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Dove va l’economia?

Per l’economia, ieri è stata una giornata molto importante.

di Angelo Giubileo | 16 Marzo 2017

Per l’economia, ieri è stata una giornata molto importante. In primo luogo, perché negli USA la FED, ovvero la Banca Centrale USA, ha rialzato i tassi d’interesse, per la terza volta negli ultimi 15 mesi, all’1% con la prospettiva dichiarata dalla governatrice Yellen di “altri due ritocchi nel corso dell’anno”.

Nel contempo, ancora ieri, a Milano, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha lanciato un grido di allarme in ordine al fatto che il 55% circa dei 4.000 miliardi di risparmio delle famiglie italiane risulta investito in “strumenti molto rischiosi, azioni, fondi, derivati, riserve assicurative”. E questo, principalmente a motivo della crisi internazionale del 2007 e la perdurante fase storica dei “tassi zero”, ma anche a seguito della scarsa e talvolta cattiva informazione che circola a svantaggio degli investitori tradizionali, e quindi banche commerciali, imprese e famiglie.

Per queste stesse ragioni, il convegno di primavera organizzato sempre ieri a Roma, da Itinerari Previdenziali, dal tema Investimenti tradizionali e alternativi nell’era del “tasso zero”, è stato particolarmente tempestivo oltre che, com’è abitudine del Network, ricco di approfondimenti.

Così come delineato nel corso dell’incontro, il quadro politico pare ormai volgere, sia pure a grandi linee, verso un graduale ottimismo. Dal primo intervento, che definirei in controtendenza, del Sen. Prof. Giulio Tremonti all’intervento, che definirei viceversa realistico e al solito puntuale, del Viceministro dell’Economia e delle Finanze Enrico Morando.

In apertura, Tremonti ha citato ancora una volta una delle più famigerate profezie di Karl Marx, ovvero quella secondo la quale “i tassi a zero potrebbero segnalare la fine del capitalismo”. L’ex-Ministro dell’Economia e delle Finanze dei governi Berlusconi II-III e IV, quasi ininterrottamente dal 2001 al 2011, ha legato la profezia a una serie di “segni” politici emersi nel tempo della crisi, che esprimerebbero piuttosto il rifiuto del sistema di globalizzazione costruito dall’“élite” internazionali di governo nei riguardi dei “popoli” governati. I fenomeni in questione sono stati rapidamente elencati: immigrazione, rivoluzione digitale, linguaggio di “potere” delle cancellerie, a detta del Senatore simile a quello del 1914, e soprattutto le degenerazioni della finanza globale. Uno scenario in cui l’Europa ha pagato e pagherebbe ancora lo scotto maggiore.

L’attuale Viceministro, Enrico Morando, ha invece parlato di chiari segnali di ripresa dell’economia internazionale – anche italiana, ma che in tal caso vanno ancora sostenuti e quindi consolidati -, in un quadro politico complessivo ma soprattutto europeo in cui vige “l’attesa razionale di eventi positivi”. Considerazione questa che, occorre evidenziare, è stata svolta poche ore prima dell’esito che in generale appariva ancora incerto dell’elezioni politiche in Olanda; e che invece, corrispondentemente alla nota espressa, hanno registrato due dati di gran lunga positivi: un’affluenza record al voto dell’81% e la sconfitta della destra islamofoba del “populista” Geert Wilders.

Nel dettaglio della fase a cui è destinata l’economia del nostro paese, Il Viceministro ha comunque sottolineato la necessità di alimentare la fase, avviata dal precedente governo, degli investimenti privati e pubblici di tipo produttivo, mediante lo strumento previsto nella Legge di Stabilità 2017 della defiscalizzazione e misure d’intervento in fase di attuazione che orientino il risparmio verso la finanza d’impresa. In ordine a tali sviluppi, due dati appaiono estremamente significativi: un crollo degli investimenti nel periodo 2007-2014 pari al 30% circa e viceversa una ripresa del dato definitivo registrato per il 2016 pari a + 1,5%.

Funzionale a questo quadro mutato, è risultato soprattutto l’intervento estremamente del Presidente di Assofondipensione, Giovanni Maggi. Il quale ha evidenziato che in Italia i problemi sono essenzialmente tre, e in primis il problema della disoccupazione. A cui fanno seguito i problemi, ripetiamo affatto secondari, relativi a ingenti livelli di tassazione e altrettanto imponente burocratizzazione gestionale del sistema. Ha precisato inoltre che i fondi pensione che operano attualmente in Italia sono 31 e gestiscono un patrimonio di circa € 46 miliardi. Negli ultimi 15 anni, a cavallo della crisi, i fondi pensione italiani hanno dato prova di garanzia – e infatti, nonostante la crisi, le cronache non hanno registrato alcuno scandalo che abbia coinvolto le gestioni operative – e solidità – investendo il relativo capitale per circa il 70% in titoli di debito pubblico e circa il 23% in titoli azionari. Per il futuro, egli ha quindi suggerito di destinare il 10-12% del capitale d’investimento dei fondi pensione per lo sviluppo e la salvaguardia dell’economia reale del paese. Così, evitando che possano anche ripetersi altri fatti in danno dell’economia italiana del tutto simili a quello di Pioneer Investments del dicembre scorso, quando, mediante l’acquisizione dei francesi di Amundi, circa “€ 250 miliardi di risparmio gestito” sono passati dall’Unicredit in mano francese.

Angelo Giubileo

Pubblicato in : Editoriale, MetamorfosiTag: 2011, anni, banca centrale, banche, berlusconi, crisi, crisi internazionale, debito pubblico, enrico morando, finanze, futuro, globalizzazione, governo, immigrazione, informazione, italia, milano, misure, olanda, pensione, roma, senatore, sviluppo, tremonti, usa

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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