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Elogio delle minoranze coraggiose

Anche un piccolo partito può essere decisivo per compiere grandi scelte. E la teoria del cosiddetto “voto utile” è priva di senso in Italia che non ha un sistema bipolare. Tanto più che la partita del 25 settembre è aperta. di Nicola Cariglia

di Nicola Cariglia | 19 Settembre 2022

Che siano proprio PD e Fratelli d’Italia a condurre la battaglia per il “voto utile” nella commedia da teatro dell’assurdo che è questa campagna elettorale, ha dell’incredibile. E giova, al riguardo, ricordare alcune cose che riguardano questi due partiti.

In primo luogo: da trenta anni, entrambi, hanno svolto, ininterrottamente, ruoli decisivi alternandosi, ora al governo, ora all’opposizione.

In secondo luogo: sono entrambi i soli partiti che hanno traversato indenni il drammatico passaggio dalla “prima” alla “seconda” repubblica. Ci sono riusciti mimetizzandosi con cambio di nomi, invettive contro la “prima” repubblica di cui a giusto titolo facevano parte, e, decisivi, strabismi e amnesie di una magistratura in altri casi feroce e determinata.

In terzo luogo: entrambi vorrebbero persino lucrare su ciò che sono stati e che ancora, in parte, mantengono al loro interno. Infatti, invocano, a beneficio della platea, il voto utile: quello contro le tendenze ancora fascistoidi degli uni e quelle ancora comunistoidi degli altri. Il che (e lo sanno bene) va a beneficio di entrambi. Ovvero, “diciamolo sottovoce, ma per il solo esistere, noi facciamo guadagnare voti a voi e voi a noi.”

Insomma, nessuno tra PD e Fratelli d’Italia ha i titoli per indicare agli elettori cosa sia meglio. Quando sono stati al governo, non si sono coperti di gloria e nemmeno possono vantare una qualsiasi riforma per essere ricordati. Coraggio: qualcuno dica per quale merito già acquisito intende dare il voto all’uno o all’altro, se non quello di affermare, entrambi, di non essere più ciò che sono stati.

Il prof Aldo Mola, al quale siamo profondamente grati per arricchire con i suoi articoli grondanti di cultura il nostro Pensalibero e che è solito accompagnarli, privatamente, quando li invia, con considerazioni intelligenti, mi ha recentemente ricordato che “senza la scissione di Palazzo Barberini l’Italia sarebbe andata diritta filata alla rovina”. Per i giovani, Mola ha ricordato ciò che avvenne nel 1947, quando Giuseppe Saragat, con la sua scissione dal partito socialista fondò il partito socialdemocratico che, con il suo 7% di voti alle elezioni del 1948 consentì la sconfitta del fronte popolare (PCI-PSI) e garantì all’Italia il saldo ancoraggio al mondo Occidentale e all’Europa. Una scelta fondamentale per il successivo “miracolo economico” che trasformò l’Italia da paese agricolo a grande potenza industriale.

Non è il caso di fare analogie in un contesto storico assai diverso. Ma quell’episodio consente di affermare che anche un piccolo partito può essere decisivo per compiere grandi scelte. E che la teoria del cosiddetto “voto utile” è priva di senso in Italia che non ha un sistema bipolare. Tanto più che la partita del 25 settembre è aperta. Gli alleati di Giorgia Meloni sembrano in deciso calo. E non è detto che i loro voti persi vadano tutti a Fratelli d’Italia. La crescita del Terzo Polo e, al sud, anche dei 5Stelle potrebbero mettere a rischio la vittoria del centrodestra. Tanto per ribadire che la teoria del voto inutile non regge. Tanto più che la partita non finirà il 25 settembre, a maggior ragione senza una maggioranza ampia che le urne potrebbero non decretare. In tal caso i partiti intermedi avrebbero un importante ruolo.  Come lo ebbero, del resto, nella “prima” repubblica. E’ vero che, allora, erano guidati da grandi leader: Saragat, La Malfa, Einaudi. Ma oggi nemmeno i partiti più grossi sono guidati da giganti.

Nicola Cariglia

Pubblicato in : Editoriale, Il punto del DirettoreTag: anni, battaglia, campagna elettorale, considerazioni, elezioni, giovani, giuseppe saragat, governo, italia, La Malfa, magistratura, meloni, merito, mondo, palazzo barberini, partito socialista, pd, Pensalibero, psi, repubblica, terzo polo

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Renato Traquandi Arezzo

    19 Settembre 2022 alle 14:50

    E’ inamovibile e rocciosa la mia personale convinzione che la ragione e la verità siano affatto riconducibili alla forza dei numeri. Mi piace ricordare quel fanciullo che gridò, unico di tutta la corte del re…. ” Il re è nudo”, sbugiardando quel furbo sarto che lo derideva con quel vestito “unicamente bello”. Nella ateniese agorà, chiunque, tra i cittadini che ne avevano le prerogative, poteva. dopo aver alzato il braccio, fare proposte e suggerire valide risposte ai più svariati problemi. Ecco il motivo che nel mio programma presidenzialista, non esistono sbarramenti alla rappresentanza e caratteristiche solo legate alla preparazione e all’esperienza nell’esercizio del pubblico potere

    Rispondi
  2. Dr Anvilon

    19 Settembre 2022 alle 12:18

    Per quanto riguarda la c.d. “Prima Repubblica” – invenzione giornalistica riassuntiva di una serie di circostanze favorevoli a matrimoni politici … nell’attesa di divorzio – sarebbe anche doveroso ricordare che la matrice dei FdI era esclusa dai partiti del c.d. “arco costituzionale” che tante frecce più o meno spuntate ha sganciato a vuoto … a perdere, ovvero a perdere voti per scaricare l’originaria responsabilità politica, cui si ritenevano chiamati dall’alto chiedendo conferma al basso.
    Insistere, ora, con il “voto utile” in un sistema politico involuto – legge elettorale costituzionalmente irrispettosa (come minimo) della volontà del popolo, di cui non ci si fida – significa che sono ora i partiti/correnti/fazioni/se_stesso_partito il grande arco deformato della democrazia, resa espressione ingannevole da cui nessuna freccia colpirà il bersaglio: benessere del suddetto popolo.

    Rispondi
  3. Giorgio Pizzol

    18 Settembre 2022 alle 20:59

    Caro Nicola Cariglia,
    hai ragione da vendere. Purtroppo gli pseudo-partiti che oggi occupano il Parlamento e il Governo ci fanno votare con una legge elettorale incostituzionale (con la quale essi stessi erano stati precedentemente eletti) che impedisce ai piccoli partiti che non siano coalizzati con lo pseudo-centro destra o con lo pseudo centro-sinistra di ottenere di essere rappresentati nelle due Camere. E oggi protervamente chiedono agli elettori un “voto utile” ovviamente a loro stessi. Con una metafora si potrebbe dire che con questa legge elettorale si permette agli elettori di scegliere tra la peste e il colera.
    Non so se si possa dire che in Italia c’è ancora democrazia.

    Rispondi

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