
Una nuova inchiesta del New York Times documenta l’uso di sostanze incendiarie in aree abitate. Nel frattempo, l’IDF ammette l’uccisione “per errore” di tre militari dell’esercito regolare di Beirut nel sud del Paese.
La tensione al confine tra Israele e Libano registra una drammatica impennata. Una dettagliata inchiesta pubblicata dal New York Times ha denunciato il sistematico utilizzo di munizioni al fosforo bianco da parte delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) sopra aree densamente popolate del Libano meridionale.
L’analisi condotta dal quotidiano statunitense si basa sulla verifica di materiale fotografico e video circolato sulle piattaforme social. I filmati mostrano chiaramente le caratteristiche nubi biancastre e le cortine di fumo denso sprigionarsi a bassa quota sopra i tetti di quartieri residenziali.
Il fosforo bianco è una sostanza altamente incendiaria che provoca fiamme chimiche incontrollabili e ustioni devastanti sui tessuti umani. Il diritto internazionale ne vieta tassativamente l’impiego come arma d’attacco nei pressi di infrastrutture civili. Interpellati sul dossier, i portavoce dell’IDF si sono difesi affermando che i protocolli militari interni vietano categoricamente tali pratiche, «fatte salve alcune precise eccezioni tattiche» legate alla necessità di creare cortine fumogene per coprire i movimenti delle truppe.

Parallelamente alla disputa sulle armi chimiche, si aggrava il bilancio delle vittime sul campo a causa dei bombardamenti aerei. Lo stato maggiore di Tel Aviv ha dovuto ammettere ufficialmente un tragico errore tattico compiuto dalle proprie forze aeree nel sud del Libano.
Un raid mirato ha centrato in pieno un veicolo militare che viaggiava lungo l’arteria stradale strategica che collega Khardali a Nabatieh. All’interno dell’automezzo non vi erano miliziani di Hezbollah, bensì effettivi delle forze armate regolari libanesi. L’impatto del missile ha causato la morte immediata di tre militari:
Un generale dell’esercito di Beirut.Un ufficiale subalterno.Un soldato di linea.
Le autorità israeliane hanno espresso formale rammarico per l’accaduto. L’IDF ha precisato che i sistemi di intelligence avevano identificato erroneamente l’automobile come un obiettivo ostile mobile appartenente alle milizie sciite, confermando l’apertura di un’indagine interna per accertare i difetti di comunicazione della catena di comando.
La notizia del bombardamento contro le forze regolari libanesi ha scatenato un’ondata di feroci proteste diplomatiche nello scacchiere mediorientale. Il ministero degli Esteri dell’Iran ha immediatamente rilasciato una nota ufficiale di condanna. Teheran ha definito l’attacco come la prova definitiva che Israele considera l’intera sovranità del Libano e tutte le sue componenti istituzionali come «un territorio di caccia senza limiti geografici o legali».
L’incidente si inserisce in un quadro geopolitico già ampiamente compromesso, caratterizzato dal netto rifiuto di Hezbollah di accettare il piano di cessate il fuoco condizionato proposto dagli Stati Uniti. Dal canto suo, il Premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito che l’IDF non sospenderà le incursioni aeree e di terra fino a quando le milizie libanesi non arretreranno stabilmente dalle posizioni di frontiera.
Il quadro geopolitico attuale si trova in una fase di pericoloso stallo: da un lato l’Idf prosegue l’offensiva rivendicando la necessità di neutralizzare le minacce alle porte della Galilea, dall’altro le forze istituzionali e le milizie libanesi respingono i piani di tregua condizionata proposti dalla diplomazia internazionale. L’incidente diplomatico e la perdita di vite umane rischiano di trascinare l’intero Libano in un conflitto totale, allontanando ulteriormente le prospettive di stabilità e confermando come la popolazione civile e le infrastrutture sovrane restino le principali vittime di questa prolungata crisi in Asia occidentale.
Giuseppe Basilico

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