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Grillo di battaglia o solo “canto del cigno”?

Quando un Grillo canta, spiegano i manuali, significa che vuole marcare il suo spazio e difendere il territorio. Il problema è capire qual è il territorio, se il post pubblicato oggi sul blog del fondatore dei Cinquestelle sia un invito a tornare in campo, o ‘canto del cigno’, l’amara conclusione di una rivoluzione annunciata e mai realizzata. Più probabile, vista la campagna elettorale già in corso, sia il segnale agli sconfitti, a tutti quelli messi alla porta dal nuovo leader Giuseppe Conte, a farsi vivi per combattere quelli che “si sono montati la testa senza leggere le istruzioni”.

di Nico Perrone | 30 Luglio 2026

Quando un Grillo canta, spiegano i manuali, significa che vuole marcare il suo spazio e difendere il territorio. Il problema è capire qual è il territorio, se il post pubblicato oggi sul blog del fondatore dei Cinquestelle sia un invito a tornare in campo, o ‘canto del cigno’, l’amara conclusione di una rivoluzione annunciata e mai realizzata. Più probabile, vista la campagna elettorale già in corso, sia il segnale agli sconfitti, a tutti quelli messi alla porta dal nuovo leader Giuseppe Conte, a farsi vivi per combattere quelli che “si sono montati la testa senza leggere le istruzioni”.

DUE LEADER, DUE VISIONI DI PARTITO

Beppe Grillo nel suo ultimo post firma un vero e proprio epitaffio politico per il M5S a guida Giuseppe Conte. Le parole usate rappresentano il punto finale del lungo scontro che ha visto contrapposti i due leader negli ultimi anni: da un lato l’universo visionario, tecno-utopico ed eversivo delle origini; dall’altro la normalizzazione progressista, l’istituzionalizzazione e la strutturazione da “partito tradizionale” impressa da Conte. Da rivoluzionari a casta, accusa Grillo: “Osservare la trasformazione antropologica dei suoi protagonisti serve a poco, è il solito film, il nuovo che diventa vecchio, i rivoluzionari che scoprono i palazzi…”. Per Grillo, insomma, la gestione attuale rivela una banale lotta di sopravvivenza politica e correntizia. E le storiche battaglie – dal limite dei due mandati  alle restituzioni, fino alla democrazia diretta – sono state depotenziate e ridotte a “slogan da pronunciare nei convegni e dimenticare dopo il buffet”. 

IL PROGRAMMA 2.O?

Poi il cambio di passo, forse il segno di voler tornare in pista e riprendersi il ruolo di profeta del futuro. Con una specie di programma: Tassare gli straricchi dei colossi tecnologici e con queste risorse finanziare il Reddito di Cittadinanza perché, afferma il Garante “non si può privatizzare il futuro e distribuire la disperazione”. Poi si passa ai dati sanitari e al Capitalismo della Sorveglianza. Il Garante solleva la questione dell’etica dell’IA applicata alla salute e del controllo monopolistico dei dati da parte delle Big Tech. “Chi stabilirà le priorità, chi controllerà gli strumenti tecnologici, dove finiranno i dati sanitari per la salute. La tecnologia servirà a curare le persone oppure a scegliere quelle considerate convenienti? Abbiamo costruito un mondo in cui un’azienda conosce ogni nostro spostamento, mentre lo Stato spesso non riesce a dirci quando passerà l’autobus”.

Come ci salveremo? Con la democrazia diretta, l’unico modo per sconfiggere la burocrazia politica. Per Grillo, la tecnologia oggi permetterebbe un controllo e una “partecipazione continua dei cittadini” per sciogliere il vincolo della “cambiale in bianco per cinque anni” data ai rappresentanti. Per concludere, mentre Conte cerca di accreditare il M5S come perno progressista e di governo, Grillo rivendica la natura irriverente, tecnocratica e anti-sistema delle origini, con appello a seguirlo: il disagio sociale e le domande sul futuro “sono ancora fuori dai palazzi e aspettano qualcuno che provi a rispondere”.

Nico Perrone

(direttore responsabile Agenzia Dire.it)

Pubblicato in : Editoriale

Info Nico Perrone

Nico Perrone è il direttore dell'”Agenzia Dire”. Perrone, nato 64 anni fa a San Benedetto del Tronto, nel 1988 è tra i fondatori dell’agenzia Dire, di cui è stato il primo praticante giornalista. Da cronista parlamentare segue la politica nei vari ‘Palazzi’ fino al 1994, quando si trasferisce a Bologna per lanciare ‘Dire Emilia-Romagna’ come capo della redazione. Nel 2000 accetta la proposta di far nascere e di dirigere il nuovo quotidiano cittadino ‘Il Domani di Bologna’, allegato al quotidiano nazionale La Stampa. Nel 2006 il direttore della Dire, Giuseppe Pace, lo richiama a Roma per guidare il servizio Politico parlamentare affidandogli la vicedirezione della Agenzia.

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