Pubblichiamo la prefazione di Luigi Pruneti, Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia, al libro di Martin Rua “L’Ombra d’Argento“, edito da Bonanno Editore. A seguire, una recensione tratta dal blog “http://pensieridiunmuratore.ilcannocchiale.it”
IL GOLEM E O’MUNACIELLO
Premessa al thriller di Martin Rua
L’Ombra d’Argento
Napoli è una città dell’incanto pervasa da un soffuso, profondo magismo. Ti guarda con occhi luminosi, sognanti, sembra Nausicaa, prona ai lavacri davanti a Odisseo. La rimiri…e, quando ormai è troppo tardi, ti accorgi che ti ha rubato cuore ed anima e come la figlia del re dei Feaci sia, al tempo stesso Circe e Calipso dalla voce sonante, la paziente Penelope e Medea la vindice, madre terribile e amante spietata.
Non potrebbe andare diversamente, perché in lei, in questa sirena distesa sul Golfo a godersi la carezza della brezza e l’alitare del Sole, pulsa e respira il Mediterraneo con le sue millenarie civiltà, i segreti e la storia che qui non è passato ma Tradizione che si rinnovella nel presente.
Se ti abbandoni fra le sue braccia allora Napoli ti svela, con circospezione, parte dei suoi infiniti arcani: la labirintica città sotterranea con cunicoli antichi anche cinquemila anni, le catacombe cristiane, le condotte dell’acquedotto settecentesco, gli ipogei cimiteriali sui quali furono poi erette chiese, al pari di Santa Maria del Pianto.
Ai dedali ctonii rispondono gli immensi complessi monastici, i palazzi le cui sale sembrano piazze, sorvegliate da ermetici simboli, da oscure metafore, ora plasmate negli stucchi, ora raffigurate negli affreschi; icone di una sapienza antica che a volte diventa planimetria e progetto negli ottagoni della SS. Trinità dei Pellegrini, nella fiaba alchemica della Cappella Sangro.
Quante leggende, quanti miti aleggiano nel ventre di siffatta metropoli che, nonostante i mille problemi di oggi, rimane un cantiere di sogni e una fucina d’intelligenze!
Accade, a volte, fra le mura di Napoli di sentirti osservato, hai la sensazione che qualcuno ti guardi, ti misuri curioso, pare di cogliere nell’ombra figure furtive, avverti presenze e ti chiedi se da vero, da qualche parte, dimori il Munaciello o il Paputo o se l’anima di Raimondo di Sangro e di Kremmerz l’abbiano davvero abbandonata per raggiungere, seguendo la Via Lattea, l’antro di cui scrisse Porfirio.
Praga è la città dai tetti d’oro, la madre di Tycho Brahe e la musa di Arcimboldo, la perla di Boemia che ha per cuore il Totentanz, il fatale carillon della nera Signora.
Quante volte ho scrutato nelle acque torbide della Moldava, per ravvisarvi il volto degli alchimisti affaccendati nei loro laboratori, celati nel vicolo dell’oro! Quante volte ho interrogato il sepolcro del Rabbi Jehuda Löw ben Bezalel, per carpire il segreto di questa dimensione dell’anima, voluta dalla mitica Libussa!
Praga mi ha sempre risposto senza proferir parola perché è l’unica città del mondo la cui voce è nel silenzio, come si addice agli iniziati.
Fra questi due poli della Tradizione, Napoli e Praga, si svolgono le avventure di Martin Rua che hanno termine in uno dei luoghi più emblematici della vecchia Europa la cattedrale di Chartres, ove il gotico palesa l’inesprimibile e il sacro diventa tangibile.
Il protagonista è un colto antiquario, massone e alchimista che, come in un racconto di Franz Kafka, si trova all’improvviso proiettato in un incubo. Intorno a lui ruota un universo complesso, variegato e misterioso: femmine spietate e sapienti maestri, arcani messaggi ed efferati delitti, liberi muratori ed oscuri figuri disposti a tutto pur di impossessarsi di un segreto d’eccezionale valore. Sono questi gli ingredienti de L’Ombra d’Argento, un romanzo ben congegnato, piacevolissimo e coinvolgente.
La storia è articolata, alla maniera di Dan Brown, su numerosi capitoli brevi più un prologo e un epilogo. Il ritmo è serrato, la suspance elevata, sostenuta da numerosi colpi di scena.
I parallelismi col celebre autore americano terminano però qui, non vi è ne L’Ombra d’Argento la pedissequa, noiosa saccenteria di Robert Langdon il quale, anche nei momenti più critici, non dismette la veste professorale, sciorinando alla povera Sophie Neveu il proprio sapere, desunto da un immaginario collettivo originato da Pierre Plantard.
Nel nostro autore vi è un’impostazione profondamente diversa e la mimesi, la creatività fantastica riposa su una solida conoscenza dello specifico esoterico. In altre parole l’inventiva è ora supportata da personaggi storici quali Raimondo di Sangro e Flamel, ora è sostenuta dalla conoscenza delle fasi alchemiche della nigredo, albedo e rubedo o dal sotteso significato simbolico dei ponti che a Praga e a Parigi, rappresentano scenari fondamentali del narrato.
