Ancora attuale la lezione politica del leader socialdemocratico. Le trasformazioni dettate dai tempi nuovi richiedono una sinistra democratica moderna convinta che una visione più sociale, o meglio più socialista, dell’economia e della vita comunitaria sia essenziale.

Dopo che i buoi sono in gran parte usciti dalla stalla socialista, distrutta a furia di sciabolate da chi era stato sconfitto da Saragat e dalla storia, il Psi di oggi non può sottrarsi ad un forse velleitario tentativo di salvare, nel mare magnum della confusione attuale, quel che rimane dell’orgoglio socialista autonomista. Obiettivo ambizioso e compito difficilissimo, che deve scontrarsi con continui tentativi di manipolare la storia del primo cinquantennio della nostra democrazia, in grandissima parte ricompresso nell’espressione “Prima Repubblica”. Mi viene da pensare a Saragat, a quello che avrebbe detto dell’Italia e del mondo di adesso; quale scopo avrebbe assegnato oggi a quella sua predicazione serena e ragionata dei valori di un socialismo democratico e riformista moderno, lontano dalle mistificazioni dei dogmatismi di ogni tempo e così ancorato, con buon senso, alla realtà della vita comune degli uomini semplici?
Dai tempi dello Pseudo-Isidoro*, i mistificatori in servizio permanente effettivo pretendono di riscrivere la storia a loro piacimento. Anche il lascito del socialismo democratico italiano ne è stato vittima, soprattutto in questi anni in cui si è tentato di zittire ogni voce socialista e di cancellare Saragat, Nenni e tanti altri dalla storia nazionale. Ultima, tra le tante distorsioni interessate, quella che mi è capitato di sentire durante la trasmissione televisiva dell’ineffabile Fabio Fazio, dove Ilvo Diamanti ha avuto modo di farci sapere che il Pentapartito, a cui partecipavano il Psi, il Psdi ed i repubblicani, vale a dire l’intera sinistra non comunista, sarebbe stato il centro-destra degli anni ‘80…
Nonostante spesso e da più parti vengano proposti simili sfondoni, i quali sottendono quel concetto goebbelsiano secondo cui la menzogna ripetuta si fa verità, credo che mai come in questo momento i valori di solidarietà, di giustizia, di tolleranza, di democrazia e di libertà, siano stati così attuali e vivi nell’Italia di oggi, ancorché messi a repentaglio dall’assenza di un forza politica chiaramente collegata al mondo del lavoro.
Manca un grande partito che impersonifichi questi valori, che li traduca in un progetto politico e culturale da far vivere nella “carne” del Paese. Le necessarie trasformazioni dettate dai tempi nuovi richiedono una sinistra democratica moderna la quale abbia, nei suoi tratti costituenti e senza riserve, la convinzione che una visione più sociale, o meglio più socialista, dell’economia e della vita comunitaria sia essenziale. Cesare Damiano, nel chiedere a Bersani se lui ed il suo partito sono liberisti o laburisti, coglie proprio il cuore del problema.
Oggi però la sinistra italiana nel suo complesso, contrariamente a quella europea, è assente dal dibattito generato dalla crisi economica, difficilmente riconoscibile e finanche quantificabile come essa è dal punto di vista dell’insediamento elettorale, stante l’anomalia incarnata dal Pd. Questo sarebbe il rammarico di Saragat, oggi. Lui che nel 1947 aveva avuto il coraggio di infrangere il tabù della divisione della sinistra, ma che al contempo lavorò per non “chiudere la porta del destino democratico ai lavoratori del nostro Paese”, oggi forse rimetterebbe in discussione la sua certezza circa l’affrancamento finale dei lavoratori italiani e l’unità della sinistra nel nome dei valori per cui si era battuto.
Non resta che consolarci oltre frontiera e, come fece Saragat nel suo discorso alla Camera del 10 luglio 1963, gridare a Bersani: “Evviva il partito laburista!”.
*È lo pseudonimo dato al responsabile della più estesa e influente collezione di falsificazioni di leggi ecclesiastiche prodotta intorno all’850 nel nord-est della Francia.

Per onorare la memoria di uomini come Saragat dovremmo smettere una volta per tutte di chiedere agli altri (Bersani, Veltroni e compagni) cosa sono o cosa vogliono essere. Liberisti? Laburisti? Importa poco o niente.
Noi chi siamo? Cosa vogliamo fare?
P.S. : Anni or sono ricordo di aver letto un acuto saggio di Saragat su Benedetto Croce, a chi fosse interessato ne raccomando vivamente la lettura.