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Educazione digitale: l’esperienza israeliana

In  questi giorni ho partecipato presso l’  universita’ di Tel Aviv  all’ edizione 2025 della Cyberweek, uno dei piu’ importanti appuntamenti scientifici al mondo per la sicurezza dell”universo digitale e per i futuri sviluppi dell’ intelligenza artificiale. Ho seguito con particolare attenzione i lavori dedicati al  tema “Digital Trust”. In un’ epoca dominata dalla disinformazione  la  fiducia nei sistemi di comunicazione e l’ attendibilita’ delle informazioni  digitali sono obiettivi cruciali per il nostro futuro.

di Marco Mayer | 14 Dicembre 2025

In  questi giorni ho partecipato presso l’ universita’ di Tel Aviv  all’ edizione 2025 della Cyberweek, uno dei piu’ importanti appuntamenti scientifici al mondo per la sicurezza dell”universo digitale e per i futuri sviluppi dell’ intelligenza artificiale.

https://share.google/9GlkW1DtgMYTECP27

Ho seguito con particolare attenzione i lavori dedicati al  tema “Digital Trust”. In un’ epoca dominata dalla disinformazione  la  fiducia nei sistemi di comunicazione e l’ attendibilita’ delle informazioni  digitali sono obiettivi cruciali per il nostro futuro.

E’ sempre piu’ importante esplorare a 360 gradi i molteplici lati oscuri e pericolosi che la rivoluzione  digitale si porta dietro. Sotto questo profilo nel corso della  Cyberweek  si e’ sviluppato – anche in relazione  al dramma del  7 ottobre – un  dibattito molto acceso su quali sono i maggiori fattori di rischio e quali sono  le migliori misure tecnologiche,  organizzative e di crescita personale  da adottare. 

Quando ci si occupa di Cybersecuroty spesso si dimentica che uno dei   fenomeni  piu’ inquietanti riguarda l’abuso di internet da parte   dei  ragazzi e degli adolescenti e talora anche degli adulti (in particolare nel gameing online).  Questa sindrome patologica  denominata “digital addiction”  nelle  sue forme croniche e   gravi e’ assimilabile  alle  peggiori tossicodipendenze. In Italia su questo  punto c’ e’  allarme  – giustificato –  di  genitori e insegnanti. 

Una condizione necessaria, ma non sufficiente per ridurre la portata del fenomeno e’ diminuire il tempo in  cui i bambini e i ragazzi sono esposti all’ impatto degli schermi, siano essi di smartphones, di smartwatches, di computers e/o di  tv.  Contingentare il tempo e’ un dovere dei genitori per evitare che l” attrazione magnetica (tipo calamita) renda progressivamente sempre piu” difficile disconettersi. In questa prospettiva pediatri e  neuroscienziati raccomandano frequenti interruzioni  per  evitare chr un uso troppo prolungato possa produrreeffetti indrsiderati  nella sfera  psichica e fisica dei loro figli. 

E’ noto  da molti anni che in Cina milioni e milioni di ragazze e di ragazzi soffrono di dipendenza digitale grave.  Sono stati sperimentati molti tentativi di cura, inclusi “campi agricoli  di riabiltazione” molto duri e dall’ esito incerto. 

https://link.springer.com/article/10.1186/s12889-025-23443-3

E’ inoltre notizia di questi giorni che –  primo governante al mondo –  in  Australia il premier Anthony  Albanese ha recentemente  deciso  di bandire i social media ai minori di 16 anni.

https://www.bbc.com/news/live/cwy54q80gy9t

 Vedremo presto gli effetti pratici di questo esperimento, ma 

 ma e’ evidrnte  come in tutti i campi che non basta vietare, serve ed e’ altrettanto importante  educare. E” inspensabile  che le nuove generazioni  siano adeguatamente attrezzate sopratutto per affrontare la sfida dell’ intelligenza artificiale una domensione in  cui i confini tra realta’ e fantasia sono sempre piu’  difficili da identificare.