Non mancano, inoltre, descrizioni, brevi ma significate dei luoghi, spesso venati da un sottile psicologismo, tanto che lo stato d’animo del protagonista sembra rispondere alle quinte di paesaggi, monumenti, retaggi temporali. Splendido è a tal proposito l’Epilogo: un’isola dell’Egeo al declinar del Sole, un uomo e una donna, il silenzio interrotto dal bramito del Mediterraneo e una riflessione: “La conoscenza, la suprema conoscenza conduce a questo. Al punto in cui non si ha più bisogno delle parole, delle inutili discussioni, delle teorie filosofiche o politiche. Se avete dentro voi stessi questa consapevolezza, scoprirete che guardare il mare, in silenzio, al tramonto, è la più grande opera alchemica che possiate portare a compimento”.
Come se tutto ciò non bastasse il romanzo è talvolta ammantato da una leggera, appena accennata ironia che lo rende ancor più accattivante. L’Ombra d’Argento è pertanto un thriller di grande effetto, capace di ammaliare il lettore, costringendolo a divorarlo dalla prima all’ultima pagina, ma al tempo stesso è un’opera colta, intessuta di numerosi e pertinenti riferimenti eruditi, proposta con un linguaggio attuale, semplice, chiaro, capace di accordarsi a situazioni ed eventi. È insomma la fatica letteraria di un affabulatore di razza che possiede nel proprio D.N.A. l’arte rara di “disvelar narrando e narrando incantar”.
Luigi Pruneti
Recensione tratta dal blog: http://pensieridiunmuratore.ilcannocchiale.it
letteratura
13 dicembre 2007
L’Ombra d’Argento.
Non capita spesso di trovare un libro, un romanzo, abbastanza coinvolgente da non permetterti di andare a dormire, almeno non prima di aver letto la parola Fine.
Almeno a me era da un po che non capitava…
Poi ieri quando torno a casa dopo una giornata bucolica noto che finalmente è arrivato il pacco che tanto aspettavo. L’editore qualche giorno l’ha impiegato per spedire, le poste se la sono presa con calma anche se proprio ieri giorno di consegna era anche giorno di sciopero per gli autotrasportatori, ed ecco che finalmente dopo un’impaziente attesa alle 18 del pomeriggio potevo cominciare a leggere il primo romanzo di Martin Rua: L’Ombra d’Argento.
Cosa aspettarsi? Difficile dirlo, più facile cominciare!
Le pagine scorrono veloci, realtà e fantasia si mescolano in modo inestricabile, i colpi di scena tengono incollati al libro senza possibilità di scappare, e come non notare il piacevole effetto che si prova nel leggere l’autobiografia di un amico. Beh indubbiamente il romanzo è un prodotto dell’invenzione, così come Martin Rua in realtà non l’ho mai incontrato di persona, ma proprio grazie al cannocchiale durante più di un anno avevo imparato a conoscere la sua storia e i suoi interessi, i suoi amori e i suoi viaggi, e per chi l’ha seguito in questo percorso non è difficile trovare un filo comune all’interno del romanzo.
E la storia…. probabilmente solo un napoletano DOC avrebbe potuto scriverne uno così, batte Dan Brown in quanto a capacità di mantenere alta l’attenzione del lettore, e farlo divertire, senza bisogno di raccontare fantastorie spacciate per Storia, quanto piuttosto adoperando quei mezzi che ad un napoletano DOC, conterraneo del Principe Raimondo di Sangro, non dovrebbero essere sconosciuti. Ha la capacità di mescolare odori e sapori di terre diverse senza per questo cadere nel rischio di creare indigestioni, perchè ogni cosa è al suo posto. E ricevere un messaggio da un’amica greca che non si sentiva ormai da due anni e mezzo, propriò mentre si sta leggendo di Martin Rua e della sua Artì, ti fa sentire in mezzo alla scena, pronto a nasconderti dentro container diplomatico per scappare dalla polizia di mezz’Europa.
Solo una domanda mi toccherà fare all’autore. Ma i primi poliziotti che spuntano sulla scena sono veramenta tali???
In periodo di Natale come non consigliarvi L’Ombra d’Argento quale possibile regalo per un amico che magari ogni tanto dice di interessarsi di Alchimia, e perchè no… sarebbe sicuramente una lettura piacevole anche per chi l’alchimia non è niente di più che una proto-chimica.
PS Mi chiedevo che cosa avrei scritto, o non scritto qual’ora questo romanzo non mi fosse piaciuto, uno scrittore esordiente…. capitano così spesso libri illegibili… per fortuna così non è stato, e sono davvero rimasto incollato all’ultima pagina fino alle 4 e 30 del mattino (durante la serata avevo precedenti impegni, oltre quello con la tavola che mi hanno portato ad una lunga pausa).
http://www.aebeditrice.com/ lo spedisce in contrassegno senza far pagare alcun costo di spedizione. Ma se non potete resistere ad attendere…. un salto in libreria vi dovrebbe permettere attese ben più brevi.
Vi auguro una buona lettura, e se poi qualcosa di ciò che non ho scritto non era fondato sarò io stesso a rimborsarvi ;)

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