La storia di un padre che ha dovuto lottare per ben 17 anni per restituire alla figlia, Eluana, “caduta” in uno stato vegetativo irreversibile dopo un incidente, il diritto al rispetto dell’integrità fisica.

Il “la” lo dà proprio il libro “La vita senza limiti. La morte di Eluana in uno Stato di diritto”, di Beppino Englaro con Adriana Pannitteri. La storia di un padre che ha dovuto lottare per ben 17 anni per restituire alla figlia, Eluana, “caduta” in uno stato vegetativo irreversibile dopo un incidente, il diritto al rispetto dell’integrità fisica, del corpo di una persona, a non essere manipolato nel momento stesso in cui non ne può più disporre né godere. Fu accusato persino di essere “l’assassino” di sua figlia per aver richiesto l’interruzione delle cure farmacologiche, dell’alimentazione, dell’idratazione forzate che la tenevano in vita, o meglio in quella che lui definisce “l’illusione della vita artificiale”. È giusto tenere in vita, ”senza limiti”, ad ogni costo una persona che non percepisce nessuno stimolo, non è in grado di provare emozioni, reagire agli impulsi esterni, diventando, così, vittima e preda di un potere esterno, quello del medico e del tutore? Ed è lecito anche chiedersi, allora, se questa sia vita e quale significato abbia il termine esistenza. Crediamo non si possa prescindere dal ritenere che vivere significa poter agire con consapevolezza, godendo pienamente delle proprie capacità intellettive ed emotive, nel rispetto dei propri diritti e delle libertà, a partire da quelle fondamentali. Se è così, allora, si converrà che solamente l’individuo stesso può disporre della sua vita; egli e nessun altro sarà l’artefice del suo destino, potendo anche stabilire se accettare le terapie necessarie per la sua sopravvivenza. In merito lo Stato deve tutelare e garantire le persone in questo che forse è il principale dei diritti, la Libertà in assoluto su tutte. Se l’Italia viene definita patria della democrazia, dove vige lo Stato di diritto, allora deve esserci una legge che permetta al singolo di disporre della sua vita. Con la lotta, che ha dovuto affrontare il padre, si è sensibilizzata l’opinione pubblica su un tema controverso quanto basilare. Quello che sembrava un dato di fatto ovvio, che solamente il singolo può disporre di se stesso, in realtà ha reso un padre ed una madre, che già dovevano affrontare il dramma della perdita della loro unica figlia, quasi due alieni sovversori Se dall’altro lato, la vita è sacra, dice la religione, e va difesa con ogni mezzo, ciò resta anche valido per una condizione che non è vita? Beppino Englaro ha fatto cadere tutti i punti deboli della visione che si aveva in merito, quella con cui si difendeva una mera strumentalizzazione dei mezzi giuridici e scientifici disponibili.
Nonostante il suo dolore immane e una sofferenza lacerante, Beppino Englaro ha lottato contro tutto e tutti per difendere la figlia e garantirle la Libertà di se stessa, mettendo termine a quella condizione “disumana” poiché l’aveva privata della pienezza della sua persona umana.

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