Il regista Pablo Trapero racconta la sua Argentina in quel periodo estremamente delicato che segnò il passaggio dalla fine della dittatura militare ad una democrazia ancora troppo fragile.
L’America latina era presente sia come quantità, sia come qualità all’ultimo festival di Venezia , prova ne siano il Leone d’oro”Desde Alla”dieretto da Vigas (venezuela), sia il Leone d’argento “El Club diretto da Trapero (Argentina),
El Clan, appunto. Una famiglia all’apparenza da mulino bianco: un padre amorevole che si occupa dei bisogni della famiglia, agisce per il loro benessere ,si preoccupa degli studi dei figli, passa le sere con loro davanti alla televisione, dà loro il bacio della buonanotte … peccato, che sia una famiglia criminale; i figli “devotamente succubi” della volontà del patriarca.
E partendo dalla storia vera della famiglia Puccio tristemente famosa per le sue imprese, si è costituita in un clan dedito al crimine, il regista Pablo Trapero racconta la sua Argentina in quel periodo estremamente delicato che segnò il passaggio dalla fine della dittatura militare ad una democrazia ancora troppo fragile.
“Ma quanto potrà durare la democrazia in questo paese?” – domanda Arquimedes Puccio ad uno dei suoi amici dei servizi di sicurezza – “Al massimo un paio d’anni, poi si torna indietro.” È la risposta e, grazie a questa visione delle cose Arquimedes fa quello che vuole: per assicurarsi un arricchimento sempre più veloce (mentre i soldi si accumulano in cassaforte)mette in atto una serie di rapimenti , ovviamente di appartenenti a famiglie altolocate, che, per vari motivi finiscono, una volta pagato il riscatto, con la morte dei sequestrati.
Tutti in famiglia partecipano ai rapimenti , non solo gli esecutori materiali ma anche la moglie che si preoccupa di riempire i piatti non solo dei figli ma anche quello destinato all’ospite, di volta in volta rinchiuso in cantina “…non vorrete mica che vi muoia di fame”
Moglie, figli e figlie hanno una vita normale: chi insegna, chi frequenta ancora la scuola, chi, come il figlio maggiore ha un futuro nello sport, è il campione della squadra nazionale di rugby, ma è proprio lui che grazie alla sua fama e alle sue frequentazioni indica e conosce e i possessori di patrimoni.
Non sono pochi i film in cui il capofamiglia riesce ad irretire nelle sue trame , nei suoi intrighi, l’intera famiglia e anche in questo film i figli si lasciano trasportare in una sorta di oscura dipendenza dall’avidità, dal desiderio di potere . Attraverso Arquimedes ex torturatore e picchiatore del regime militare che ha portato alla perdizione la sua famiglia , Tampero ha voluto indicare il potere politico corrotto, a sua volta corruttore dei propri cittadini.
La famiglia Puccio” ha affermato il regista durante la conferenza stampa a Venezia “ è una famiglia criminale ed è sintomo del decadimento morale del periodo della dittatura.
Un montaggio in cui non esiste un solo piano temporale, si passa dal presente al passato grazie anche all’inserimento di inserti di programmi televisivi e canzoni d’epoca e la colonna sonora accattivante contribuiscono al successo del film.

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