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Draghi a Washington con la sua visione di un’Europa politica

Draghi ha espresso una visione politica molto limpida sul futuro dell’Europa fondato sulla sua autonomia strategica in campo tecnologico, militare, energetico e della politica sociale. Di Marco Mayer

di Marco Mayer | 16 Maggio 2022

Sono pronto a scommettere che nei  prossimi giorni una buona parte della stampa italiana utilizzerà il viaggio di Mario Draghi negli Stati Uniti per accreditare l’ immagine di Draghi il  “falco”  da contrapporre  a tre presunte “colombe” ovvero i leader politici europei: Emmanuel Macron, Olaf Sholtz ed Enrico Letta. 

Per prevenire (o almeno contrastare questa probabile bufala mediatica)  ricordo alcuni incontrovertibili dati di fatto. 

Nel discorso pronunciato da Draghi al Parlamento Europeo non c’é la minima traccia di sudditanza agli Stati Uniti. 

Draghi ha espresso una visione politica molto limpida sul futuro dell’Europa fondato sulla sua autonomia strategica in campo tecnologico, militare, energetico e della politica sociale. 

Per Draghi una Europa politicamente autonoma non é stata sinora possibile perché con il diritto di veto anche il più piccolo paese ha potuto bloccare decisioni di valore strategico. 

Per la Cina, per la Russia o per altre potenze rivali sinora é stato ed e’ sufficiente influenzare uno Stato membro come proprio  cavallo di Troia per bloccare l’azione di 27 nazioni.  

L’esempio di questi giorni é l’Ungheria di Viktor Orban. L’ex pupillo di Soros  alza continuamente l’asticella per bloccare il VI pacchetto di sanzioni, mentre i missili russi continuano a colpire Odessa e ad uccidere civili in tante altre località dell’Ucraina. 

Il progetto di una vera Europa politica (non più prigioniera dell’unanimità)  disegnato da Draghi  é  condivisa da Macron, Sholtz ed altri esponenti politici europei di primo piano. 

A proposito di falchi ricordo che coloro che polemizzano con Draghi sono gli stessi che ieri hanno criticato la Germania per l’ aumento consistente delle spese militari come contributo alla costruzione alla Difesa Europea. 

In Italia l’alto profilo politico del discorso di Draghi al Parlamento Europeo é stato sottovalutato dalla maggioranza dei commentatori politici, per non parlare dei talk show.

Tra i tanti silenzi mi ha colpito la scarsa attenzione di una personalità  acuta come Guido Crosetto.

 Forse non ha ascoltato la versione integrale del discorso di Draghi. Se così fosse gli suggerisco di farlo. Sarebbe interessante sapere se condivide la visione di una nuova Europa disegnata da Draghi.

Tra i leader politici Enrico Letta si é dichiarato d’accordo mentre Giorgia Meloni contraria. 

In questo modo – a mio avviso –  la leader di FdI e dei conservatori europei e’ entrata in contraddizione con se stessa. Come si può invocare una Europa diversa (capace di farsi ascoltare nel mondo)  e contemporaneamente conservare la regola ferrea  dell’ unanimità che azzoppa la politica europea ad ogni piè sospinto?

Forse non a caso (per la loro storia passata) né  Matteo Salvini né a Giuseppe Conte hanno voluto sbilanciarsi commentando la nuova  visione europeista lanciata da Draghi.

Ieri Draghi ha  portato dunque alla Casa Bianca un progetto innovativo che interpreta le ragioni dell’Europa unita, le preoccupazioni dei cittadini europei, i valori dei padri fondatori. 

Sulla stessa scia di Draghi si colloca la proposta di Macron,  una “Comunità Politica Europea dei paesi democratici”. 

L’idea é semplice:  creare subito un nuovo format che allarghi i  summit  dei 27 Stati membri ad altri paesi,  Regno Unito, Albania, Ucraina, Serbia,  Moldavia,  Macedonia, Georgia, Bosnia, Montenegro e Kosovo.  

Mentre procedono i processi di adesione alla UE Macron  ritiene che la crisi mondiale (innescata da pandemia,  guerra di Putin in Ucraina e  lockdown cinesi) richieda  la creazione immediata di  un nuovo forum europeo di carattere democratico e  straordinario.

L’idea di Macron é buona e non  fa certo piacere a Putin. Qualora il progetto di Macron dovesse concretizzarsi sarebbe una reazione storica di una quarantina di paesi europei al regime autocratico incarnato da Vladimir Putin. 

Un  paradosso se si pensa che con il suo Valdai Club ridicolizza da 20 anni il valore delle libertà civili e della democrazia politica, una assurda forma di negazionismo delle conquiste di libertà prodotte da quattro grandi rivoluzioni di portata storica (Regno Unito, Francia,  Stati Uniti e India). 

Ancora più assurdo sarebbe (ma proprio per questo probabilmente accadrà)   leggere l’idea di Macron in chiave anti americana. 

La comunità politica europea suggerita dal Presidente francese é infatti la traduzione concreta per il nostro continente del  coordinamento globale dei paesi democratici ideato dal Presidente Joe Biden a livello globale https://formiche.net/2021/12/summit-per-la-democrazia-marco-mayer/

Sembrano passati secoli, ma sono passati meno di 3 anni dal famoso twitt di Donald Trump a “Giuseppi”. https://www.wired.it/attualita/politica/2019/08/28/governo-giuseppi-tweet-donald-trump-conte/

Nell’agosto del 2019 Trump chiese all’Italia di indagare  (con canali insoliti, né gli abituali scambi dei servizi collegati né la cooperazione giudiziaria) se funzionari statunitensi operanti in Italia avessero complottato contro il Presidente e la Casa Bianca nell’ambito del RussiaGate.

