“Non possono essere i lavoratori a pagare il conto del dissesto finanziario”. Con questa motivazione la sinistra alternativa, verdi, comunisti italiani e rifondazione, ha criticato il Dpef varato dal governo. Per non votargli espressamente contro il ministro Ferrero di Rifondazione non ha partecipato alla riunione del consiglio dei ministri. Eppure il documento predisposto da Tommaso Padoa Schioppa è abbastanza vago. Fissa degli obiettivi ma non dice con esattezza come farà per raggiungerli. Quello che lascia intravedere però è già abbastanza per mettere in allarme i sindacati. Le belle parole si sprecano, i richiami all’equità e alla lotta agli evasori non si contano, ma le intenzioni parlano un altro linguaggio. Si parla di aumento dell’età pensionabile, di tagli nel pubblico impiego, di ticket per la sanità. I numeri parlano poi di un aggiustamento di 35 miliardi, 20 per mettere a posto i conti, 15 per lo sviluppo. Ma le scelte, quelle vere, sono tutte demandate alle Finanziarie dei prossimi anni ad iniziare da quella di quest’anno. L’esperienza dimostra che i Dpef di tutti i governi sono stati sempre migliori delle finanziarie chiamate a dar loro attuazione. Del resto il fuoco di sbarramento è già partito. Di Ferrero abbiamo detto, ma si è fatto sentire anche il presidente della Camera, fatto certo non usuale, e si sono fatti sentire. Oltre a Rifondazione, Verdi e Comunisti italiani. La partita si sposta allora sulla finanziaria. La sinistra critica vuole innanzi tutto recuperare il metodo della collegialità, cioè partecipare direttamente all’elaborazione del documento e non trovarselo davanti già fatto. Anzi ancora di più. Si punta all’approvazione di una mozione che contenga due punti: il no ai tagli e l’impegno a discutere preventivamente le misure con le organizzazioni sindacali. Resterà qualcosa delle buone intenzioni?
DPEF di lotta e di governo. Arriva il tempo delle scelte. E Prodi comincia a ballare.
Il documento predisposto da Tommaso Padoa Schioppa è abbastanza vago. Però i sindacati sono in allarme e la sinistra antagonista si assenta per non votare contro.

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