
Le loro lotte “non violente” sono il più delle volte violentissime quanto a polemica dialettica. Delle “grandi battaglie” radicali, le sole che abbiano conseguito risultati tangibili, sono quelle che li hanno visti comprimari, non protagonisti assoluti. Il divorzio, in Italia, venne introdotto nel 1970 da una legge che aveva come firmatari i parlamentari Loris Fortuna (socialista) e Antonio Baslini, liberale. E la regolamentazione dell’aborto grazie alla grande e strettissima unità di intenti delle forze laiche e socialiste presenti in parlamento (PSI, PSDI, PRI, PLI) e ad un movimento di opinione cui contribuirono fortemente anche i radicali. Tutto il resto, quanto a risultati tangibili è poca cosa. Pannella e i radicali, infatti, non apprezzano il metodo gradualista: piuttosto che condividere con altri un merito e contentarsi di riportare a casa risultati parziali, preferiscono le sconfitte destinate a consacrare la loro purezza. Che, del resto, pretenderebbero di affermare anche quando, contrari al finanziamento pubblico, ne percepiscono due o tre: per i “rimborsi elettorali”, per radio radicale (con la ridicola scusa della trasmissione delle sedute parlamentari che ormai si possono seguire dai canali televisivi delle Camere o via internet) e persino per il loro osservatorio sui programmi radiotelevisivi.
In questi giorni la “manfrina” radicale riguarda la proposta di dialogo con Berlusconi lanciata da Pannella. Ed ecco la solita profluvie di commenti e ipotesi sui motivi sottilissimi e nobilissimi che ispirano la mossa di Pannella. Che noi, invece, leggiamo con le stesse lenti che adopriamo per la lettura delle mosse di tutti gli altri. Anche per Pannella e i radicali, come per tutti i piccoli partiti, vale il primum vivere. E’ l’imperativo che ha consigliato loro di accettare l’elezione di nove parlamentari nelle liste del PD. Lo stesso imperativo consiglia oggi di occupare uno spazio mediatico enorme, dovuto al fatto che i sei deputati pannelliani consentirebbero al governo di superare il voto di fiducia. E poiché il voto è previsto per il 14 dicembre, la lunga attesa rappresenta una pacchia mediatica che nessuno si farebbe sfuggire.
In aggiunta, e non da meno, i dubbi circa la possibilità per il PD di farsi nuovamente carico della elezione dei nove parlamentari radicali. I democratici non sono in condizioni smaglianti. E, come se non bastasse, su nove parlamentari eletti nelle liste PD conta anche il segretario del PS, Riccardo Nencini. A questo obbiettivo ha sacrificato autonomia e visibilità dei socialisti.
Pannella, collocando il suo partito sul crinale divisorio tra maggioranza e opposizione, realizza una buona mossa politica. Si è sempre detto contrario ad elezioni anticipate e garantire la vita del governo sembra coerente, anche se, per le bizzarrie della politica italiana, la fiducia al governo porta dritti allo scioglimento delle Camere. Inoltre difende, in un modo o nell’altro, i suoi eletti.
Di male, secondo noi, non c’è proprio niente. Ma, per favore, padreterni e madonne pellegrine ( i radicali pretendono di avere entrambi) lasciateli stare in paradiso. Su questa terra, tanto meno nella politica italiana, non c’è posto per loro.
P.

Ne uscirei pazzo se mi imbarcassi in una questione nominalistica con un amico radicale. Non uguali ma a volte migliori a volte peggiori? Per me va benissimo, sono totalmente d’accordo. E chiedo scusa se mi sembra la stessa cosa.
sì, il solo sentir dire “son tutti uguali” mi è comunque insopportabile. Se tutto è uguale, che parliamo a fare? Peggiori o migliori, caso per caso, ma intanto diversi. Cercherò poi di rispondere ai contenuti dell’articolo di p.
Preferirei trovare altre battaglie da portare avanti insieme.
Dai Valerio. Lo sai che a Pensalibero nessuno è antipatizzante radicale. Abbiamo fatto qualche battagliuccia assieme: noi senza essere al traino loro e viceversa.
Ma è così urticante la definizione di “normali”, cioè uguali a tutti gli altri?
E’ vero, ai lettori di Pensalibero viene frequentemente somministrata una pozione anti-radicali. Come antidoto a tanto veleno uso rileggermi quello che dei radicali hanno scritto tipi come Pasolini o Sciascia. A trovare delle critiche poi son buono anche da solo.