Può accadere che una persona venga aggredita e ferita ed i suoi avversari si affrettino a dichiarare “ben gli sta”?
E’ accaduto spesso in Italia e, ultimamente, al presidente del consiglio a Milano nel corso di una manifestazione del suo partito, il PDL.
Lasciamo perdere le parole di circostanza: ciò che hanno detto Rosy Bindi, presidente dell’assemblea del PD, e, oltretutto, vicepresidente della Camera (non una qualsiasi) ed Antonio Di Pietro, fondatore e capo supremo dell’Italia dei Valori, significa proprio questo: Berlusconi ne ha buscate? Colpa sua.
Sono parole in libertà: eticamente deprecabili, politicamente demenziali.
Ma sono il frutto e al tempo stesso la prova di un clima irrespirabile di odio che è l’ultima tappa cui è approdata questa sciagurata e interminabile transizione da qualcuno pomposamente definita “seconda repubblica”.
Le radici di queste parole ci portano indietro ai momenti più tragici del secolo trascorso: quelli del fascismo e del nazismo da un lato; e quelli del comunismo dall’altro. Tra le cose che avevano in comune i regimi fascisti e comunisti c’era l’aggressione ed anche l’eliminazione degli avversari dopo violentissime campagne di odio.
Per fortuna Di Pietro e Rosy Bindi interpretano solo una parte ( speriamo minima) dei militanti dei loro partiti. Ma pur senza arrivare a questi estremi, esiste nel campo di quella che dovrebbe essere la sinistra italiana una forma di antiberlusconismo patologico che ci impedisce tuttora di condividerne le battaglie.
Del resto a sinistra, come a destra, c’è sempre stata una divisione fra chi non esclude o addirittura propugna il ricorso alla violenza per raggiungere gli obbiettivi e chi mai si discosterebbe dal metodo democratico e dal rispetto per gli avversari.
Dunque il problema non è Berlusconi. Ed è così vero, che non si contano più gli episodi di intolleranza e di violenza che riguardano non le persone ma le loro idee: ambasciatori che non vengono fatti parlare nelle università, contestazioni a ministri che vanno oltre il normale dissenso, addirittura compiacimento per aver impedito di tenere una conferenza al Papa ( che, tra l’altro, sarebbe un oratore ambitissimo in qualsiasi parte del mondo anche se non fosse il Papa, data la sua altissima caratura intellettuale).
Quelli che si richiamano alla nostra sinistra, laica, liberale, socialista, non hanno mai impedito la manifestazione del pensiero degli avversari politici. Piuttosto si sono adoprati per garantirla.
Ci piacerebbe che dal deprecabile episodio milanese, la sinistra, invece che ammiccare e in certi casi gioire, imparasse la lezione. Essere contro Berlusconi, senza proposte e progetti che la gente possa sentire come propri, non porta da nessuna parte.
Andare dietro a Di Pietro, Travaglio, Grillo e compagnia bella, non solo non porta da nessuna parte, ma non è dignitoso per chi vuole rappresentare l’alternativa per il Paese.
Ce li vedreste Togliatti e Berlinguer, o, se preferite, De Gasperi e Moro non dietro, ma in semplice compagnia dei citati gentiluomini? E pensate che Casini, che aveva appena dato la disponibilità a schierarsi in un fronte antiberlusconi con PD e Italia dei Valori (con l’obbiettivo non di andare a nuove elezioni, ma di impedirle e fare il capo del governo), resti su questa posizione con l’aria che tira?
Ecco, fino a quando non ci saranno risposte nette a queste domande, difficilmente tutti coloro che si sentono di sinistra si vedranno rappresentati dal PD. E a dimostrarlo sono non solo le cifre dei consensi elettorali, ma anche quelle di chi a votare non ci va più.
Nicola Cariglia

quando governava De Gasperi ero troppo piccolo; ricordo che ce l’avevano anche con lui, ma il tempo gli rende i meriti.
Gli altri tre hanno fatto tutto il male che potevano, e prendersela oggi con girotondini è troppo facile.
Se non ci riconosciamo in questa sinistra, e come potremmo, cerchiamo di farne una che ci vada bene.
