Fra una replica e l’altra di Rigoletto, l’instancabile Zubin Mehta si concede un doppio appuntamento concertistico alla guida dell’Orchestra del Maggio e a fianco della giovane pianista Yuja Wang, che sarà la grande protagonista nelle due serate fiorentine (giovedì 17 e sabato 19 dicembre, ore 20, all’ODF).
Dopo aver studiato da giovanissima al Conservatorio di Musica di Pechino, Yuja Wang si è perfezionata presso il Mount Royal College di Calgary. A partire dal 2005 ha intrapreso un’intensa carriera concertistica, suonando con le più prestigiose orchestre americane ed europee e riscuotendo ovunque un enorme successo. Oltre che con Zubin Mehta, la pianista cinese ha lavorato a fianco di direttori del calibro di Claudio Abbado, Daniel Barenboim, Valery Gergiev, Yuri Temirkanov, Antonio Pappano e molti altri.
Dotata di una tecnica pianistica di livello impressionante, Yuja Wang non è soltanto un’eccezionale virtuosa della tastiera, come ha già potuto mostrare al pubblico fiorentino in alcuni recital per gli Amici della Musica, ma è anche un’interprete attenta e sensibile, che con il passare degli anni ha conseguito una maturazione stilistica ed espressiva molto interessante.
Nella serata di giovedì 17 l’artista asiatica si cimenta con il Concerto n. 2 in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra di Johannes Brahms, pagina di notevole impegno esecutivo, che nella prima parte sarà preceduto da Pulse, brano del compositore tedesco Moritz Eggert (eseguito per la prima volta nel 2011 a Monaco di Baviera) e dalla celebre “Incompiuta” di Schubert.
Sabato 19, invece, Yuja Wang affronta uno dei più affascinanti concerti di Mozart, il K 271 in mi bemolle maggiore, meglio conosciuto come Jeunhomme, dal nome della pianista francese cui fu dedicato nel 1777.
La seconda parte della serata vedrà invece impegnati Mehta e i musicisti del Maggio nell’estremo capolavoro sinfonico di Anton Bruckner, quella Nona che non fu portata a compimento per la morte dell’autore nel 1896 e che forse avrebbe dovuto concludersi con un “Te Deum” al posto dell’ultimo tempo. Dedicato “Al buon Dio”, questo grandioso affresco strumentale consta così di soli tre movimenti, chiudendosi con un Adagio teso, intenso e luminoso.
Per info e biglietti, si veda www.operadifirenze.it

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