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E’ mercato delle vacche su legge elettorale e intercettazioni

Nella destra siamo ormai al baratto politico. Ne parlavano apertamente persino i giornalisti filogovernativi, con la disinvoltura di chi si è abituato a tutto e non riesce più a indignarsi di nulla. Fratelli d’Italia e Forza Italia starebbero trattando contemporaneamente su due questioni completamente diverse, utilizzando l’una per ottenere un cedimento sull’altra. Detto in modo semplice, Fratelli d’Italia direbbe a Forza Italia: noi facciamo un passo indietro sulle intercettazioni, voi non ostacolateci sulla legge elettorale. È questo lo scambio che viene definito, senza troppi giri di parole, un baratto.

di Enrico Rossi | 30 Luglio 2026

Nella destra siamo ormai al baratto politico. Ne parlavano apertamente persino i giornalisti filogovernativi, con la disinvoltura di chi si è abituato a tutto e non riesce più a indignarsi di nulla.

Fratelli d’Italia e Forza Italia starebbero trattando contemporaneamente su due questioni completamente diverse, utilizzando l’una per ottenere un cedimento sull’altra.

Detto in modo semplice, Fratelli d’Italia direbbe a Forza Italia: noi facciamo un passo indietro sulle intercettazioni, voi non ostacolateci sulla legge elettorale.

È questo lo scambio che viene definito, senza troppi giri di parole, un baratto.

La legislazione penale e la legge elettorale diventano così pedine della stessa trattativa: tu mi concedi le preferenze, io rinuncio alla norma sulle intercettazioni. Non si discute più nel merito se una disposizione sia giusta, efficace o rispettosa delle garanzie; la si mette sul tavolo come una fiche per ottenere qualcosa che non ha alcuna relazione con essa.

Questo non è il compromesso politico, utile e spesso persino auspicabile, che nasce dal confronto su uno stesso problema, dove ciascuno rinuncia a una parte delle proprie posizioni per raggiungere una soluzione comune, possibilmente nell’interesse generale.

Qui avviene l’esatto contrario. La politica viene ridotta a mercimonio, il Parlamento trasformato in un mercato delle vacche e le leggi utilizzate dai partiti come beni di loro proprietà, da scambiare secondo le rispettive convenienze.

La dialettica parlamentare smette così di essere confronto tra idee e interessi legittimi e diventa una contrattazione di favori. Non conta più quale norma sia utile al Paese, ma quale vantaggio possa procurare a questo o a quel partito.

A me pare una vergogna assoluta, da stigmatizzare con forza, perché in questo modo non si manca di rispetto soltanto al Parlamento, ma anche ai cittadini, ai quali si continua a raccontare che le leggi siano approvate nell’interesse generale, mentre vengono trattate come moneta di scambio nei rapporti interni alla maggioranza.

Una politica di questo tipo deve suscitare un moto di repulsione morale e una reazione netta da parte delle opposizioni, a cominciare dalla sinistra. Non si può assistere in silenzio alla trasformazione delle istituzioni e delle leggi della Repubblica in merce da contrattare nel mercato interno della destra.

Enrico Rossi

Pubblicato in : Editoriale

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

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