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El Clan

di Maria Rita Monaco | 13 Dicembre 2015

Il regista Pablo Trapero racconta la sua Argentina in quel periodo estremamente delicato che segnò il passaggio dalla fine della dittatura militare ad una democrazia ancora troppo fragile.

L’America  latina era presente sia come quantità, sia come qualità all’ultimo festival di Venezia , prova ne siano il Leone d’oro”Desde Alla”dieretto da Vigas (venezuela), sia  il Leone d’argento  “El Club diretto da Trapero (Argentina),

El Clan, appunto. Una famiglia all’apparenza da mulino bianco: un padre amorevole che si occupa dei bisogni della famiglia, agisce per il loro benessere ,si preoccupa degli studi dei figli, passa le sere con loro davanti alla televisione, dà loro il bacio della buonanotte … peccato, che sia una famiglia criminale; i figli “devotamente succubi” della volontà del patriarca.

E partendo dalla storia vera della famiglia Puccio tristemente famosa per le sue imprese, si è costituita in un clan dedito al crimine, il regista Pablo Trapero racconta la sua Argentina in quel periodo estremamente delicato che segnò il passaggio dalla fine della dittatura militare ad una democrazia ancora troppo fragile.

“Ma quanto potrà durare la democrazia in questo paese?” – domanda Arquimedes Puccio ad uno dei suoi amici dei servizi di sicurezza –  “Al massimo un paio d’anni, poi si torna indietro.”  È la risposta e, grazie a questa visione delle cose Arquimedes fa quello che vuole: per assicurarsi un arricchimento sempre più veloce (mentre i soldi si accumulano in cassaforte)mette in atto una serie di rapimenti , ovviamente di appartenenti a famiglie altolocate, che, per vari motivi finiscono, una volta pagato il riscatto, con la morte dei sequestrati.

Tutti in famiglia partecipano ai rapimenti , non solo gli esecutori materiali ma anche la moglie che si preoccupa di riempire i piatti non solo dei figli ma anche quello destinato all’ospite, di volta in volta rinchiuso in cantina “…non vorrete mica che vi muoia di fame”

Moglie, figli e figlie hanno una vita normale: chi insegna, chi frequenta ancora la scuola, chi, come il figlio maggiore ha un futuro nello sport, è il campione della squadra nazionale di rugby, ma è proprio lui che grazie alla sua fama e alle sue frequentazioni indica e conosce e i possessori di patrimoni.

Non sono pochi i film  in cui il capofamiglia riesce ad irretire nelle sue trame , nei suoi intrighi, l’intera famiglia e anche in questo film i figli si lasciano trasportare in una sorta di oscura dipendenza dall’avidità, dal desiderio  di potere .  Attraverso  Arquimedes ex torturatore e picchiatore del regime  militare che ha portato alla perdizione la sua famiglia , Tampero ha voluto indicare il potere politico corrotto, a sua volta corruttore dei propri cittadini.

La famiglia Puccio” ha affermato il regista durante la conferenza stampa a Venezia “ è una famiglia criminale ed  è sintomo del decadimento morale del periodo della dittatura.

Un montaggio in cui non esiste un solo piano temporale, si passa dal presente al passato grazie anche all’inserimento di  inserti di programmi  televisivi  e canzoni d’epoca e la colonna sonora accattivante contribuiscono al successo del film.

Pubblicato in : CinemaTag: colonna sonora, conferenza stampa, democrazia, figlio, futuro, riscatto, scuola, soldi

Info Maria Rita Monaco

Insegnante di lettere nelle scuole medie, alla fine degli anni settanta è tra i fondatori del Laboratorio Immagine Donna con il quale, sino al 2008, promuove festival cinematografici. Dal 1981 al 1987 è assistente in “Teoria e tecnica delle comunicazioni di Massa” del professor Baldelli presso l’Università di Firenze. Ha partecipato a progetti di educazione e comunicazione cinematografica e curato vari cineforum. Collaborato attivamente con la Biblioteca delle Donne di Soverato e con la Commissione Pari Opportunità di Catanzaro. Dal 2008 scrive recensioni di film e libri su Pensalibero.it

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