
La riflessione che viene spontanea pensando ai nostri governanti riguarda la loro poca avvedutezza. In un momento a dir poco drammatico per il nostro Paese, perdono il tempo a parlare di cose che non hanno senso, come l’idea di attuare il presidenzialismo. In Italia. Da un punto di vista istituzionale, una delle poche cose che funzionano è il presidente della Repubblica; una figura al di sopra delle parti, che si è rivelata decisiva nei momenti difficili (vedi l’uscita di Berlusconi dalla porta di servizio e l’arrivo di Mario Monti e il successivo soccorso portato da Mario Draghi). È incomprensibile che si voglia sostituire una figura istituzionale, con un presidente di parte, espressione del governo. Guardiamo alla vicina Francia e agli Usa, che hanno il presidenzialismo; vogliamo imitare questi modelli?
I nostri padri costituenti, consapevoli della tragedia vissuta durate il Ventennio fascista, volutamente hanno previsto il sistema bicamerale (senato e camera dei deputati) con poteri legislativi e il governo con compiti esecutivi. E il presidente della Repubblica, per un perfetto equilibrio dei poteri. Pensare di rompere questo sistema, che ha consentito all’Italia di risorgere dalle ceneri della guerra fino a divenire la settima potenza mondiale in economia, si spiega solo con la voglia di arraffare tutto, da parte della maggioranza di governo capeggiata da Giorgia Meloni.
Si vorrebbe nominare il presidente della Repubblica con il sistema di elezione dei sindaci; sarebbe demenziale. La elezione del diretta dei sindaci, ha creato un disequilibrio di poteri, fra il primo cittadino, gli assessori (che non contano più nulla) e i consigli comunali (chiamati per lo più a ratificare i provvedimenti deliberati dalla giunta). Tutto questo è frutto della riforma Bassanini, che ha attribuito buona parte delle funzioni degli assessori ai funzionari, che sono diventati i veri padroni del “vapore”.
Con la vecchia legge comunale e provinciale, gli assessori potevano mettere in minoranza il sindaco. Purtroppo, si è buttato via il bambino con l’acqua sporca; l’autonomia finanziaria dei comuni e il perfetto bilanciamento dei poteri. Pensiamo ai comuni degli anni 60/70 (prima della riforma Visentini). Nel 1965 il sindaco di Milano Pietro Bucalossi, inaugurò la linea rossa, la prima metropolitana cittadina, costruita con l’introito delle tasse dei milanesi. Al tempo di Bucalossi, il comune realizzava il pareggio di bilancio.
Roberto Fronzuti

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