Nei giorni scorsi abbiamo letto con divertimento misto a sconcerto l’incitamento di Prodi ai giovani, alle nuove presunte leve della politica, a far fuori “a calci” i vecchi esponenti del partito – in questo caso ovviamente il Pd – ed a guadagnarsi con la forza lo spazio per un necessario ricambio generazionale. Ora, che un simile invito giunga da chi, nel suo ultimo governo, ha assegnato 103 – scritto in numeri è più efficace – incarichi di governo tra ministri e sottosegretari per accontentare tutti, ma proprio tutti, i vecchi arnesi del potere che sostenevano la sua traballante coalizione, francamente suona improbabile, o quantomeno come una sorta di tardivo ripensamento che però appare poco credibile anche solo come ipotetico testamento morale. E’però vero, e lo abbiamo scritto ripetutamente, che la politica italiana sia profondamente incancrenita da una gerontocrazia che non è solo generazionale ma che si appoggia anche su una concezione del potere e della sua gestione che è totalmente elitaria, e che di fatto ha procrastinato nel tempo una oligarchia che poco o nulla ha a che vedere con la democrazia nella sua forma più piena e matura, ovvero quella partecipata ed aperta a tutti gli strati della società. Ma qualche eccezione, va detto, c’è, e qui a Firenze ne abbiamo un interessante testimone nel giovane sindaco Matteo Renzi ed in diversi esponenti della sua Giunta, che per età anagrafica ma anche per approccio al ruolo istituzionale sembrano aver finalmente rotto qualche vecchio schema che pareva duro a morire, aprendo, o almeno tentando di farlo, una via nuova alla politica ed alla amministrazione locale. Intendiamoci subito: chi ci legge sa che ci dichiariamo da sempre apolidi politici, in quanto liberali non rappresentati da nessuna forza politica sia essa di governo o di opposizione, dunque quanto segue non sarà uno spot promozionale per un politico o per il suo partito, ma è anche vero che abbiamo sempre cercato con onestà intellettuale di analizzare i fatti riconoscendo il buono ove si presenti, senza fare distinzioni ideologiche o pregiudiziali. La sottoscritta ha moderato in questi giorni un dibattito che ha permesso ai fiorentini di confrontarsi direttamente e senza limitazioni con il proprio sindaco, e questa esperienza – che ci è piaciuta molto, come ogni purtroppo rara occasione di dialogo fra cittadini e pubblici amministratori – ci ha permesso di focalizzare meglio il personaggio Renzi, ma ancor di più la persona, che è quanto ci interessava maggiormente di intuire. Essendo stato a suo tempo il più giovane Presidente di una Provincia, eletto a soli 29 anni, Renzi era già salito alla ribalta delle cronache politiche nazionali, e la sua successiva elezione a sindaco di Firenze – anche in questo caso, il più giovane nella storia della città – con tutta la premessa combattutissima delle primarie, che hanno portato il Pd fiorentino ad un passo dal commissariamento, lo ha maggiormente esposto alla ribalta mediatica, facendo di lui un protagonista della politica molto conosciuto. Gli avversari lo hanno ironicamente battezzato Obamino, per la sua abilità nell’utilizzo del Web e dei social network come canale privilegiato di comunicazione sia in campagna elettorale che nel dialogo con la città, e questa sua capacità è stata spesso trasformata in un elemento negativo, come se comunicatore equivalesse a chiacchierone, dunque venditore di fumo e niente più – invece noi vorremmo ripartire proprio da qui per dirvi che, ad un contatto personale, si coglie con immediatezza qualcosa che manca alla maggior parte di coloro che, a qualunque titolo, fanno politica. Matteo Renzi è un fiorentino – del contado, si direbbe qui – che parla la lingua dei cittadini che amministra, ovvero non si nasconde dietro i tecnicismi e le astrazioni del politichese ma intende davvero farsi capire. Stando accanto a lui nel corso del confronto con i fiorentini, abbiamo percepito con chiarezza che, giuste o sbagliate che siano le sue posizioni, le sue decisioni, le sue linee di governo cittadino, c’è in lui un desiderio – diremmo quasi un’urgenza – del tutto autentico di farsi capire, di trasmettere a chi gli sta di fronte le sue idee con una estrema chiarezza che si trasforma nella possibilità di uno scambio alla pari, laddove tanto il pensionato quanto