
Le sei lauree ad honorem appese sulle pareti, le sue adorate canne da pesca, le pagelle scolastiche, le foto di famiglia, gli appunti manoscritti, gli occhiali, l’orologio fermo alle 18.59 e la 24 ore ancora sporca di fango al cui interno c’erano i dossier riservati dell’Eni, la macchina fotografica tascabile, i biglietti da visita personali e delle autorità internazionali.
Si prova davvero una emozione forte salire lo scalone di palazzo Mattei in Corso Umberto 9 a Matelica dove ha sede il museo Enrico Mattei.
Soprattutto se ti precede con passo e piglio sicuro Rosangela, la nipote prediletta del fondatore e primo presidente dell’Eni, quello di chi di quello storico edificio ne conosce ogni centimetro avendoci abitato per circa 30 anni.
Ma ci pensa il marito, il professor Sandro Curzi, a metterti a tuo agio cullandoti di anedotti e ricordi dell’uomo più importante nel primo dopoguerra sino al boom economico degli anni Sessanta. Rosy e Sandro ti accolgono con un clima davvero familiare aprendoti le porte di casa e delle stanze del museo come se fossi un parente appena arrivato da un lungo viaggio.
E’ quel viaggio nel tempo che percorri per tutta la durata della vista ascoltando i loro racconti di Zio Enrico, di Babbo Italo tra ritagli di giornali dell’epoca, fotografie e audiovisivi che scorrono a ciclo continuo sullo schermo.

“E’ la mia missione di vita – spiega Rosangela – Zio Enrico e Zia Greta mi volevano bene come ad una figlia, quella che loro non hanno mai avuto, e mi avevano portato a studiare a Roma alle scuole medie in un collegio di suore e io tutti i week end ero con loro nella suite dell’Hotel Eden dove Zio aveva spostato la sua residenza per amministrare l’Eni e le sue società Agip, Snam e Anic. Dopo la morte di Zio, io, mio fratello Angelo e mio padre Italo abbiamo dedicato tutta la nostra vita per far emergere la verità sull’attentato di Bascapè e sul ricordo della grande opera resa da Mattei all’Italia che era uscita distrutta dalla Seconda Guerra Mondiale”.

Il museo Enrico Mattei, aperto qualche anno fa da Rosy, è qualcosa di più di una esposizione di oggetti e di ricostruzione agiografica della vita di Mattei, è davvero la famiglia Mattei nel suo privato fuori dall’immagine pubblica celebrata sui libri e a volte dalle discutibili iniziative pseudo politiche o culturali. E proprio perchè libero da condizionamenti (è interamente finanziato da Rosy e visitabile gratuitamente), propone delle letture diverse di Enrico Mattei, fuori dagli schemi classici. Ma è una immagine vera che fa quasi materializzare in quelle stanze dai soffitti altissimi Enrico Mattei, la cui voce rieccheggia mentre si osservano ammirati gli oggetti esposti provenienti da ogni angolo del mondo visitato dal “padrone del Cane a sei zampe” che sprigiona lingue di fuoco.


E se si è fortunati capita di incontrare il figlio di Rosy e Sandro, il dinamico Aroldo Curzi Mattei, presidente della Fondazione Geopolitica Enrico Mattei: “che propone una riattualizzazione dell’opera e degli insegnamenti del fondatore dell’Eni – afferma Aroldo – in unmomento storico di grandi cambiamenti l’opera di Mattei presenta ancora degli aspetti di originalità che possono essere ricontestualizzati in questa fase di transizione ecologica e di decarbonizzazione dei processi industriali e di autotrazione. Si parla di piano Mattei, ma a nostro avviso quella in corso è una semplificazione che coglie qualche aspetto dell’opera di Enrico Mattei che in realtà si muoveva con principi differenti per il bene del nostro Paese e con quello dei partner con cui operava”.




Recentemente proprio uno dei Paesi nord africani che Enrico Mattei aiutò a rendersi liberi dal colonialismo francese ha insignito Rosy e Aroldo di importanti onorificenze sia in ambasciata a Roma sia nella capitale Algeri dove la famiglia è stata ospite d’onore della Presidenza della Repubblica e del Governo.
Tornando al museo la visita non si esaurisce tra le splendide mura del Palazzo. Rosy invita spesso i suoi ospiti nella sua abitazione privata in collina sopra Matelica. Li da quasi tre anni si può ammirare e sentire il rombo della mitica Alfa Romeo Giulietta azzurra restaurata appartenuta ad Enrico Mattei che la tenace e vulcanica nipote è riuscita dopo quasi sessant’anni a farsela restituire dall’Eni che l’aveva tenuta per decenni in garage e poi all’ingresso del palazzo uffici dell’Eur a Roma.
Cesare Mannucci

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