Inutile infierire su questa infelice vicenda, ma ripensandoci colpisce quanto.il clima politico sia cambiato in così poco tempo. Ieri  l’Italia si  e’ presentato  a Washington con grande autorevolezza.

 Appena arrivato nello studio ovale  Casa Bianca Mario Draghi ha espresso a Biden il forte desiderio del popolo italiano e dei cittadini europei che si  compia  ogni sforzo per ottenere il cessate fuoco in Ucraina e per avviare un negoziato di pace dopo l’invasione della Federazione Russa.

L’ altro aspetto su cui Draghi ha voluto insistere nel suo primo impegno alla Casa Bianca  è che Putin non è riuscito ne’ a dividere le due sponde dell’ Atlantico ne’ la UE. l’Europa di oggi si presenta  molto più unità di quella di ieri. Il  President Biden ha definito il processo di integrazione europea come un processo storico straordinario di superamento delle barriere e ha definito  l’Unione Europa come  partner fondamentale degli Stati Uniti, un aspetto per niente scontato anche prima di Trump.

In Italia le difficoltà non mancano, ma la campagna di vaccinazioni, l’attuazione della  prima fase del PNRR, il contributo a definire le sanzioni contro Mosca,  la  quotidiana concertazione  in sede europea tra Roma, Parigi e Berlino per gli aiuti umanitari e militari all’Ucraina dimostrano la vitalità del nostro paese ed il suo contributo fondamentale allo sviluppo  delle relazioni euroatlantiche.

 Draghi, Macron e Sholtz si muovono in sintonia  su1ll’ Ucraina e non solo. Per questo nell’esaminare il viaggio americano di Draghi più che inventarsi una fantomatica divisione tra falchi e colombe tra le capitali europee gli analisti dovrebbero invece chiedersi cosa accadrà davvero  dall’altra parte dell’oceano. 

L’ interrogativo  a cui rispondere é, infatti, un altro: l’amministrazione Biden sarà all’altezza   della domanda politica che in questo momento delicatissimo l’ Italia e l’Europa pongono agli Stati Uniti? 

 Matteo Salvini ha  raccomandato a Draghi di intercedere perché Washington moderi  i toni nei confronti di Mosca, altri leader prospettano un maggiore coordinamento tra USA e UE rispetto ai tentativi negoziali intrapresi dalla Turchia o da Israele. 

Tutto giusto, dobbiamo intensificare il lavoro sottotraccia e pronti ad agire come gruppo di contatto.

Tuttavia la macchina della disinformazione fa di tutto per depistare l’ attenzione dal punto centrale. Le chiavi della diplomazia sono nelle mani di Putin  che per ora non vuol sentir parlare né di cessate il fuoco né di tregua umanitaria, né di negoziati. 

Purtroppo Putin sta continuando l’ aggressione e le  conseguenze negative della crisi ucraina pesano in gran parte sulle spalle dell’Europa,  e dell’Italia e della Germania in particolare.

Spesso l’Atlantic Council, il CSA e altri think thank americani hanno invitato i  loro esponenti più prestigiosi a spiegarci quanto rischiosa fosse la dipendenza (italiana ed europea)  dalla Russia e dalla Cina. 

 Nell’ultimo decennio mi é capitato innumerevoli volte di partecipare a  incontri a porte chiuse o a porte spalancate.

Gli allarmi americani erano giustificati soprattutto in campo energetico,  digitale, della video sorveglianza, delle telecomunicazioni e nel settore mediatico.

Ma non è forse giunto il momento di chiedersi cosa gli Stati Uniti hanno fatto e possono fare  per noi?

Mentre la Cina e la Russia hanno in mille modi corteggiato  il nostro paese (e altri paesi europei)  dal 2003  gli Stati Uniti sembrano aver perso interesse (amministrazioni Bush, Obama e Trump)  per il nostro paese e per l’Europa in generale. 

La speranza é che la missione di Draghi a Washington rappresenti finalmente l’ occasione di  una svolta profonda, una vera inversione di tendenza sul piano culturale, della cooperazione scientifica e din un efficace   supporto all’ emergenza energetica e la resilienza tecnologica. Se non ora quando? 

Marco Mayer

Pubblicato in : EditorialeTag: amministrazione, anni, bush, capitali, casa bianca, cina, cittadini europei, concertazione, crisi, democrazia, dichiarato, discorso, draghi, emergenza, enrico letta, europa, francia, futuro, germania, governo, india, integrazione, italia, kosovo, la germania

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Gianpietro

    11 Maggio 2022 alle 13:59

    Io punto il dito su un fatto…. quanti deputati europei hanno presenziato al discorso di Draghi al Parlamento Europeo ….. banchi desolatamente vuoti… Vox calmantis in deserto … questo è il problema…. noi siamo un paese suddito ahimè

    Rispondi
  2. io maria ricozzi

    11 Maggio 2022 alle 13:42

    una europa confederata è l’unica soluzione. d’accordo con draghi

    Rispondi

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