
Ieri, Elly Schlein ha dichiarato senza esitazioni:
“Da segretaria della principale forza di opposizione posso dire che in qualunque momento saranno, ci faremo trovare pronti”.
E sui rapporti all’interno del “campo largo” ha detto: “Sono fiduciosa che troveremo un accordo su tutto come abbiamo sempre fatto. Sulle modalità per costruire il programma dell’alternativa, non partiamo da zero ma c’è del lavoro da fare. Chiederei ai colleghi che questo lavoro non lo si faccia da soli ma coinvolgendo i milioni di persone che sono andate a votare al referendum. È questo che dobbiamo definire subito con i colleghi. Poi sono certa che ci metteremo d’accordo sulla modalità della scelta della guida. Ho sempre detto che sono disponibile a qualunque modalità, anche alle primarie se le sceglieremo.
Si può fare un accordo che può essere sulla
leadership a chi prende un voto in più alle
politiche ma anche sulle primarie”.
Sono dichiarazioni importanti che sottolineano due punti decisivi che il PD, la maggiore forza di opposizione, vuole perseguire dopo la vittoria referendaria.
Essere pronti alle elezioni significa che non si attenuerà l’opposizione a questo governo, che non si temporeggerà e che a Meloni non si darà tregua, perché se dovesse cadere l’alternativa per la guida del Paese sarà pronta.
Quindi occorre accelerare la costruzione del programma andando però oltre le forze politiche che compongono il campo largo e coinvolgendo milioni di persone, cioè tutti coloro che, con il loro apporto, hanno consentito la vittoria del NO.
A mio avviso, dovremmo fare un passo in più e, d’accordo con le altre forze d’opposizione, parlare esplicitamente di una Coalizione Costituzionale che costruisca il programma ispirandosi ai valori della Costituzione e puntando esplicitamente a realizzarli: lavoro dignitoso, eguaglianza sostanziale, solidarietà, accoglienza, tutela dell’ambiente, sanità pubblica e, non certo per ultimo, il ripudio della guerra.
Infine, è molto interessante il modo con cui Schlein indica le strade con cui risolvere la scelta della leadership: o si affida alla forza politica che prende più voti o si fanno le primarie.
Ora, a mio avviso, sulla base di questa corretta impostazione si tratta di accelerare, di non perdere tempo e di non lasciare che l’onda positiva creata dalla vittoria referendaria finisca per infrangersi sulle polemiche politichesi e sulle ambizioni delle singole personalità.
Infatti, le tardive dimissioni di Santanchè e la ridicola autoassoluzione di Nordio in Parlamento sono solo primi effetti di una crisi della maggioranza che è destinata ad approfondirsi.
Quanto prima questo governo cadrà e tanto meglio sarà per il Paese a condizione che l’opposizione sia pronta a sostituirlo con un programma di vero cambiamento.
D’altra parte per riconquistare la scena Meloni attua ciniche operazioni di pulizia e annuncia pure che adesso ci sarà “”un’altra scossa”. Andrà avanti con la narrazione della leader buona tradita dai collaboratori finché non penserà di riavere il consenso ed essere pronta per le elezioni; a quel punto sarà lei a cercare il pretesto per anticiparle.
Meloni sa di essere “anatra zoppa” e non è nella sua natura restarlo a lungo.
Enrico Rossi

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