
Roma – La notizia dello schianto del drone RQ-170, il cosiddetto “Mostro di Kandahar”, avvenuto domenica scorsa nei dintorni di Kashmar, in Iran, a 225 chilometridal confine afghano ha fatto sorgere numerosi interrogativi nelle menti di molti esperti internazionali.
L’incidente, se collegato con l’esplosione di qualche giorno fa presso un sito missilistico iraniano, sembrerebbe essere la prova di un lento e silenzioso accerchiamento da parte degli Stati Uniti ai danni del regime di Teheran. Quest’ultimo ha immediatamente sostenuto che il drone sia stato abbattuto addirittura attraverso un attacco cybernetico. Tuttavia, secondo molti esperti la distruzione del RQ-170 è dovuta ad un guasto tecnico. Infatti, l’aeromobile in questione è di tipo stealth appositamente progettato per missioni segrete e difficilmente intercettabile da parte delle difese aeree iraniane.
Per questo motivo l’ipotesi, sostenuta dal regime, è poco plausibile e probabile. Secondo l’analista del Lexington Institute di Arlington, Loren Thompson, qualora si verificasse la perdita di collegamento tra la base e l’RQ-170, il velivolo, essendo dotato di un apposito sistema di sicurezza, ritornerebbe automaticamente al punto di decollo ed atterrerebbe da solo.
Quindi, secondo quanto sostenuto da Thompson dubbi sorgono anche per quanto riguarda l’ipotesi ufficiale del Pentagono secondo la quale la perdita di segnale ha comportato la violazione dello spazio aereo e lo schianto sul suolo iraniano.Uno scenario plausibile potrebbe essere quello che vede un’operazione di ricognizione segreta della CIA nello spazio aereo iraniano con l’obiettivo di raccogliere maggiori informazioni sul programma nucleare di Teheran.
Dopo alcuni minuti è probabile che il Sentinel abbia avuto qualche malfunzionamento che ha causato la sua caduta. Una simile ipotesi può essere avvalorata proprio dalle caratteristiche tecniche dell’aeromobile in questione. L’RQ-170 è infatti un UAV altamente tecnologico, fino a pochi mesi fa sconosciuto, con dotazione stealth e sensori altamente tecnologici. Un simile “gioiellino”, tenuto così gelosamente nascosto e così differente dagli altri UAV fino ad ora utilizzati – sia per caratteristiche tecniche che per dimensioni – è poco probabile che venga utilizzato come strumento per contrastare i talebani in Afghanistan.
È molto più plausibile che serva per missioni di maggiore importanza, come quella che ha portato all’uccisione di Osama Bin Laden per esempio. Per questi motivi risulta davvero difficile credere che poco prima dello schianto, il Sentinel fosse impiegato in una “blanda” missione di ricognizione nell’Occidente dell’Afghanistan.
Tornando alla cronaca, fonti sostengono che, subito dopo lo schianto, gli esperti americani abbiano puntato l’occhio elettronico di un satellite sul luogo dell’incidente ed abbiano vagliato tutte le opzioni possibili per evitare che tecnologie così gelosamente custodite finissero nelle mani dei pasdaran tanto facilmente. Purtroppo per Washington non è stato possibile fare niente per evitare che i rottami finissero nelle mani del regime di Ahmadinejad.
È certamente un brutto colpo per la CIA e l’US Air Force che corrono il rischio di veder compromessi i segreti del Sentinel. Infatti, gli esperti iraniani potrebbero tentare di fare reverse engineering attraverso i rottami recuperati e mettersi in tasca tecnologie davvero appetibili.
Altra ipotesi plausibile, qualora gli iraniani non riuscissero a sfruttare i rottami, Teheran potrebbe decidere di venderli al miglior offerente, proprio come accadde per i resti di un F-117 abbattuto in Serbia nel 1999 e comprati, pezzo dopo pezzo, dalla Cina. Pezzi che, secondo alcuni esperti, sono stati studiati a fondo ed hanno portato al primo prototipo stealth cinese, il J22. Certo è che eventuali “scoperte” avranno ripercussioni solamente tra qualche anno ma è pur sempre un regalo nei confronti di un proprio competitor nell’area centro asiatica da parte di Washington. Ahmadinejad ha visto arrivare Babbo Natale in anticipo quest’anno.
(agenziafuoritutto)

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