La chiara legge elettorale che porta alla nomina dei massimi rappresentanti delle comunità locali stringe un patto fortissimo con i cittadini elettori che possono così giudicare con il voto le proposte e le realizzazioni messe in campo nel mandato quinquennale sul quale hanno posto la loro fiducia in cabina elettorale
L’allora premier Massimo D’Alema li aveva definiti “cacicchi”, la politica quella paludata delle segreterie politiche, preoccupata dai successi e dalle visibilità individuali, era corsa ai ripari e quelli che avevano alzato troppo la testa erano stati messi da parte senza troppi complimenti e non gli fu consentito un secondo mandato o una “promozione” a Montecitorio o a palazzo Madama. Stiamo parlando del “partito dei sindaci” di fine anni Novanta, inizio terzo millenio dei primi cittadini delle grandi città in carica dal 1993 con l’elezione diretta la legge di riforma numero 81 fortemente voluta da Mariotto Segni che doveva essere propedeutica all’elezione diretta del Premier mai approdata nei due rami del Parlamento. Cosa c’entra questo tuffo nel passato? C’entra e c’entra eccome se vogliamo analizzare in modo diverso le recentissime elezioni regionali che in Campania ed in Puglia hanno registrato l’affermazione di Vincenzo De Luca già sindaco di Salerno e Michele Emiliano ex primo cittadino di Bari. Si perchè al netto delle polemiche e delle variegate analisi del voto è innegabile che l’azione e gli anni di forte governo alla guida delle due splendide città del Mezzogiorno hanno portato i due candidati al successo della scorsa settimana. Ci sono pochi dubbi da fugare in merito, la chiara legge elettorale che porta alla nomina dei massimi rappresentanti delle comunità locali stringe un patto fortissimo con i cittadini elettori che possono così giudicare con il voto le proposte e le realizzazioni messe in campo nel mandato quinquennale sul quale hanno posto la loro fiducia in cabina elettorale. E lo stesso può dirsi anche per la vittoria di Luca Zaia in Veneto e il non trascurabile risultato personale ottenuto dal sindaco di Verona il leghista defenestrato Flavio Tosi. Inutile sottolineare anche come abbia ottenuto il secondo mandato alla guida della Regione Toscana Enrico Rossi, già assessore regionale e guarda caso con un passato significativo di sindaco a Pontedera. Ovviamente poi ci sono i casi particolari della Liguria che ha visto la vittoria del portavoce nazionale ed eurodeputato Forzista Giovanni Toti e altre mille ragioni che sono state dibattute su tutti i media della carta stampata, via etere e via Web che hanno composto il quadro politico generale in questa tornata regionale abbinata alle amministrative in migliaia di comuni italiani di gradi, medie e piccole dimensioni. Non ci vogliamo dilungare ancora, visto che siamo in tempi rigidi di par condicio, perchè domenica prossima ci saranno i ballottaggi per decidere chi sarà il nuovo sindaco di Venezia e di tanti altri comuni, ma di certo la nostra umile osservazione crediamo non debba essere sottovaluta. L’Italia ha bisogno di tante cose e tra queste senza dubbio una nuova legge elettorale chiara e precisa, ma anche una nuova classe politica che passi da gente che ha o ha avuto un serio passato amministrativo alle spalle nelle difficilissime e impegnative “trincee avanzate” che sono i nostri 8500 comuni. Gente che ha il polso della situazione e la concretezza delle necessità e la risoluzione dei problemi che partono dal basso. E’ un nuovo messaggio che mandiamo lassù ai piani alti della politica e chissà che forse qualcuno ci ascolti….qualcuno che ha fatto per due volte il presidente della Provincia e il sindaco di Firenze….caso mai se ne fosse scordato!

Lascia un commento