lo studente piuttosto che la casalinga o il professionista riescono a capire immediatamente di cosa si stia parlando ed a dire la loro con la stessa franchezza. Questo ci pare un buon punto di partenza, soprattutto per una città che per dieci anni ha avuto un sindaco fantasma che era sempre impegnato altrove e che si è tenuto lontano da ogni contatto diretto con i cittadini e, spesso per lunghi periodi, anche con lo stesso Consiglio comunale. Abbiamo dunque apprezzato un Sindaco che ci mette la faccia ed anche la presenza, che non si nasconde dentro il Palazzo ma accetta il confronto anche aspro con la città – e Firenze in quanto ad asprezze non ha eguali – e mostra senza remore la passione che lo spinge a lavorare per questa città. Siamo chiari: un politico non è un missionario, dunque non perde mai di vista i propri obbiettivi che non sono solo immediati ma anche a lungo termine in funzione della propria carriera, però sulla autenticità della passione di Renzi saremmo pronti a scommettere, indipendentemente dai risultati che porterà riguardo allo sviluppo della città. Riconosciamo a Renzi di essere diventato sindaco in una fase estremamente difficile della vita – sia politica che civile – fiorentina, in pieno marasma per l’esplosione dell’inchiesta di Castello, con un piano strutturale bloccato, inginocchiata dalla gestione devastante dei cantieri per la costruzione della Linea 1 della tramvia, minacciata dal mostruoso sottoattraversamento della Tav, disseminata di buche come un terreno bombardato, sporca e trascurata in ogni suo angolo, e l’elenco potrebbe continuare. La bacchetta magica non la possiede nessuno, ed il tempo dirà se questa Giunta riuscirà a segnare quantomeno un’inversione di tendenza che arresti il degrado apparentemente inesorabile di Firenze e crei almeno i presupposti per una nuova spinta a risalire ai livelli che ci competono, però è vero che ci conforta – e lo diciamo pur non condividendo alcune scelte fatte dalla Giunta Renzi – vedere che si può tentare un approccio diverso con i cittadini, cercare il loro coinvolgimento, riaprire un dialogo interrotto da troppo tempo, farli sentire parte in causa – anche riguardo alle responsabilità individuali – di un processo di recupero e di risalita, per quanto faticosa e lunga da percorrere. Vorremmo vedere questa tendenza anche a livello nazionale, vorremmo credere ad una nuova stagione della politica che riparta dal necessario rapporto con i cittadini, vorremmo pensare che sia possibile un confronto diretto, una partecipazione autentica, una apertura che ci spetta e non è un’elemosina da chiedere ma un diritto di chi vive in democrazia e che comporta poi l’effettiva incidenza di un voto non solo formale ma sostanziale che davvero ci permetta di giudicare il lavoro svolto, rimandare a casa chi ha fallito e premiare chi invece si è impegnato. Matteo Renzi, piaccia o meno, si sia d’accordo con lui o meno, questa strada l’ha imboccata – e di questo vogliamo rendergliene atto, pronti a criticarlo già da domani se ci deluderà.
ChiBo

Maria Rita, non sono qui a difendere Renzi. Sulle modifiche ribadisco quanto ha detto, ed è stato pubblicato da tutti i quotidiani: se ci sono, se sono in fase di studio, verranno anche fuori, dunque aspettiamo e vediamo Riguardo alla risposta sulla presenza in consiglio, evidentemente abbiamo avuto percezioni diverse, ma non mi sembra che nessuno ti abia detto di non disturbare, se ben ricordi su quella risposta si inserì l’intervento di un altro dei presenti con conseguente sovrapposizione di voci ed argomenti. Succedi in un dibattito pubblico.
Chiara,
i progetti depositati a Roma non sono virtuali ma ben concreti e sono quelli definitivi se entro il 15 luglio non arrivano le eventuali modifiche. Nessuno sa chi ci sta lavorando, né gli assessori interpellati (Mattei), né i cittadini, né coloro che hanno presentato progetti alternativi. Quanto poi alla risposta “vado in consiglio quando lo ritengo opportuno” la trovo arrogante anche perché la settimana scorsa in consiglio doveva pronunciarsi sulla TAV, cosa che forse farà oggi, ma mi sembra che si sia persa una settimana solo perché Renzi non reputava opportuna la sua presenza…scusa saràstato pressato ma quando mi si indica di non disturbare, chissà perché a me viene voglia di disobbedire.
