
Due medaglie d’oro, due morsi. No, non è un nuovo sport olimpico: è la tradizione. Gli atleti mordono la medaglia per la foto come si faceva un tempo con le monete d’oro per verificarne l’autenticità. L’immagine funziona: è iconica, scintillante, condivisibile. E poi c’è l’altro “morso”. Quello dell’opinione pubblica. Perché mentre la nostra azzurra romana, Francesca Lollobrigida, porta a casa risultati straordinari dopo anni di sacrifici, allenamenti all’alba e chilometri sul ghiaccio, il dibattito si accende su un tema ben più urgente: il figlio di due anni che durante una conferenza a Casa Italia decide di fare ciò che fanno tutti i bambini – correre dalla mamma e saltarle in braccio. Un gesto spontaneo. Un abbraccio. Un’irruzione di affetto non programmata dal cerimoniale olimpico. Apriti cielo. In un attimo orde di esperti di protocollo infantile, pedagogisti da tastiera e giudici del galateo sportivo si materializzano per stabilire se quel salto fosse opportuno, decoroso, istituzionale. Perché si sa: l’oro olimpico è importante, ma l’educazione presunta lo è di più. E così accanto ai sacrifici, alle medaglie e agli inni arriva puntuale il commento indignato. Del resto, nello sport moderno la competizione è tripla: contro il cronometro, contro gli avversari e contro il tribunale dei social. Forse però c’è qualcosa di rassicurante in tutto questo: in un mondo che analizza ogni dettaglio al rallentatore, resta ancora un bambino che non conosce il protocollo e una madre che per un attimo mette l’oro al collo e il figlio tra le braccia. Due morsi. Uno alla medaglia. L’altro lasciamolo alla tastiera che ha liberato il peggiore degli istinti: l’ignoranza.
Angelo Santoro

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