Solo adesso la telenovela Fazio può dirsi veramente conclusa, la designazione di Mario Draghi alla guida di bankitalia ci auguriamo rappresenti un nuovo e più “tranquillo” capitolo della storia economica del nostro paese. Draghi si insedierà a palazzo Kock probabilmente alla fine di gennaio, la sua nomina è stata accompagnata dalla quasi totalità di consensi sia da parte del mondo politico (unica nota stonata Rifondazione comunista), che delle parti sociali; sindacati e Confindustria si sono dichiarati infatti ampiamente soddisfatti; questo ci fa veramente sperare che un uomo dal così invidiabile curriculum internazionale possa ridare lustro alla Banca d’Italia.
Nella carriera di Draghi difatti troviamo dopo la laurea a Roma – sua città natale – gli studi all’MIT di Boston, l’insegnamento decennale alla facoltà di Economia dell’Università di Firenze e una lunga carriera nella pubblica amministrazione: è stato infatti dal 1992 al 2001 direttore generale del Tesoro, quindi uno dei più stretti collaboratori dell’attuale Capo dello Stato nel processo di privatizzazioni che hanno investito l’Italia in quel decennio (e da qui dunque che viene l’avversione di Rifondazione alla sua nomina) ed è quindi innegabile un suo merito l’ingresso del nostro paese nell’area Euro.
Dal 2002 Draghi è stato a Londra come vicepresidente europeo di Goldman Sachs, adesso per lui arriva il compito più difficile, rimettere in piedi un’istituzione largamente screditata negl’ultimi mesi dal lento declino del suo predecessore. Come se non bastassero i cicloni Fiorani e Unipol che hanno sconvolto l’economia negl’ultimo giorni, Draghi arriva a bankitalia alle soglie di una campagna elettorale che si preannuncia densa di colpi di scena.
Il nuove governatore dovrà dare prova di sapere gestire nel migliore di modi la mastodontica struttura della Banca Centrale italiana, e di garantire la nazione sullo svolgimento coretto delle proprie competenze, che nonostante l’approvazione della nuova legge sul risparmio rimangono comunque centrali negl’ingranaggi del sistema economico del paese.
A Draghi va l’augurio sincero di farci dimenticare in fretta l’esperienza Fazio e l’ingerenza che in tutti questi anni il mondo cattolico ha avuto nella guida di Bankitalia attraverso i legami della curia romana con l’ex governatore di Alvito.
Angelo Marinazzo

Fazio non era obiettivo, speriamo vivamente lo sia Draghi, comunque non si può certo impedire che all’interno dell’ U.E. ci si metta ad ostacolare le banche estere che vogliono affacciarsi al mercato italiano, niente impedisce alle nostre banche di fare altrettanto in Europa, il libero mercato è anche questo. Distinti saluti A. Marinazzo
“A Draghi va l’augurio sincero di farci dimenticare in fretta l’esperienza Fazio e l’ingerenza che in tutti questi anni il mondo cattolico ha avuto nella guida di Bankitalia attraverso i legami della curia romana con l’ex governatore di Alvito”
ma sapete almeno di cosa state parlando?!?
fazio sicuramente non era obiettivo, ma draghi sarà peggio, svenderà l’italia alle banche private estere.
dalla padella, nella brace