Tutti, compreso chi auspica un risultato positivo, l’ hanno giudicata una missione impossibile quella del presidente del Senato, Franco Marini, incaricato dal presidente della Repubblica di un mandato esplorativo, nel tentativo ‘doveroso’ da parte di Napolitano, di evitare la morte prematura di una legislatura non ancora di eta’ da scuola materna e di dilazionare di qualche mese, forse un anno, la morte della Seconda Repubblica.
Ma facendo un esercizio di fantasia, proviamo ad immaginare che invece il ‘Lupo Marsicano’ ce la faccia: si presenti alle Camere ed ottenga, da destra e da manca, i voti necessari a dar vita ad un governo a termine con il solo compito di “verificare le possibilita’ di consenso su un preciso progetto di riforma della legge elettorale e di sostegno ad un Governo che sia funzionale all’approvazione di quel progetto e alla soluzione delle decisioni piu’ urgenti in alcuni campi”.
Tenendo conto che una tale ipotesi sarebbe possibile solo se i piccoli partiti decidessero di fare harakiri, accettando una legge che preveda un premio di maggioranza ai partiti maggiori e non un premio di coalizione, e se Berlusconi accettasse di rinunciare al vento favorevole, consentendo a Veltroni di presentarsi alle urne nel 2009 senza piu’ l’ ombra ingombrante di Prodi, il risultato non sarebbe forse quello sperato da Pd e Fi. I due maggiori partiti sono convinti che una legge elettorale che li premi cancelli, magari non subito ma quantomeno in tempi brevi, il ‘vizietto’ italiano di perdersi dietro una varieta’ inesauribile di sigle politiche. Sono convinti che il premio di maggioranza ai partiti che riscuotono piu’ successo elettorale induca i cittadini a non sprecare il loro voto, convogliandolo su chi ha maggior possibilita’ di vittoria. Puo’ darsi che cio’ avvenga e puo’ anche darsi che, al fin fine, non sarebbe un male per il Paese. Ma se invece fosse l’ ennesimo esperimento di cambiare, per legge, la natura di un elettorato gia’ provato in passato dall’ introduzione di un sistema elettorale pseudo-maggioritario, dal ritorno ad uno pseudo-proporzionale, dall’ abolizione delle preferenze, da pseudo-primarie piu’ o meno pilotate, forse il risultato piu’ probabile sarebbe un’ ulteriore disaffezione e presa di distanza dalla politica e dalle urne. Ma che importa. In fondo meglio prendere le decisioni in rappresentanza di pochi, ma buoni. L’ importante e’ non disturbare il manovratore e chi, di volta in volta, lo manovra anche se, difficilmente, quest’ ultimo ruolo potra’ essere svolto efficacemente dalla massa anonima che ogni mattina si reca al lavoro con sempre meno sogni e ambizioni e sempre meno soldi a fine mese. Siamo proprio sicuri che sia proprio la legge elettorale in cima ai pensieri dei cittadini, cosi’ come pensa – sicuramente in buona fede il Presidente della Repubblica – o che questa non sia invece solo un escamotage, l’ ennesimo, di una classe politica preoccupata solo di resistere?
Grazia Carifi

Marini martedi’ dirà che non c’è niente da fare e il 13 aprile andremo a votare..non alimentiamo false illusioni e pensiamo al che fare…