
L’odio antioccidentale interno è totalmente nichilistico.
Nessuno degli odiatori (quelli che stanno con Hamas o con Putin) vorrebbe vivere sotto le dittature di cui si rendono promotori conservando il culetto al calduccio della democrazia occidentale. Così come, durante la guerra fredda, nessun comunista italiano avrebbe, in cuor suo, preferito vivere a Mosca o Leningrado anziché Bologna o Sesto San Giovanni.
Ma, allora, il mondo si reggeva sugli equilibri di Yalta. I blocchi erano due. Si guardavano in cagnesco e si armavano fino ai denti. Ma nessuno si sognava di portar guerra all’altro.
Oggi la volontà di portare guerra al modello occidentale è rivendicata da pressoché tutti gli autoritarismi.
Quelli di matrice islamica con, in più, un carico di ferocia irrazionale che è proprio di una religione non secolarizzata, aggressiva, arretrata e intollerante che saremmo tutti più lieti se venisse eradicata dal pianeta ma, purtroppo, permea la cultura di due miliardi e rotti di umani.
Essere antioccidentali oggi è un lusso nichilistico che si permette una minoranza più o meno consistente in tutte le nazioni di occidente.
È inutile parlarci.
E anche scagliare loro gli insulti e le invettive che ampiamente meritano.
Vanno isolati e basta.
Cosa, però, difficile in un sistema mediatico che li considera, comunque, un’audience cui sarebbe un peccato rinunciare.
E, dunque, offre loro i fenomeni da baraccone di cui sappiamo.
Squallidi cialtroni (alcuni prezzolati, altri narcisisti, spesso entrambe le cose) di cui è altrettanto inutile rimarcare la natura fecale.
Poi abbiamo la categoria più miseranda. I terzisti.
Come il sindaco di Milano pro tempore (ahimè troppo) che rivendica la prerogativa di non andare alle manifestazioni di sostegno “né degli uni né degli altri” (come se Israele ed Hamas fossero sullo stesso piano).
Gente che il sommo Dante avrebbe saputo benissimo dove collocare nella prima cantica della Divina Commedia.
In questo scenario al contempo terrificante ed avvilente resta, comunque, il conforto di non essere (ancora) una minoranza.
Ad amare il modello democratico siamo (ancora) in maggioranza.
Nonostante la propaganda putinista, quella trumpiana e precipitati ideologici comunistoidi o pseudoterzomondisti siamo più di loro.
Stiamo uniti e teniamoci stretti, però.
Ci attendono tempi sempre più duri.
E di una durezza che appartiene ad altre generazioni che non le nostre. Noi, che in tempi di pace e di libertà siamo nati.
E, fino ad ora, le abbiamo date per scontate.
Fino ad ora….
Stefano Pillitteri

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