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Due milioni al voto per scegliere i sindaci

Oggi ben due milioni di italiani sono chiamati a rinnovare le loro amministrazioni comunali. Sono 31 i comuni che superano i 15mila abitanti di cui quattro i capoluoghi: Genova, Ravenna, Taranto e Matera. A Genova e Ravenna il centrosinistra è unito mentre a Taranto e Matera la coalizione è divisa. Il centrodestra a sua volta è unito a Genova e a Matera e diviso a Ravenna e a Taranto. Per quanto il test elettorale sia limitato emergeranno comunque le tendenze degli italiani. I ballottaggi eventuali di questi comuni si terranno tra due settimane, l’8 e il 9 giugno quando si svolgeranno anche i referendum sul lavoro e la cittadinanza.

di Enrico Rossi | 25 Maggio 2025

Oggi ben due milioni di italiani sono chiamati a rinnovare le loro amministrazioni comunali.

Sono 31 i comuni che superano i 15mila abitanti di cui quattro i capoluoghil: Genova, Ravenna, Taranto e Matera.

A Genova e Ravenna il centrosinistra è unito mentre a Taranto e Matera la coalizione è divisa.

Il centrodestra a sua volta è unito a Genova e a Matera e diviso a Ravenna e a Taranto.

Per quanto il test elettorale sia limitato emergeranno comunque le tendenze degli italiani.

I ballottaggi eventuali di questi comuni si terranno tra due settimane, l’8 e il 9 giugno quando si svolgeranno anche i referendum sul lavoro e la cittadinanza.

Il tema che unisce i referendum sul lavoro è la lotta alla precarietà che è causa di bassi salari e di forme di sfruttamento intollerabile.

Per la cittadinanza si tratta invece di riconoscerla a oltre 1 milione e mezzo di stranieri regolarmente residenti nel nostro Paese ma senza diritti.

Colpisce il boicottaggio del voto da parte della destra e il sostanziale disimpegno e silenzio dei mezzi di comunicazione pubblici e privati.

La seconda carica dello Stato, Ignazio Benito La Russa,ha invitato la gente “a stare a casa”.

È un invito a non partecipare, a disimpegnarsi su questioni che riguardano la vita di milioni di individui e temi cruciali come la giustizia sociale e l’eguaglianza tra le persone.

Dietro l’appello di La Russa c’è sottinteso l’antico pensiero di tutte le classi dirigenti non democratiche: di temi complessi è bene che non si occupi il popolo.

Carlo primo, re d’Inghilterra, nel 1649, nel suo ultimo discorso pronunciato dal patibolo, espresse bene questo concetto sostenendo che la vera libertà del popolo consiste nel fatto che deve essere il re e la sua corte ad occuparsi del governo e delle leggi.

Come è noto ci fu poi la rivoluzione inglese che portò alla fine della monarchia assoluta a favore di quella costituzionale, al rafforzamento del ruolo del parlamento e ai diritti civili e politici.

Se vogliamo dare inizio ad una fase nuova di impegno democratico e pacifico per i diritti dei lavoratori, per la giustizia sociale e per l’uguaglianza tra persone, le quali vivono da molti anni nello stesso Paese, si devono contraddire gli appelli di La Russa e dei suoi amici e camerati che consigliano al popolo di non andare al voto e di lasciarli governare indisturbati a loro piacimento.

Enrico Rossi

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, centrosinistra, discorso, enrico rossi, genova, giustizia sociale, governo, lavoro, parlamento, persone, referendum, stranieri

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

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