
Il Senato ha approvato una norma che stravolge l’accesso alle elezioni politiche nazionali e lo fa con la brutalità di chi non vuole più concorrenti. La maggioranza ha deciso di riscrivere le regole del gioco, aumentando in modo spropositato le firme necessarie per presentare nuove liste alla Camera e al Senato da parte di nuovi soggetti politici: non più le circa 90.000 firme previste dal vecchio impianto del DPR 361/1957 e del D.lgs. 533/1993, ma una massa che supera le 300.000 firme, con stime che arrivano a 370.000.
È un salto che non nasce da esigenze tecniche: è una manovra di blindatura, un dispositivo pensato per impedire che il nuovo possa entrare e che il vecchio possa essere sostituito.La modifica è chirurgica e spietata: da 1.500 firme per collegio si passa a 6.000 – 7.000, quadruplicando il carico burocratico e rendendo di fatto impossibile la partecipazione a chi non dispone di una struttura nazionale già radicata. Le ricostruzioni delle principali testate confermano che la soglia complessiva supera le 300.000 firme, e che la raccolta deve avvenire in tempi strettissimi.
Non è una procedura: è un ostacolo deliberato, costruito per chiudere la porta dall’interno e impedire che nuove forze politiche possano competere.Il confronto con il passato è devastante. Nel 2013 una forza politica appena nata, Fratelli d’Italia, poté presentarsi alle elezioni con circa 40.000 firme, grazie a una deroga concessa dal governo Monti alle formazioni derivanti da gruppi parlamentari già esistenti. Oggi, invece, chi non ha rappresentanza deve raccogliere dieci volte quel numero. È la prova che chi ieri chiedeva facilitazioni oggi pretende che gli altri scalino una montagna. Il potere, una volta ottenuto, viene protetto con ogni mezzo, anche deformando le regole che dovrebbero garantire la partecipazione.
Le opposizioni parlano di norma “anticostituzionale”, “discriminatoria”, “da regime sudamericano”. I costituzionalisti ricordano che l’articolo 48 garantisce l’uguaglianza nell’accesso alle elezioni e che una soglia così sproporzionata rischia di violare il principio di rappresentanza. La maggioranza si nasconde dietro la retorica delle “liste civetta”, ma la verità è evidente: questa legge non combatte gli abusi, combatte la concorrenza. È una serratura politica, un recinto costruito per impedire che aria nuova entri nel sistema e che il vecchio venga spazzato via.
Una democrazia che richiede quasi 400.000 firme per permettere a un nuovo soggetto politico di presentarsi non è una democrazia aperta: è una democrazia blindata. E quando la politica si blinda, non difende la stabilità: difende se stessa. Chi governa ha deciso che il futuro deve essere una replica del presente, che il Parlamento deve restare un club chiuso, che il cambiamento è una minaccia da neutralizzare.
Questa norma non riguarda un singolo movimento: riguarda il principio stesso di partecipazione. Riguarda il diritto dei cittadini di vedere alternative, di scegliere, di cambiare. Riguarda la possibilità che il nuovo possa sostituire il vecchio. E chi costruisce barriere così alte non teme il caos: teme la competizione. Perché sa che, senza ostacoli, il vecchio verrebbe spazzato via.
Angioletta Massimino

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