Gli appelli non mancano, solo che ognuno sente solo il proprio ed è sordo a quello degli altri.
Per poi tornare ad ogni elezione alle ciocce del PD del momento..
Si capisce che poi qualcuno comincia a stravedere per Giani.
La politica italiana del XXI secolo: Abbassare i toni.
Cinque secoli prima della nascita di Gesù Cristo la città di Roma era già un importante centro militare e commerciale del centro Italia. La sua accresciuta importanza determinò la naturale conquista del territorio circostante, dopo lo sbocco dei traffici navali sul mar Tirreno, spingendosi verso est, sulle coste del mar Adriatico.
Per la sua abilità militare e diplomatica, ma soprattutto per aver definitivamente sconfitto ed assoggettato i popoli sabini, che consentirono ai traffici ed alle armi romane di spingersi fin nelle coste italiche orientali, il patrizio Menenio Agrippa, nel 503 D.C. venne nominato Console, la più alta carica della Repubblica.
La raggiunta agiatezza dei cittadini dell’Urbe aveva da decenni consolidato la classe dei Patrizi, nobili e militari di rango, che, oltre a gestire il potere, si spartivano la maggioranza delle risorse latine.
Ciò aveva incrementato il fenomeno tipico dell’urbanesimo, ovverosia la trasmigrazione di numerose persone dalla campagna alla città. E non tutti avevano trovato fortuna. Chi si era fatto commerciante, chi aveva sfruttato le abilità manuali di artigiano, e chi svolgeva attività che al giorno d’oggi vengono classificate… del terziario.
Naturalmente, anche allora come oggi avviene, numericamente la schiera di coloro che ce l’avevano fatta era di molto inferiore a coloro che erano, per così dire, rimasti al palo.
Ed il malcontento serpeggiava, spandendo in ogni angolo della grande città il suo venefico influsso.
La classe dei Plebei era molto più consistente numericamente dei Patrizi, che non venivano tenuti in alcun conto per la gestione del potere politico, militare e religioso. Alcuni tra i Plebei riuscivano ad avere fortuna e a diventare Patrizi, come, se pur fenomeno più raro, alcuni Patrizi, in seguito a sfortunati eventi, diventavano Plebei.
Strade e piazze non erano sicure; le ronde militari e le scorte ai politici garantivano abbastanza sicurezza, ma le aggressioni non si contavano più, specie per coloro che erano costretti a star fuori di notte.
I Plebei si radunavano nelle taverne, discutevano animatamente su come sopravvivere tra le tante avversità e, aiutati dalle abbondanti libagioni, trovavano buona ogni occasioni per inveire contro i Patrizi. Le piazze di Roma erano sempre più affollate di gente rumorosa, il cui malumore montava ogni giorno di più.
Finchè un giorno il Console Menenio Agrippa, chiamato a se un drappello di guardie armate di tutto punto, si diresse verso la piazza del Mercato, dove più vivace era la protesta.
Fattosi largo, narra lo storico Tito Livio, tra la folla vociante, si issò, dimostrando poca fatica, su una base del colonnato e con larghi gesti delle braccia riuscì ad ottenere silenzio ed attenzione alle sue parole. Ebbe cura di sistemarsi la lunga tunica bianca bordata di rosso, simbolo del potere a lui conferito e, tenendo il braccio sinistro ripiegato sul corpetto di cuoio militare, si erse sui comodi calzari:
“ Romani….. Cittadini romani….. “ esordì con voce stentorea, forte dell’acquisita eloquenza degli interventi al Senato della Repubblica. “statemi a sentire…. Tacete un attimo”. I numerosi Plebei presenti zittirono subito, mentre i pochi Patrizi accorsi scrollavano, increduli, il capo.
“ Il governo di Roma sa, capisce e condivide il disagio dei meno abbienti, obbligati al servizio militare e al pagamento dei tributi, che danneggia quel poco di cui dispongono, contrariamente ai ricchi, le cui risorse non destano loro preoccupazione, se non nelle forme per mantenerlo.”
