Qualcuno interpreta la Sindrome di Catania come una ipnosi elettorale ovverossia lo strano fenomeno di politici come il sindaco del capoluogo siciliano sopravvissuto anche alla disastrosa gestione del minInterni di qualche anno fa. La versione originale della Sindrome riguarda la naturale ritrosia dell’elettore di destra nel rivelare la sua intenzione di voto. L’egemonia culturale sinistra induce l’elettore post\fascista, ma anche centrista, qualunquista, cattolico e sociale a nascondersi non tanto per vergogna quanto per timore, come dice Povia, di non lavorare o non fare carriera. Si rende così sempre necessario applicare una tara migliorativa a telefonate e mail fatte verso lo schieramento destro che il mainstream mediatico vede sempre in caduta libera. Quest’anno però dalla Sindrome si è passati alla Sirena. Sia a Milano che a Roma praticamente tutti i candidati sono di destra. Storace è una garanzia, il fascista che rimase tale e perciò venne cacciato dai postfascisti, capitanati (sic) da un nome come la Mussolini. Ora entrambi sostengono il vago Marchini, che malgrado origini familiari di palazzinaro de sinistra, ha finalmente gettato la maschera con chiari appelli anti zingari e antirom. Ora viene fuori che addirittura i gappisti avevano considerazione per il Duce architetto. Fascistissimo, Di Stefano, candidato Casa Pound, è quello che aprì la porta della prima sezione missina per la minorenne Meloni, che batti e ribatti, da leader matura è riuscita a ricostruire un Msi familiarmente romano che per ragioni anagrafiche, le era sfuggito tra i pigmalioni Gianfranco e Silvio. Tra l’altro la Forza Italia romana, passata al setaccio della vita e morte del Pdl, si è ritrovata con gli uomini e le fattezze della destra sociale anni ’90. L’ex segretario Sammarco è finito al centro. Negli studi legali di famiglia si è formata l’avventizia avvocato Raggi, candidata grillina dalla silhouette e dalle maniere iperparioline. Dopo giri tecno-demo-cratici Adinolfi, deputato de sinistra si è inventato una lista della famiglia, donna sottomessa e pater onnipotente. Il Pd, sulla china tecnocratica e gaiamente liberale degli Scalfarotti e dei Marino, con il mezzoradicale e rutelliano Giachetti, è pronto alle liberalizzazioni ed ai licenziamenti, ed altri giochetti buoni. Per far capire l’antifona, il commissario si è svegliato dal letargo e su imbeccata delle tv berlusconiane ha licenziato 3 dipendenti capitolini, cosa più che inaudita, mai vista. Meno male che ne aveva assunto 1000 di nuovi aggiunti ai 60mila già presenti. C’era un candidato di sinistra se tale può essere un ex ministro del governo bipartisan Letta. Fassina è rimasto escluso per trucchi formali interni sulle liste, infortunio già capitato nelle elezioni regionali al Pdl. Caso quasi unico in un paese che ha sistematicamente chiuso tutti i occhi in nome della democrazia sulla presentazione delle liste elettorali che fossero di campanile, di mercatino o di un paio di famiglie. In quest’orgia di candidature e liste destre, nella trasformazione miracolosa di formazioni un tempo di sinistra nel loro contrario, l’elettore conservatore non riesce ad appassionarsi. Scruta le liste e non si sorprende trovando il leghista tra i fascisti, il socialista tra i comunisti, il democristiano tra i laici, il laico tra i bigotti; l’onorato tra i farabutti ed il farabutto tra gli onorati. Li ascolta ripetere lo stesso mantra, legge e ordine, tutti corrotti tranne me, senza che ce ne sia uno che ammetta l’amara realtà del pozzo senza fondo dell’Urbe in caduta libera, che ha ogni anno un passivo di 2 miliardi e nessuna nuova entrata all’orizzonte. E’ sicuro solo che il candidato di Renzi non vincerà e che perciò il governo di Renzi allora non gli darà una lira. Forse per questo l’elettore romano ambidestro è in piena sindrome catanese alla rovescia ed a giugno forse nemmeno si farà vedere.
Elezioni Roma: Gioco dei 4 cantoni
Nelle liste, destri tra i sinistri, democristiani tra laici, socialisti tra comunisti. L’amara realtà è che l’Urbe è in caduta libera. 2 miliardi di passivo e nessuna entrata all’orizzonte.

Lascia un commento