Un punto fermo è stato raggiunto e ogni nuova iniziativa politica cittadina dovrà tenerne conto. Firenze dietro il lustro della simpatica litigiosità è una città che davvero s’accontenta se a nessuno cascano le braccia quando Renzi apre bocca, sempre spiccio nel battibecco e pieno di passioni da depliant turistico su “firenzina” e le sue chicche ben esposte nella bancarella della RAi regionale. Poi ci sarebbe Firenze, ma è una questione troppo seria per la quale occorrerebbero altri calibri e altre esigenze e soprattutto altre generazioni di fiorentini.
Un punto fermo è stato raggiunto e ogni nuova iniziativa politica cittadina dovrà tenerne conto. Firenze dietro il lustro della simpatica litigiosità è una città che davvero s’accontenta se a nessuno cascano le braccia quando Renzi apre bocca, sempre spiccio nel battibecco e pieno di passioni da depliant turistico su “firenzina” e le sue chicche ben esposte nella bancarella della RAi regionale. Poi ci sarebbe Firenze, ma è una questione troppo seria per la quale occorrerebbero altri calibri e altre esigenze e soprattutto altre generazioni di fiorentini.
Maria Rita: diciamo la verità, queste domande le hai poste a Matteo in sede di dibattito e lui ti ha risposto. Per quanto riguarda le modifiche della tramvia ha detto che i progetti depositati a Roma sono virtuali ma non sono quelli definitivi, infatti le modifiche sono in corso di studio. Riguardo alla risposta sul Consiglio comunale, a me non è sembrata arrogante, piuttosto forse stringata perchè incalzata da altre interrogazioni. Riguardo a S.Orsola, come ha ricordato Renzi è un bene della Provoncia, quindi spetta a Barducci dare il via ai lavori.
Ho partecipato all’incontro organizzato da Vibifiorenza e devo ammettere di averne avuto un’impressione assolutamente opposta alla tua, Chiara. Saltando il problema buche, appannaggio dell’assessore Mattei, stendendo un voto di pietoso silenzio sul degrado, la bruttura e l’abbandono di una delle zone più difficili per i fiorentini e i turisti, il quartiere di San Lorenzo, tacendo sulle sorti del San’Orsola, sempre nello stesso quartiere,passiamo alle grandi opere, due esempi a caso: la tramvia e la stazione Foster. Per la prima il giovane sindaco ha dichiarato di essere preoccupato per il passaggio della linea 3 da Via dello Statuto (difficile) mentre per linea 2, pensa di far partire i lavori per collegare la stazione con l’aeroporto e far proseguire la linea fino al polo universitario. Peccato che nei progetti a Roma il tratto fino al polo non sia
previsto. Non ha spiegato come pensa di risolvere questo PICCOLO particolare, con buona pace della chiarezza e del confronto aperto con i cittadini.
Oggi dichiara la sua contrarietà alla stazione Foster, ma come presidente della provincia ha firmato i protocolli d’intesa con ferrovie , comune e regione. Certo si può cambiare idea, ma un po’ di diffidenza resta.
Ultima considerazione: quando gli è stato chiesto di non imitare Domenici e le sue frequenti assenze dal consiglio comunale, ha risposto che lui va in consiglio quando lo ritiene opportuno. Mi sembra che a livello di arroganza siamo ancora alla passata amministrazione. Per il resto sempre pronta a ricredermi qualora dovessi restare fulminata sulla via di Renzi, ma dalle premesse mi sembra che questa possibilità sia lontana.
Matteo Renzi ,per poter fare il Sindaco di Firenze,senza essere solo un funzionario di partito od un piccione viaggiatore ( per non dire altro sulle nostre passate esperienze ), ha bisogno non solo dell’incontro ,ma soprattutto del sostegno della cittadinanza .E’ questo un particolare di ci bisognerà tener conto….