“ La città di Roma è una realtà potente…. Il nostro esercito… i nostri ingegneri…. I nostri carriaggi partono dal Foro in ogni direzione, portando a Roma territori, risorse e conoscenze da ogni parte del mondo. Abbiamo schiavi e servi che danno la loro stessa vita per Roma; donne che partoriscono figli… romani… e le vie consolari sono sempre più lunghe.”
“Voi, Plebei, vi arrabbiate e agitate le braccia, minacciando. Le vostra grida sono udite in ogni angolo della città, e le vostre gambe provocano un rumore sordo, quando accorrete ad ascoltare gli agitatori che incitano alla rivolta.”
“ Questo vostro corpo, composto da tante parti, si muove scompostamente, dal momento che ciascuna di queste vuole il predominio su tutte le altre. Il vostro stomaco rumoreggia perché non abbastanza sazio, la vostra bocca è chiusa quando non urlate a squarciagola, le vostre mani restano inoperose, quando non le agitate per protestare e le vostre gambe corrono senza sapere dove andare.”
“ Ve lo immaginate Voi se lo sfintère e l’uretra pretendessero maggior importanza per essere così indispensabili agli esseri umani? Riuscite a pensare a cosa potrebbe accadere se ogni organo che compone il corpo umano smettesse di funzionare, volendo protestare in quanto ritenuto inferiore agli altri?.”
“ E’ indubbio…. La morte sopraggiungerebbe al breve, così che tutte le sue parti verrebbero a finire.
Allora…. Dunque!!!!!!!!!!. Ciascuno svolga la sua parte, con ordine e precise regole; così che come il corpo umano ritorna a funzionare in salute, lo Stato di Roma continui a manifestare il suo vigore!”
Il Monte Sacro, sulla cui sommità si trovava il Foro dove Menenio Agrippa aveva, con il suo apologo, convinto i Plebei a desistere dalla rivolta, vide centinaia di commercianti, artigiani, contadini, servitori, libèrti e disoccupati lasciare la piazza e tornarsene da dove erano venuti, convinti che il bene di Roma era superiore alle loro voglie.
In loro, però, non maturò la delusione, convinti come erano che le fortune della città avrebbero giovato a tutti.
Renato Traquandi
Caro Nicola.
Nelle tue parole di commento al fattaccio di Milano, ci riconosciamo tutti i socialisti che hanno lottato per l’affermazione della democrazia, quella sostanziale, vera, non di semplici annunci.
Sai come la penso e ti dico che non credo al pianto di nessun coccodrillo. Chi non prende ufficialmente le distanze da Rosy Bindi e Antonio Di Pietro, le loro dichiarazioni non sono credibili.
La figura più meschina l’ha fatta Casini. Poi viene qualche altro, che mai ha disdegnato l’appoggio morale ai giudici giustizialisti.
In questo particolare momento il PDL sta commettendo un errore tattico. Doveva solo dimostrare di dolersi di quanto accaduto e del rischio che l’Italia corre in questo clima di odio e di vendetta. E’ un grosso errore partecipare alle tante riempi tempi di una TV ostile e scorretta.
Domenico Civitano
“Sarebbe quindi il caso di cambiare veramente “moneta”, di avere altri leaders e quindi altre opposizioni. ”
Mi pare questo il giudizio migliore,caro Nicola. Ma intanto siamo in mezzo al guado (per non dire altro ), ostacolati da sistemi elettorali blindati ,ad evidente garanzia di coloro che li hanno voluti e votati. E lasciamo perdere il discorso primarie : vengono fatte dopo decisioni già prese ,sono quindi assolutamente secondarie !
Speriamo adesso che a nessuno venga in mente di “ammorbidire ” il grande Di Pietro ,magari nell’intento di inculcare in quel testone un po’ di Italiano ( lingua ) ,oppure di considerare che anche la famigerata “battutaccia ” sulla Bindi , dopotutto….
mi pare, in definitiva, che siamo abbastanza d’accordo con gli amici che sono intervenuti: Maria Rita, Marzio, Paolo.
Caro Paolo: lo so anche io ( e lo sanno molti altri) cosa significasse in terra di Toscana essere un “alieno”. Per esempio un socialdemocratico, che sotto elezioni, i segretari di sezione del suo partito pregavano di presentarsi di notte e non di giorno con il notaio per la raccolta delle firme indispensabili alla presentazione delle liste.
