“Vi si parla di un nobile signore, appartenente ad uno dei primi seggi della città, e che s’innamorò perdutamente di una fanciulla di casa nemica; era il cavaliere di carattere violento, di temperamento focoso, pronto al risentimento ed all’ira. Pure, per ottenere la donna che amava, sarebbe diventato umile come un poverello cui manca il pane …”. E’ l’incipit di una leggenda narrata dalla celebre scrittrice e giornalista napoletana Matilde Serao (1856-1927), nella quale si racconta della tragica passione, osteggiata dalle due famiglie rivali, di due amanti: il cavalier Vesuvio e la giovane Capri.
Napule è storia degli ancestrali “fuochi”, tutti ricompresi all’interno dell’unico cerchio, di fuoco della passione (pathos), della vita. Significativamente, Roberto Saviano ha detto di recente che “Napoli è una città infernale da governare”, ma ha anche aggiunto “con strutture marce”.
Il 5 giugno, anche la città di Napoli va al voto per eleggere: innanzitutto, colui o colei che da sindaco ne rappresenterà le sorti per il prossimo quinquennio (2016-2021), e inoltre i rappresentanti consiglieri sia della città che delle aree di municipalità in cui la stessa è suddivisa. L’elezione a sindaco riguarderà essenzialmente quattro candidati: Luigi de Magistris, sindaco uscente, Gianni Lettieri, Matteo Brambilla e Valeria Valente. L’ordine appena riportato segue le rilevazioni degli ultimi sondaggi (11 maggio), che assegnano all’incirca a De Magistris (presente con 10 liste civiche) il dato del 32%, a Lettieri (presente con 8 liste, tra le quali FI) il 27%, a Brambilla (M5S) il 19,5% e, infine, a Valente (presente con 10 liste, tra le quali il Pd) il 16,5%. In totale, 35 liste, a supporto di 9 candidati sindaco e 1290 aspiranti consiglieri.
A Napoli, la procedura di riconoscimento formale delle liste, molto più di quanto in genere contestato negli altri comuni d’Italia che si apprestano al voto, ha registrato il dato allarmante, ancora sul piano della legalità, dell’esclusione di 3 candidati sindaco e 13 liste. In particolare, ha suscitato nuovo imbarazzo nel Pd la cancellazione della lista di partito nella VI e X municipalità. La prima (San Giovanni-Barra-Ponticelli), in particolare già interessata dalla vicenda della denuncia, nell’ambito delle più recenti primarie, della consegna dell’euro a cittadini per il voto alla Valente, attuale candidata a sindaco del Pd, che comunque si avvarrà del sostegno della candidatura a consigliere di Antonio Borriello, coinvolto nella vicenda.
In genere, e in particolare per l’elezione a sindaco, com’è prevedibile che possa finire?
Per De Magistris, peserà senz’altro il giudizio legato all’esperienza amministrativa di questi ultimi 5 anni. Gli esiti del bilancio comunale 2015 hanno confermato l’opera di risanamento dei conti avviata nel 2013, allorquando fu dichiarato lo stato di “predissesto” dell’Ente. Proseguendo sulle linee tracciate, si ritiene che lo stesso stato potrebbe essere dichiarato “chiuso” con 7 anni di anticipo sulle previsioni iniziali. Altra vicenda, di sicuro ritenuta “burocratica” dalla cittadinanza, ma viceversa propagandata lungamente dai media locali e nazionali come un grande obiettivo, è stata quella relativa al nuovo patto (di bonifica e sviluppo) per (l’area di) Bagnoli, di cui si parla da oltre 30 anni, e che stavolta si prevede sia finanziato, attraverso la sottoscrizione di un altro annunciato Patto per la Campania, firmato dal premier nazionale e dal governatore della regione, per un importo di 270 milioni. Il patto per Bagnoli è stato giudicato un “bluff” da De Magistris, che ha accusato Matteo Renzi di “aver scelto in campagna elettorale di schierare il governo contro il sindaco di Napoli legittimamente eletto”. Da qui in poi, una serie di dichiarazioni e controdichiarazioni, di provenienza delle varie parti, ma in concreto nessun elemento di merito utile al giudizio degli elettori.
A generale commento, è stato tirato fuori l’argomento della fine della lotta di classe che coinciderebbe con l’ascesa sociale dei lazzari, di cui De Magistris interpreterebbe, meglio di tutti i candidati a sindaco, il ruolo. E tuttavia, messa da parte la retorica ormai stantia della lotta di classe, resta comunque il fatto, che ritengo viceversa significativo, delle attitudini e capacità del sindaco d’incarnare più da presso lo spirito partenopeo (volksgeist). Esattamente, direi, l’opposto di quanto significativamente rappresenta oggi l’idea, su scala nazionale, del Pd; ovvero un partito ristretto nei confini burocratici della gestione del potere. Sia nazionale, che locale. E quindi, a Napoli, ancora più invischiato nelle maglie strette di un’illegalità, ormai generalmente diffusa.
E per finire, devoto ai napoletani, l’auspicio del risveglio in ognuno di noi della più antica passione per la vita; sempre più ridotta, a quanto pare nell’epoca che viviamo, a mero articolo di consumo.

L’ALTO NUMERO DI PREDENTI AL TRONO DI CONSIGLIERE COMUNALE, BEN 1290, FA CAPIRE CHE LA MOLLA CHE SPINGE OGGI AD ABBRACCIARE LA POLITICA, NON è PIù QUELLA DEI PADRI COSTITUENTI MA QUELLA DEL POTER ENTRARE A FAR PARTE DELLA CASTA, USUFRUIRE DEI PRIVILEGI, LOTTARE PER IL PROPRIO INTERESSE , A VOLTE ANCHE PER QUELLO DEL PARTITO, E DISINTERESSARSI COMPLETAMENTE DELLA CITTà E DEI CITTADINI,