L’ universita’ di Tel Aviv e’ uno degli  atenei israeliabi che ha prodotto i piu’ avanzati moduli didattici di educazione digitale tarati sui diversi livelli di istruzione, dalle elementari alle superiori. Cio’ comprende anche le attivita’ mirate all’ aggiornamento professionale dei docenti e alla sensibilizzazione dei genitori.

Per i piu’ piccoli si organizzano  laboratori teatrali che simulano alcuni soggetti e alcune  dinamiche proprie  del mondo digitale, Per  esempio personaggi che rappresentano gli hackers buoni e/o quelli cattivi., nonche’ ladri intenti a svaligiare un data center collocato in una grotta primordiale.   Al di la’ dell’ esperienza israeliana c’ e ormai in questo nuovo campo pedagogico  una vasta letteratura scientifica che meriterebbe in Italia maggiore attenzone, sopratutto dal Minstero della pubblica istruzione. L’ uso del cellulare puo’ essere bandito in classe, ma in mano ai ragazzi resta un’ arma molto  potente che scuola e famiglie  hanno  il dovere dib includere nei processi educativi

Un ultimo aspetto che mi ha colpito della Cyverweek lla Cyberweek sono i numerosi progetti di   ricerca sulla  promozione virale  di false narrative. Basti pensare ai contnui  tentativi di  influenzare  le opinioni pubbliche  (a oriente come a occidente) di  manipolare con informazioni inesatte e  distorte il dibattio pubblico e  il funzionamento fisiologico dei  mercati finanziari.

Tutta questa complessa materia e’  ancora in fase sperimentale, ma la ricerche in corso mi sono sembrate  promettenti. L’ auspicio e’ che nelle  universita’ italiane si sviluppino programmi di cooperazione internazionali ed europea per affrontare queste grandi sfide.

Senza minimamente limitare il  freedom of speech e’ importante aquisire la capacita’  di  intercettare   – sin dalle fasi iniziali –  la diffusione virale di   narrative propagantistiche fondate sull’ inganno. Le ricerche in corso dimostrano ampiamente  che rincorrere le singole fake news con  il fact checking  e’ inutile oltre che costoso. I processi mentali spesso non seguono solo la logica della razionalita’, ma rispondono a dinamiche cognitive ed emotive molto piu’ complesse

Le ondate virali possono produrre danni gravi. Si pensi alle campagne No Vax fomentate dai russi, indispettiti dal fallimento del lori vaccino anti Covid Sputnik

Non ho spazio per illustrare le molteplici opportunita’ che sono emerse all’ interno della Cyberweek di Tel Aviv, ma penso che l’ Italia per le sue tradizioni pedagogiche e umanistiche abbia la possibilita’ di svolgere un ruolo di avanguardia in questo campo  in Europa. 

A proposito di dimensione umanistica un altro aspetto su cui raramente ci di sofferma e’ il seguente. Quando si invia un “cuoricino” o un “abbraccio” per via digitale di per se non si fa niente di male. Pero’ accade spesso di dimenticare che si tratta di un surrogato che non puo” minimamente sostuire il calore affettivo.  Il nostro cervello ha il bisogno di sentire le emozioni non di farsele raccontare da un messaggino o da un  emoticon.  Alla lunga comunicare su un piano esclusivamente digitale  puo’ provocare uno stato anaffettivo;  disconettere le emozioni crea infatti molti danni  al benessere mentalw delle persone.

Le false narrative si diffondono approfittando proprio di queste vulerabilta’ Qando c’ e’ di mezzo la possibilita’ di migliorare la  salute mentale e potenziare lo spirito critico dei giovani serve la cooperazione interaccademica internazionale. In questa prospettivs continuare il boiicottggio delle universita’ israeliane mi sembra una scelta davveo molto miope  oltre che un evidente boomeramg sul piano scientifico.

Marco Mayer 

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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