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E la polizia sta a guardare

di Mauro Del Bue | 29 Aprile 2012

Lo spettacolo di Marassi è inquietante. In nessuno stadio inglese, queste sessanta persone avrebbero potuto evitare d’essere immediatamente arrestate. 

Sessanta ultras tengono in scacco un intero stadio, costringono i giocatori a togliersi le maglie in un rito di espiazione collettiva da processo alle streghe, dopo aver tirato fumogeni in campo e poi iniziato colloqui di pacificazione, aggrappati sulle inferriate dell’impianto. Poi si placano e la partita può riprendere con un intervallo di 45 minuti. E’ successo al Ferraris-Marassi di Genova, durante Genoa-Siena, con la squadra locale sotto di quattro gol. Apparivano, costoro, i padroni assoluti della situazione, davano ordini, pretendevano risposte, si atteggiavano a capi di una rivolta popolare che sottopongono alla controparte le loro rivendicazioni. Il rito dell’umiliazione, innanzitutto, quello richiesto e ottenuto dai calciatori genoani, l’ammissione di dichiararsi indegni della maglia che portavano: la pretesa della sottomissione. Che è rito pagano che prima d’ora non avevo mai visto consumato in uno stadio di calcio. Il tutto senza che le forze dell’ordine muovessero un dito. E allora mi è venuta alla mente la partita Italia-Serbia, rinviata nello stesso stadio per intemperanze e violenze della tifoseria ospite. E immancabilmente mi sono venute alla mente tutte le misure di sicurezza che le leggi italiane hanno preteso per gli stadi, introducendo anche una legislazione speciale per il calcio: biglietti nominativi, tornelli, perquisizioni, steward obbligatori, naturalmente sbarramenti e divisorie, fili spinati, perfino gabbie per i tifosi ospiti, divieto assoluto di consumare alcoolici e perfino birre analcoliche e caffè borghetti, almeno a Reggio. A cosa è servito tutto questo? Chi permette a questi Masanielli di entrare allo stadio? Chi li perquisisce? Com’è possibile fare entrare bengala e oggetti violenti o, nella partita con la Serbia, addirittura un vero e proprio arsenale di guerra? Dove sono gli steward che dovrebbero inserirsi nei vari settori dello stadio e vigilare sul comportamento degli spettatori? E soprattutto, che fanno le forze dell’ordine, che sono generalmente così attive per sbarrare le strade, per impedire il contatto tra tifoserie diverse, per sancire divieti di accesso e di uscita, limitando anche la capienza degli stadi? Dov’erano? C’erano e guardavano impotenti. La mia sensazione è che troppo spesso si faccia i forti coi deboli e i deboli coi forti. Che le normative sulla sicurezza si applichino con un vigore perfino eccessivo con le persone perbene, dissuadendole spesso dal frequentare gli stadi (e in effetti i nostri sono i più vuoti d’Europa) e invece si evitino di applicarle con quelle violente. Lo spettacolo di Marassi è inquietante. In nessuno stadio inglese, dove invece si è forti coi forti e non coi deboli, queste sessanta persone avrebbero potuto evitare d’essere immediatamente arrestate (diciamo in dieci minuti) e la partita con la Serbia si sarebbe disputata regolarmente dopo cariche della polizia e dell’esercito. In Italia, dove è in vigore la stalinista regola della responsabilità oggettiva, si preferisce sempre colpevolizzare tutti, e non colpire i criminali. Si preferisce svuotare gli stadi piuttosto che svuotarli dai violenti. Si preferisce chiudere un’intera gradinata (com’è successo a Bergamo) piuttosto che arrestare dieci persone, o squalificare un campo piuttosto che estromettere per sempre dagli stadi gli ultras colpevoli. Si preferisce perquisire una vecchietta piuttosto che un manigoldo. Nei confronti di questi ultimi si alza anzi bandiera bianca. E si sta a guardare, come fosse un film, la loro tronfia ed enfatica prepotenza. Che desolazione…

Pubblicato in : Primo piano

Info Mauro Del Bue

Mauro Del Bue è un politico, giornalista e storico italiano. Già deputato per lo storico PSI e per il Nuovo PSI, attualmente è membro della Segreteria Nazionale del ricostituito PSI, direttore del quotidiano socialista Avanti!

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