Allora. Uno patteggia e si libera dagli arresti domiciliari.
Dunque, dato che gode della presunzione d’innocenza, tutto giusto.

Nulla da dichiarare e da commentare tanto è assurda e imbarazzante la vicenda.
E ci si straccia le vesti per l’arresto del comandante delle Fiamme Gialle. Perchè ha preso mazzette o per l’arresto?
No, perchè è da quando abbiamo l’uso di ragione che sappiamo, o meglio sentiamo dire, che la guardia di finanza prende mazze mazzette mazzettine. E dunque non dovrebbe sorprendere più di tanto se viene pure mazziata.
Dove sta la novità..ah, si, nell’arresto. E guarda caso proprio nei giorni in cui alla Camera passa un certo emendamento…sulla responsabilità civile…ci pare…dei magistrati.
E, il giorno dopo, la scarcerazione domiciliare.
Anche a non voler pensar male come il divo Giulio….
Siamo davvero sconcertati e anche confusi, noi che non abbiamo contezza di codici e codicilli. Tutto quanto ci circonda è troppo criptico e sibillino per noi comuni mortali.
E poi l’autosospensione e poi ancora l’arrampicarsi sugli specchi per dimostrare che l’incarico in commissione, dove si rappresenta il gruppo, è diverso dalla carica nell’aula parlamentare.
Insomma, Matteo deve rendersi conto che al suo interno ha i franchi tiratori, più o meno palesi. E non è la prima volta. Dunque errare umanum….
Almeno 34 , pare. Al momento del voto, con scrutinio segreto, presenti in Aula 214 su 293. Ma i no all’emendamento Pini sono stati solo 180. Se si considera poi che tra i contrari all’emendamento ci sono anche alcuni deputati di Sc e Sel, due gruppi che hanno votato in ordine sparso, i dem che si sono astenuti o hanno votato a favore sono anche di più.
Finora comunque, in questa legislatura, la corrente dei franchi tiratori è stata la corrente più riformista del Pd per dirla con Cerasa che ne elogia le scelte. E il tutto accade a tre giorni dall’assemblea piddina.
Unico fiore all’occhiello l’ottimo Giachetti che ha avuto la dignità di esternare a testa alta il suo dissenso al dictat di partito. E difendere da radicale puro e garantista convinto, quella che è stata da sempre la sua battaglia. Con grande coerenza. Le sue parole, è il ragionamento che si fa in Transatlantico, hanno avuto un peso ma un problema di gestione del gruppo resta. Proprio perchè il partito non è un taxi, come ha ripetuto vieppiù il premier in questi giorni, così come si è fatto e si fa forte della percentuale del 40,8, sottolineando a ogni piè sospinto che contano più i voti che i veti.
Ma purtroppo l’eclatante risultato elettorale non corrisponde alla configurazione numerica delle aule parlamentari.
Governo parlamento partito in sperequazione.
Ed è inutile che Boschi insista a dimostrare con falsa cortesia e consueta supponenza superbia e capziosità, che il governo ha la maggioranza. Ci piacciono molto i sogni e i sognatori. Ma i ministri non se lo possono permettere e devono stare parecchio con i piedini per terra. Se ci riescono, anche col tacco quindici con zeppetta. Che meno di classe non si può.
E, Matteo, ha bisogno di Berlusconi. Non gli piacerà ma ne ha bisogno. E già si pensa a un rinnovato incontro. Chissà perchè.
Sempre pensato sempre detto, non perchè siamo politici sopraffini competenti e oculati, ma per saper far di conto, ma per semplice buonsenso. Il buonsenso che proviene da chi la vita la vive fuori dai palazzi che tendono più a obnubilare che a chiarire le menti.
Si, ci sentiamo anche noi un po’ supponenti e arroganti, ma non siamo nè ministri nè magistrati e non abbiamo alcuna responsabilità civile su nessuno. Dunque liberi di esternare le nostre opinioni senza ferimenti più o meno gravi.

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