
Un bravo giornalista ha scritto così, senza mettere i nomi, l’elenco delle persone coinvolte nello scandalo Epstein:
“Due presidenti degli Stati Uniti, un fratello del Re d’Inghilterra, Il fondatore di Microsoft, un lord già consigliere di Blair e ambasciatore negli Stati Uniti, un generale e premier israeliano, la consigliera di Obama, il ministro che in Francia inventò la Fête de la Musique e un premier della Norvegia, donne e uomini della finanza ai vertici di JP Morgan, Rotschild, Deutche Bank, un filosofo guru della sinistra radicale e un amico di nazisti e vate del movimento MAGA, immancabile un membro della famiglia reale saudita. Perché costoro, e una folla di comprimari e aspiranti comprimari, sono stati ospiti, sodali, amici di Jeffrey Epstein? Ape regina che già nel 2008 aveva patteggiato 13 mesi di carcere per traffico sessuale di minorenni, è stato di nuovo arrestato per “traffico di minori e cospirazione” nel luglio 2019 e in agosto s’è suicidato (versione federale) o è stato strangolato in carcere?”
Di questa orrenda vicenda che riguarda un pezzo della classe dirigente mondiale colpiscono alcune cose per le quali è ancora giusto indignarsi.
Sono stati compiuti abusi su oltre mille vittime, tra cui moltissime minorenni.
Epstein ha trasformato la sua isola nel set reale di Sade: un luogo dove il potere assoluto consuma i corpi dei giovani come fossero merci.
Colpisce inoltre la “terrificante normalità” con cui i “padroni del mondo” passavano dalla discussione su video di torture a strategie per evadere le tasse o manipolare i tassi d’interesse, intervenire politicamente su vicende mondiali, decidere investimenti miliardari, scambiare informazioni, organizzare incontri tra potenti.
La rivista socialista Jacobin ha messo in evidenza che si tratta di “una storia di potere maschile, e di potere sessuale intrecciato a quello economico, finanziario, politico, culturale. Da questo punto di vista, se si guarda ai fatti e ai files attraverso questa lente non stupisce il nutrito elenco di uomini noti o sedicenti progressisti.”
“Tutto questo è rivelatore di come alcune persone delka élite mondiale considerassero le donne. C’era una forte componente di classe in tutto questo. Molte ragazze provenivano da famiglie disgregate e da contesti poveri. Alcune di loro avevano subito abusi in famiglia. Ed erano viste, fondamentalmente, come oggetti, se non da usare sessualmente, almeno da avere intorno, quasi come mobili. Erano viste come persone usa e getta.”
In un’altra epoca, una frazione di ciò che leggiamo oggi avrebbe fatto cadere governi e azzerato carriere. Nel 2026, invece, assistiamo alla tattica della resistenza passiva: il potere aspetta semplicemente che l’opinione pubblica si stanchi.
Pier Paolo Pasolini, nel suo ultimo film e nei relativi scritti (in particolare sul Corriere della Sera poco prima di morire), aveva previsto tutto questo. In Salò o le 120 giornate di Sodoma, Pasolini non parla del passato fascista, ma del “nuovo fascismo”, che nell’anarchia del potere di Salò aveva trovato una rappresentazione perfetta e universale.
Per Pasolini, il potere moderno non vuole più solo obbedienza, ma vuole possedere i corpi, trasformandoli in merce da consumare e distruggere.
Il potere di Epstein è l’incarnazione esatta della “Sodoma” pasoliniana: un gruppo di potenti rinchiusi nelle loro “ville/isole” che usano le proprie regole per ridurre la vita umana a puro oggetto di piacere sadico e violento.
Come scrisse Pasolini, nulla è più anarchico del potere, perché il potere fa ciò che vuole, e ciò che il potere vuole è arbitrario e assoluto.
La vera vergogna, però, è il silenzio delle istituzioni. Il Dipartimento di Giustizia americano ha ammesso che, nonostante i 38.000 riferimenti a Donald Trump e le prove schiaccianti contro decine di potenti, non ci saranno nuove incriminazioni. Com’è possibile?
È la prova che la democrazia americana è ostaggio di un’oligarchia che non teme la legge perché è la legge. Se tre milioni di pagine cariche di orrori e corruzione non portano a una singola nuova incriminazione, allora dobbiamo ammettere che il patto sociale è rotto e che la democrazia liberale è davvero in crisi profonda.
Ma il fenomeno della sottovalutazione del caso Epstein non riguarda solo gli USA.
Colpisce infine come nel nostro Paese la grande stampa e le tv si tengano lontane dal fare considerazioni approfondite, valutazioni culturali.
La prosopopea con cui si evocano i valori occidentali è pari soltanto all’indifferenza etica e politica con cui si è trattato il più orrendo scandalo che abbia mai investito le classi dirigenti capitalistiche.
Enrico Rossi

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