
La rinuncia di David Miliband a entrare nel governo ombra del fratello Ed ha chiuso i lavori del primo congresso che il Partito Laburista affronta all’opposizione dopo 13 anni di governo. Ci si augura che sia stato l’ultimo tenuto all’ombra della faida sotterranea tra blairiani e browniani. Se si cerca oltre la cortina fumogena sollevata dall’esito della sfida per la leadership, è lecito nutrite giustificate speranze al riguardo. Se è vero che Ed Miliband parla di fine del New Labour, egli non intende, ed è lecito credergli, abiurare quanto di buono è stato compiuto, ma proporre un rilancio dell’opera di modernizzazione intrapresa dal 1997 in poi. La parola d’ordine della nuova leadership è già stata pronunciata: sfidare il pessimismo e riconquistare il centro. In questo non vi è rottura con i successi della decade scorsa e si intravede la strada per riunificare il Partito e indirizzarlo nuovamente verso la strada del riformismo. E’ auspicabile che l’ottimismo invocato in conclusione del leader speech da Ed Miliband sia la molla per rilanciare l’elaborazione culturale all’interno del Labour. La Gran Bretagna e l’Europa attendono fiduciose.
ED MILIBAND: IL LEADER SPEECH
Il discorso di investitura alla Conference laburista di Manchester.
”Una nuova generazione è da oggi alla guida del Labour. Non ci sono dubbi. È una generazione diversa: atteggiamenti diversi, idee diverse, modi diversi di fare politica.”
…
”Noi siamo gli ottimisti in politica. Siamo gli eredi di una straordinaria tradizione, fatta da grandi leader che sono stati gli ottimisti della Storia. L’ottimismo che nel 1945 ha portato alla nascita del nostro Sistema Sanitario Nazionale e del welfare. L’ottimismo di Harold Wilson, degli avanzamenti tecnologici e delle grandi riforme sociali. L’ottimismo di Tony Blair e di Gordon Brown, che hanno rivoltato il vecchio modo di pensare e cambiato il Paese.”
Da www.criticasociale.net

Lascia un commento