’Unione africana Moussa Fazi Mahmat, oltre al ministro degli Esteri degli Emirati Abdullah bin Zayed Al Nahyan.
E se il comunicato diffuso da Riad per annunciare l’evento parla, un po’ vagamente, del “ ripristino di normali relazioni fra i due Paesi, sulla base degli stretti legami geografici, storici e culturali”, la sostanza dei fatti c’è tutta e la discesa in campo dell’Arabia Saudita è a suo modo una garanzia, oltre che un’ipoteca sul futuro dei due Paesi e dell’intero Corno d’Africa.
Tra Addis Abeba e l’Asmara un processo solido
Che Etiopia ed Eritrea facessero sul serio sul fronte della riconciliazione, a vent’anni dalla sanguinosa guerra di confine del 1998 che non era mai del tutto finita, era apparso chiaro con la trionfale visita ad Asmara del premier di Addis Abeba, Abiy Ahmed, l’8 luglio e con la ripresa delle relazioni diplomatiche il giorno successivo. Un passaggio chiave dopo le aperture del giovane leader riformista che nel discorso di insediamento, il 2 aprile, aveva usato toni concilianti nei confronti dell’ Eritrea e il successivo 6 giugno aveva dichiarato la cessazione dello stato di emergenza e l’accettazione dell’Accordo di pace firmato ad Algeri nel 2000 e rimasto fino a quel momento lettera morta. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/2018/09/etiopia-eritrea-arabia-saudita/

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