Quello che dicevo io ora lo dice persino qualche esponente che i media potrebbero definire dell’ala sinistra del sindacato.

Vi leggo alcune dichiarazioni comparse su Repubblica, che condivido totalmente. “Il sindacato è morto, se non cambia … Se vuole avere un futuro deve cominciare a fare i conti con il fatto che si trova all’interno di una profonda crisi di rappresentanza, che interessa anche la politica come le associazioni delle imprese. Perché se è vero che sempre più i cittadini non vanno a votare, è anche vero che la maggior parte dei lavoratori non è iscritta a alcun sindacato. Ci sono milioni di precari, giovani ma non solo, che non vedono nelle organizzazioni sindacali un soggetto che li possa rappresentare … C’è bisogno di più democrazia nel sindacato. I lavoratori devono poter votare sempre sui contratti e gli accordi che li riguardano. Dobbiamo rappresentare i precari non solo a parole. Non possiamo continuare a scaricare su di loro il peso di molti accordi che facciamo. …Credo che la crisi del sindacato nasca dal fatto che in questi anni non sia stato capace di tutelare le condizioni di chi lavoro, c’è stato un secco arretramento. E se le persone stanno peggio vuol dire che anche noi abbiamo sbagliato.”
Direte: sono parole tue, Matteo? No. Sono parole di Maurizio Landini, segretario della CGIL-FIOM, dunque di quella che i media potrebbero definire l’ala sinistra del sindacato. E ora, come la mettiamo? Non sarà arrivato il momento di discutere seriamente dei sindacati, dei loro bilanci, del loro ruolo in questo mondo del lavoro che cambia così velocemente?

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