Nell’Italia governata e, peggio ancora, posseduta dai cialtroni, ci pare giusto citare un grande guitto che oggi appare quanto mai attuale come commentatore dei suoi pallidi imitatori; dopo aver infatti ascoltato l’inverosimile e certo invereconda litania di giustificazioni di tutti coloro che astenendosi o votando contro hanno bocciato il Ddl sull’abolizione delle Province, abbiamo dovuto prendere atto di due amare verità: che la Casta protegge se stessa oltre ogni ragionevole possibilità e che per farlo non esita a ricorrere ad una reiterata ed aggravata presa per i fondelli dei cittadini.
Tranne alcune rarissime eccezioni – il solito “rompiscatole” Matteo Renzi e poco più – non vi e’ stato infatti un solo “eletto”, dal Parlamento fino all’ultima oscura circoscrizione di quartiere, che per difendere l’indifendibile non abbia fatto ricorso alla trita frase che da decenni ci sentiamo ripetere in simili circostanze, ovvero: ah be’, ma fossero questi i veri costi della politica…come se nessun taglio, nessuna riduzione, nessuna forma di intervento su una spesa ormai del tutto esorbitante fosse mai giustificabile e persino auspicabile per porre un freno all’emorragia di denaro pubblico causata dal mantenimento di Lorsignori. Ora, noi che pratichiamo ogni giorno la pragmatica arte del conto della serva, e dunque siamo abituati a fare le somme delle nostre spese detraendole poi dalle nostre entrate per far quadrare un bilancio personale che non può e non deve in alcun modo andare mai in rosso, sappiamo benissimo che, per l’appunto, e’ la somma che fa il totale, dunque se ci sono spese eccessive o al di fuori del nostro budget si interviene tagliandole, e certo si da’ la precedenza all’eliminazione del superfluo per garantirci, finche’ sia possibile, almeno lo stretto necessario.
Oggi ci troviamo a dover ammettere che la politica, questa politica malsana, corrotta, piegata su se stessa, incancrenita e incattivita, rappresenta la vera voce superflua nel bilancio pericolosamente traballante del nostro paese, e ci duole dover ricorrere ad argomentazioni che somigliano molto a quelle della più becera antipolitica ma che pure non possiamo sfuggire. Mentre infuriano le inchieste che fanno emergere quotidianamente
fitti intrecci fra esponenti politici di ogni colore ed affaristi di ogni risma, mentre il Governo mette in cantiere una manovra che ancora una volta rimanda sine die l’intervento sui privilegi della Casta ed intanto affossa vieppiù il ceto medio, mentre il nostro paese subisce un attacco speculativo senza precedenti dagli squali della finanza mondiale che fiutano l’odore del sangue di un’economia morente, i partiti – tutti i partiti – responsabili di questo gravissimo stato di cose si sorreggono l’un l’altro in virtù della loro pari debolezza e protraggono fino all’inedia la loro endemica incapacità di agire diversamente. Invece dell’emergenza nazionale, pare sia stato dichiarato un cupio dissolvi generale, una sorta di disfacimento pilotato con la sovrana incoscienza di chi ignora cosa sara’ domani ma non se ne preoccupa affatto, si va alla deriva e si continua a fare il gioco del cerino, lasciandolo in mano a chi governa solo per poter dire, un giorno, a disastro completato, che la colpa stava da una parte sola.
In questo clima di putrefazione, possiamo – ed e’ una amarissima constatazione – vedere finalmente con estrema chiarezza i danni prodotti da una politica consociativa, inciucista, compromissoria, clientelare, che ha dominato e determinato le sorti della Prima e della Seconda Repubblica senza altro obbiettivo che il potere: il raggiungimento del potere, il consolidamento del potere, il mantenimento e lo sfruttamento del potere. Paghiamo oggi tutto intero il conto dei danni prodotti da una classe politica sopravvissuta a se stessa senza mai un ricambio generazionale e soprattutto culturale, priva fino allo scandalo di qualsivoglia fine meritorio, incapace e ancor più determinata a non mettersi alla prova nella progettazione di una idea di futuro e di Paese da perseguire con coraggio e convinzione, ostinata nel riprodursi incestuosamente generando servi sciocchi utili solo a fare numero ed a peggiorare il danno, feroce nel distruggere le risorse umane emarginandole o addirittura costringendole a fuggire da questo paese geriatrico, insensata nell’alimentare conflitti sempre più aspri creando un clima che somiglia pericolosamente ad una guerra civile, arretrata culturalmente e storicamente fino al punto di ricreare l’Italia pre-risorgimentale delle piccole signorie, cieca e sorda ad ogni sollecitazione di rinnovamento e di ammodernamento strutturale, istituzionale e sociale.
Nessuno, oggi, sembra potere ma soprattutto voler mettere un freno a questa discesa agli Inferi, e lo spettro di una recessione economica ancora più grave, tale da rigettarci davvero nella miseria che abbiamo forse troppo in fretta dimenticato, non pare motivo sufficiente per muovere ancora quel che resta – semmai ci fu – delle coscienze di chi, governando a fasi alterne, ha concorso colpevolmente a trascinarci fin qui. La Storia ci insegna che nessuna satrapia e’ sopravvissuta a se stessa ed alla propria incosciente dissoluzione, ma questo e’ ancora nulla in confronto a quello che ci aspetta; non abbiamo oggi alcun motivo di ottimismo, che sarebbe del tutto fuori luogo, ma neanche di ragionevole speranza, perché un paese che divora i propri figli ed annienta per decenni le nuove generazioni ha rinnegato se stesso troppe volte per poter anche solo immaginare di riuscire a sopravvivere ancora senza meritarlo affatto. Il futuro non e’ dovuto, bisogna guadagnarselo duramente ogni giorno – e noi, come sempre, abbiamo solo un grande avvenire dietro le spalle.
ChiBo

L’analisi che fai fotografa una situazione disperata e, purtroppo, reale. C’è Politica e politica: quella Politica che alla contrapposizione di interessi riconosce, comunque, una guida ideale che è il bene comune; quella politica di adesso è una mera contrapposizione di interessi diversi che, non essendo guidata da alcun ideale, è solo guerra tra fazioni.
Quello che sorprende è che questi sedicenti politici, che non sanno neppure difendere l’interesse nazionale, non abbiano ancora capito che quando affonderemo, andremo tutti a picco, anche loro.
Riconoscendo l’esattezza della tua “fotografia”,un solo commento è possibile : finiamola di parlare di Repubblica prima o seconda ,dato che non è il belletto quello che cambia la realtà . Siamo sempre nella palude ,possiamo solo cercare di tener fuori la testa ,nonostante il moto ondoso . E afferrare il primo appiglio che permetta di cavarne le gambe…