Non ci dilungheremo questa settimana sull’analisi del voto amministrativo dei ballottaggi di domenica scorsa e del primo turno di tre settimane fa che hanno eletto i nuovi sindaci delle grandi città cambiando il quadro generale della geografia politica nazionale. Questo esercizio lo abbiamo lasciato e lo continueremo a lasciare alle prestigiose testate giornalistiche nazionali ai polititologi con P maiuscola e quelli più nostrani da Bar Sport o a quelli più raffinati dei salotti buoni delle metropoli. Ci interessa invece sviluppare l’interessante ragionamento fatto dall’ormai ex sindaco di Torino Piero Fassino, per qualche settimana ancora presidente dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) che intervistato a caldo sulle ragioni della sconfitta e del ribaltamento del voto nel turno di ballottaggio ha spiegato così ai cronisti: “Credo che il risultato di Torino dia spunto ad un ragionamento più ampio che prenda in considerazione che al ballottaggio le forze politiche che sono arrivate terze, quarte, quinte possono decidere che le elezioni le vinca chi al primo turno sia per voti personali al candidato sindaco sia per i voti ricevuti dalla sua lista/coalizione è arrivato secondo e così possa essere eletto scavalcando chi invece era arrivato prima. Nulla di irregolare ma questa legge elettorale qualche perplessità la suscita”. Il riferimento alla necessità di rivalutare la legge 81/93 per l’elezione diretta del sindaco voluta fortemente da Mariotto Segni e che doveva essere propedeutica alla riforma della legge elettorale nazionale per scegliere direttamente il premier merita alcune valutazioni anche se dobbiamo dire che per oltre 20 anni questo sistema elettorale molto apprezzato dai cittadini ha garantito in tutto questo periodo amministrazioni comunali stabili sia nei piccoli comuni sotto i 15 mila abitanti (con turno di voto unico) sia nei comuni al di sopra che in caso di mancato superamento del candidato sindaco del 50% più uno al primo turno deve andare al ballottaggio 15 giorni dopo col suo avversario arrivato secondo. Le strade possibili sul ragionamento dell’ex sindaco ed ex Guardasigilli Fassino sono a nostro avviso diverse. Innanzitutto la contrapposizione politica nazionale a livello ideologico, esasperata nei toni del muro contro muro, rende impraticabile nella maggior parte dei casi gli apparentamenti ufficiali dei partiti di schieramenti diversi nelle singole realtà comunali come prevede invece la legge 81/93. Si registrano infatti trasmigrazioni di voti nelle urne elettorali al ballottaggio che sanno più di vendetta politica che voti direzionati su programmi amministrativi comunali condivisibili, il più delle volte invece contrastanti con chi è arrivato primo o secondo al primo turno. Cosa che invece, come sappiamo, non avviene nei comuni al di sotto dei 15 mila abitanti dove diventa sindaco chi prende un voto più dell’altro indipendentemente dal fatto che non abbia superato il 50% dei consensi. Chi scrive nel 1996 divenne sindaco in un centro di 10 mila abitanti ottenendo alle urne il 27% dei voti dei propri elettori e a ben guardare questi numeri non solo lontani dai voti che hanno preso Virginia Raggi dei Cinque stelle e Roberto Giachetti del Pd al primo turno. Personalmente non sono mai stato un estimatore convinto dell’elezione diretta del sindaco (e della sua insostituibilità visto che il vicesindaco non viene eletto in ticket e quindi non può subentrare per tutta legislatura in caso di decesso, decadenza, sfiducia o rimozione del primo cittadino), mentre a parere di chi scrive era più funzionale la legge 142/90 che prevedeva l’elezione a livello proporzionale del consiglio comunale e l’elezione tra i consiglieri del sindaco e della giunta in forza di un accordo politico sulla scorta di un documento programmatico. La legge prevedeva la mozione di sfiducia costruttiva in caso di crisi o malgoverno del sindaco e della sua giunta con l’elezione entro sessanta giorni di un nuovo sindaco e un nuovo esecutivo (anche a maggioranza diversa) pena la decadenza del consiglio comunale, il commissariamento del municipio e nuove elezioni amministrative anticipate. Stante l’attuale situazione politica le cose funzionerebbero meglio evitando la sceneggiata disarmante della destituzione del sindaco Ignazio Marino a Roma che ci ha fatto vergognare davanti al mondo intero!
E’ giusto che chi arriva terzo o quarto decida al ballottaggio che il secondo diventi sindaco al posto del primo appena sotto il 50%?
Era più funzionale la legge 142/90 che prevedeva l’elezione a livello proporzionale del consiglio comunale e l’elezione tra i consiglieri del sindaco e della giunta in forza di un accordo politico sulla scorta di un documento programmatico. La legge prevedeva inoltre la mozione di sfiducia costruttiva in caso di crisi o malgoverno del sindaco e della sua giunta con l’elezione entro sessanta giorni di un nuovo sindaco e un nuovo esecutivo (anche a maggioranza diversa) pena la decadenza del consiglio comunale

Caro Vice Direttore Mannucci,
non voglio tediarla con commenti relativi alle ultime amministrative o sull’esito della Brexit, ma soffermarmi sulle dichiarazioni di coloro che, in quest’ultimo caso, emettono giudizi quantomeno insindacabili ed incontestabili. Mi riferisco ai vari Monti, Saviano, Severgnini, Mauro ecc. ecc. che dall’alto della loro “cultura”, si permettono, con arroganza, supponenza , presunzione e, mi permetta, maleducazione, di giudicare ignoranti e/o culturalmente poveri, coloro che hanno votato in GB a favore dell’uscita da UE. Non voglio entrare nel merito dell’esito del referendun in se stesso, ma leggere di un Saviano che paragona i succitati cittadini pro Brexit a chi ineggiava Hitler, mi pare non solo un’offesa, ma anche mancanza di intelligenza, ( cosa che Saviano dovrebbe avere). Oppure lo stesso Monti che ritiene superfluo il voto del popolo, poichè secondo lui, le decisioni vanno prese dai vertici politici a discapito di quello che i cittadini pensano. Per quanto mi riguarda sono arcistufo di sentirmi denigrato ad inutile suddito e, per quanto sarà possibile , farò di tutto per “pensionare” questi depositari dell’assoluta verità e del pensiero unico ( il loro). Non so se ci riuscirò, ma se così fosse, avrei vinto una piccola battaglia, viatico per vincere successivamente anche la guerra.
La saluto cordialmente.
Maurizio Oberti
Carissimo Oberti,
Lei sa benissimo che su queste colonne troverà sempre ospitalità esprimendo le proprie opinioni in modo pacato e senza ledere la dignità di nessuno….Le rispondo solo sul professor Monti, dal quale non mi aspetto nulla di più di quello che dice e diversamente da come ha scalato i vertici politici….per chiamata e coptazione e non per via elettiva come si conviene in una società democratica, piuttosto che in un prestigioso ateneo universitario nazionale……privato e non pubblico!
Buona serata
Ce.M.
Varrebbe la pena considerare il voto alternativo (australiano) proposto dal Presidente Einaudi e più recentemente, mi sembra, da Monti. Ma noi siamo italiani! eh già..
Carissimo Giannellini,
In effetti potrebbe essere un sistema molto interessante, anche se in realtà lo vedo più per le elezioni politiche o regionali….resto dell’idea che per l’elezione dei sindaci sarebbe sufficiente ritornare alla vecchia e cara legge 142/90.
Però continuerò a riflettere sulla sua brillante proposta, magari approfondiremo la questione nelle prossime settimane su queste colonne.
A presto.
Ce.M.