Mirko Tondi

Ciò che segue è un estratto del romanzo “Era l’11 settembre” (ToutCourt)
(Nando Barrella ha perso un figlio in un incidente stradale l’11 settembre del 2001. Ora, passati 15 anni, decide di fissare la sua vita su carta e si rivolge a un ghostwriter. Avviene così l’incontro di due decadenze: quella psicofisica dell’anziano che si sente responsabile della sua solitudine, e quella della società attuale di cui gli attentati al World Trade Center simboleggiano l’inizio. Entrambi i protagonisti vivono un senso di fallimento, ma dalla congiunzione delle loro fragilità e dal racconto della vita di Barrella, fiorirà una nuova spinta vitale.)
Mentre leggevo un libro di Emmanuel Carrère, Vite che non sono la mia, mi sono imbattuto in questa citazione di Fitzgerald: “Naturalmente ogni vita è un processo di demolizione”. La frase mi ha trascinato con sé non appena l’ho letta, e subito l’ho riversata su un taccuino; ma più che altro mi sono ritrovato a riflettere sul fatto che stessi trascrivendo le parole di un autore riportate da un altro autore, come in un geometrico gioco di scatole cinesi, l’una il contenitore dell’altra. Annoto frasi come questa per rileggerle un giorno e ritrovarmi in quell’esatto momento in cui le avevo scritte. Nel passaggio successivo dunque mi sono rivisto fra trenta o magari quarant’anni, quando avrei avuto più o meno l’età di Nando Barrella e probabilmente mi sarei ritrovato a rimpiangere con nostalgia quei momenti in cui già adesso, in realtà, rimpiango qualcosa che è avvenuto prima. Mi sono lasciato risucchiare da questo vortice senza via d’uscita, giacché vivo di ricordi e sono destinato a ricordare, non solo per me ma anche per gli altri; allo stesso tempo so che un giorno tutto questo mi sarà insopportabile, fino a non voler più ricordare. Leggi tutto: http://www.toscanalibri.it/it/scritti/era-l-11-settembre_2975.html

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