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E’ nello spazio oggi la sfida per il dominio

di Umberto Minopoli | 14 Agosto 2018

La risposta dei democratici americani allo “Space Army” di Trump e’ meschina, deludente e inadeguata. Per almeno tre motivi. Primo: la minaccia dallo “spazio”, di cui parla Trump, non e’ per niente da sottovalutare o campata in aria. Oggi e’ quasi eslusivamente satellitare il controllo e la guida dei sistemi militari, di comando e controllo, degli armamenti delle grandi potenze. E’ tutto satellitare il controllo, la conoscenza e la vigilanza delle minacce terroristiche, dei loro movimenti. Ma, soprattutto, e’ ormai tutto satellitare il sistema delle infrastrutture che consentono le comunicazioni e il governo dell’informazione, il controllo delle dinamiche naturali, del clima, del sistema dei trasporti e della mobilita’ (pensiamo al Gps americano, al Galileo europeo e ai loro analoghi russi e cinesi), delle dinamiche delle fonti energetiche, dell’evoluzione dell’agricoltura ecc. E’ nello spazio che oggi si gioca il governo del mondo. Non e’ solo la difesa dai missili balistici nucleari il problema attuale. Una minaccia ancora piu’ concreta e attuale e’ l’oscuramento, a fini offensivi, delle infrastrutture satellitari che governano le comunicazioni, la mobilita’, l’osservazione della terra ( oceani, sottosuolo, energia). Non c’e’ piu’ bisogno di distruggere la potenza nemica con le armi nucleari. E’ molto piu’ realistico e “sostenibile” metterla in ginocchio “oscurando” la sua infrastruttura satellitare. E’ nello spazio (non piu’ sul campo di battaglia) che si gioca oggi la sfida del dominio. Dire come ha fatto Bennie Sanders che la “space force” sono soldi buttati la dice lunga sulla perdita di contatto con la realta’, l’affidabilita’ e la visione della sicurezza nazionale che ha portato i democratici Usa cosi’ lontani dal governo della Nazione. Secondo: la sfida, la competizione spaziale e’ stata, nel dopoguerra, la leva dello sviluppo delle tecnologie. Che ha pervaso lo sviluppo e la crescita delle economie e la loro modernizzazione. Il “sogno” di nuove fontiere nello spazio, l’avventura della Luna e’ stato, per un quarantennio, la molla e il boost dell’economia mondiale. Ed e’ stato, anzitutto, un “sogno” americano e dei democratici Usa. Pensiamo a Kennedy. Oggi la sinistra nel mondo sembra davvero incapace di pensare in grande. Che significa un progetto che guardi fuori della Terra.La crisi economica dei primi anni 2000 e’ coincisa, anche, anche con il ripiegamento, le ristrettezze e il rinsecchimento della sfida competitiva “spaziale” tra le nazioni e le aree economiche. Non c’e’ sviluppo, crescita, salto tecnologico senza una ripresa del “sogno” spaziale Che la sinistra Usa lasci a Trump questa solida convinzione progressista e’ il segno di una disarmante crisi culturale. Terzo: lo spazio sta ridiventando il centro della competizione sul futuro. Anche in termini di prospettive economiche. Anzitutto si va allentando il peso dell’esclusivo impegno di risorse pubbliche e delle agenzie statali nel finanziamento della politica spaziale. Oggi, anzitutto negli Usa, il protagonismo e’ degli investitori privati che vanno a coprire settori decisivi della politica spaziale ( dalla propulsione ai sistemi di navigazione). Grazie ai privati in Usa ( ma anche in Russia e in Cina) comincia a dischiudersi la possibilita’ realistica del promettente business del turismo spaziale. Ormai una realta’ per, si pensa, il 2030. L’economia dello spazio, infine, e’ gia’ ripartita con il delinearsi dei grandi progetti dei prossimi due decenni: lo sfruttamento minerario degli asteroidi ( dove sono contenute risorse gigantesche da sfruttare), il ritorno sulla Luna con la costruzione di basi abitabili a fini di avanporto per lo spazio aperto, nuove stazioni internazionali nell’atmosfera terrestre dopo la fine dell’ISS. Il tutto sullo sfondo del grande salto epocale: Marte! Come si fa a non capire che questa “nuova frontiera” e’ davvero la speranza per un mondo che sembra condannato, per ora, alla mediocrita’ della bassa crescita strutturale come una sorta di destino. Ma questo “grande sogno” accresce il tema della sicurezza della politica spaziale. Quello di Trump non e’ solo la bizza di Stranamore. Bennie Sanders ha davvero capito poco.

Umberto Minopoli  

(pubblicato su Facebook- Gruppo Sono stato iscritto al PCI)

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, battaglia, cina, crisi, crisi economica, fini, futuro, governo, mondo, nazione, soldi, speranza, sviluppo, trasporti, usa

Info Umberto Minopoli

Interazioni del lettore

Commenti

  1. ANGELO GIUBILEO

    14 Agosto 2018 alle 17:05

    Condivido questa impostazione che trae fondamento proprio dalle basi di progresso materiale e scientifico care alla tradizione politica della sinistra. Di più, credo che anche la decisione politica già da tempo dipenda dalla tecnica e che questo processo non debba essere ostacolato bensì guidato, per così dire secondo lo “spirito animale” per l’appunto della tradizione… In vista di un possibile futuro transumanista o posthuman.

    Rispondi

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