Però, nonostante tutto, credo che fosse meno faticoso non adeguarsi e continuare imperterriti per la propria strada.
Ecco, in ragione di questo vorrei che il moto di indignazione fosse unanime. Invece, come ha scritto Maria Rita, vedo a giro troppe ambiguità e troppi distinguo.
Alla violenza si dice no e basta. Oltre tutto, sarà pure un personaggio con problemi psichici l’assalitore.
Ma l’idea di avvicinarsi con un souverir come arma contundente, per eludere il servizio d’ordine, non è mica da scemo!
Lei ha ragione Cariglia, l’aggressione di un primo ministro é cosa grave e le dichirazioni che abbiamo ascoltato anche da esponenti cattolici sono di una idiozia assoluta.
Purtroppo pero’ devo contraddirla, innanzitutto la maggioranza delle persone é attirata da sempre verso la violenza (non siamo ipocriti), se il Tartaglia gli avesse dato una pacca sulle spalle e gridato un “bravo” questo episodio non avrebbe fatto il giro del mondo, e poi sono convinto che la maggioranza delle persone, anche se non lo dichiarano, abbiano avuto questo istinto di dirsi “ben gli sta”, in fondo il sentimento che prevale nei confronti di Berlusconi é un mix di invidia e odio, Berlusconi e chi gli si oppone ferocemente sono le facce di una stessa medaglia.
Sarebbe quindi il caso di cambiare veramente “moneta”, di avere altri leaders e quindi altre opposizioni.
Poi, non dimentichi, che appartenere al “clan” anti-berlusconi é stato in tanta parte d’Italia un “labello blu” che dava diritto come in tanti ambienti culturali, per esempio a Firenze, di lavorare e chi ne ha subito in passato le conseguenze come il sottoscritto sa di cosa parlo.
Berlusconi ha fallito, da allora, su praticamente tutti i punti, le libertà (tranne le proprie), l’economia (puo’ ringraziare solo la crisi internazionale), e l’alleanza con un partito che a mio avviso dovrebbe essere messo fuori legge, la Lega Nord, istigatore e fomentatore al pari dei Grillo o dei Di Pietro.
Le ferite daranno a Berlusconi ancora lunghissima vita politica, e anche al becerume di sinistra che grazie al Cavaliere potrà continuare ad esistere.
E aggiungo che apportunità e diplomazia avrebbero voluto che il bravo Napolitano avesse fatto subito un “salto” a Milano, annullando qualsiasi impegno, dico qualsiasi. In meno di quattro ore se la sarebbe cavata e verso le 23 sarebbe stato di nuovo nel suo studio al Quirinale. Era chiedere troppo?
Diciamola tutta: Togliatti era stato in compagnia di Berja e la sciagurata “resistenza tradita” di Berlinguer giocava con le BR al gatto e alla volpe,al punto che oggi l’ANPI recluta anche i neonati in nome della metaresistenza infinita. E bipolarismo o bipartitismo non contano nulla, né prima o seconda o millesima repubblica. Da quando nel DNA della sinistra entrò il veleno cattolico non ci si può attendere altro, facce d’angelo che mascherano stupidi demonietti vanitosi. Giusto invece dire che l’attentato al premier dimostra come Berlusconi sia una scusa, la sinistra italiana non merita nemmeno una lettura per ipotizzarne le diverse sfumature, è un coacervo di piagnoni esaltati vhe viaggiano con marce diverse verso la stessa meta: la palingenesi degli umili arricchiti.
Non possiamo riconoscerci nella sinistra rappresentata da Bindi e Di Pietro perchè quella non è sinistra, non possiamo riconoscerci nell’attuale sinistra perchè non è certo sinistra. Ci resta l’italietta dell’odio, del gossip e l’amore per la violenza. Ieri su face book si è scatenato il popolo del “deploro il gesto ma…” Finchè non impareremo a dire “Deploro” senza se e senza ma davanti alla violenza,da qualunque parte venga,resteremo quei piccoli uomini di un’italietta incapace di conciliarsi, a settanta anni dalla fine della seconda mondiale.