Onore anche a Beppe Fioroni, leader dell’area Modem del Pd con Walter Veltroni. Anche lui, come il collega Giorgio Merlo ha cominciato a “picconare” un altro tabù che condiziona la vita del suo partito: quello dei due pesi e delle due misure. Distinguendosi dai ligi e grigi apparatnik di partito, che mai e poi mai attaccherebbero chi fa comodo, l’ex ministro ha chiesto non solo al Cavaliere, ma anche a Gianfranco Fini di farsi da parte. E in un’intervista ad ‘Avvenire’ ha spiegato: ”L’Italia travolta da’ la sensazione di un Paese senza bussola e non si sa piu’ chi ha ragione e chi ha torto. E’ la prima volta –ha aggiunto- che sugli errori privati, di gravita’ e di entita’ sicuramente diversa, perche’ non me la sento di accostare quelli di Berlusconi alla vicenda di Fini, si fa una gara a chi resiste di piu’ nello sbaglio. Di fronte alle vicende private e’ necessario per loro e per l’interesse principale del paese fare un passo indietro”.
Non è tutto ma è già un primo passo. Da aggiungere, infatti, che Fini ha un altro motivo per dimettersi, forse il più importante: è uno dei principali protagonisti delle lotte che stanno squassando la vita politica italiana e non solo quella. Si sussurra che perfino il presidente Napolitanto abbia fatto presente il proprio imbarazzo per la contraddizione stridente fra il Fini capo partito ed il Fini presidente della Camera. E questo imbarazzo, ancora più della temporanea indisposizione, sarebbe il motivo dell’assenza di Fini alla riunione dei centristi a Todi.
E VIVA ANCHE FIORONI CHE CHIEDE LE DIMISSIONI DI FINI
Anche lui ha cominciato a “picconare” un altro tabù che condiziona la vita del suo partito: quello dei due pesi e delle due misure. Distinguendosi dai ligi e grigi apparatnik di partito, che mai e poi mai attaccherebbero chi fa comodo.

Puerile ed infantile la giustificazione di Fini.
Da noi si diceva: EL XE UN CONTE CON E BRAGHE ONTE (praticamente: è uno che se l’è fatta addosso!)