Doppio Giallo nel senso di due racconti lunghi o meglio due romanzi ambientati in luoghi lontani e diversi ma nei quali Laura Vignali si muove con la disinvoltura e la conoscenza della materia che tratta.

Due avvisi il primo per i “naviganti” “Doppio giallo” è disponibile anche in E-Book, il secondo anche per coloro che non hanno dimenticato l’emozione di sfogliare le pagine di un libro, sentire la consistenza della carta sotto i polpastrelli, assaporare quasi le frasi e prendersi anche la libertà di annotare, sottolineare, evidenziare, un concetto, una parola, nel libro che condividi ogni giorno di più con l’autore: fate attenzione Laura ha aperto i cassetti della memoria e non solo, infatti è quasi imminente la pubblicazione di un libro collettivo di racconti e…uno di questi è di Laura Vignali. Quindi teniamoci pronti a leggere e divertirci.
Senza dimenticare mai che i libri di Laura son accompagnati dalle tavole di Gusi Bartolini dove non mancano le protagoniste con tacco 12, scolli abissali e spacchi vertiginosi nelle gonne , mentre negli interni è immancabile il gatto nero che sogghigna rivelando i suoi circa 40 e più denti acuminati.
In “Bergamotto, gelsomini e champagne” (e il titolo è già tutto un programma) scatta quasi subito l’ironia che contraddistingue Laura man a mano che ci fa scoprire come Tonino sia un po’ un imbroglione, molto uno sciupafemmine, e soprattutto nella sua immaturità un piccolo vigliacco che sa solo fuggire.
Un giovane intraprendente imprenditore partendo dalla Calabria attraversa il Mediterraneo e trapianta la sua attività manageriale in Tunisia. Vincenzo, il socio rimasto a Soverato a dirigere il Bad & Brekfast ben avviato, si reca a Medina alla ricerca dell’amico/socio diventato all’improvviso uccel di bosco e tra il profumo dei gelsomini e il lamento di due cani da neve, sadicamente importati nella calura della primavera araba dai padroni russi, Vincenzo è scosso da un oscuro presagio.
Dal tarlo del sospetto si passa alla certezza e poi alla minaccia. E se all’inizio del libro Tonino era quello che si “scialava” e Vincenzo era quello che si preoccupava, proseguendo nel racconto l’aggiunta di personaggi nuovi fa sì che anche Vincenzo non si faccia mancare niente, fino al felice epilogo finale.
Nel prologo del secondo romanzo “Gianluigi Ramazzini e il mistero dei fermodellisti suicidi” Laura ci invita ad avere pazienza ma, più leggi e più aumenta la curiosità, altro che pazienza le righe e le pagine scorrono veloci. Laura ha questa capacità ci prende per mano, ci fa entrare nella storia e sa renderci sempre più partecipi. Ci fa scoprire i lati più o meno oscuri dei suoi personaggi e fa sì che la nostra gioia, la nostra curiosità di conoscere e forse una certa “fretta” vengano incanalate con un ritmo più calmo di approfondimento. E non serve il colpo di scena subito e immediato, che toglie ‘poi il piacere della scoperta mentre è di gran lunga preferibile indagare con il detective di turno e lasciarsi guidare dagli indizi che l’autrice lascia cadere frase dopo frase.
Con un occhio alle campagne che circondano Pistoia Laura racconta le giornate di un gruppetto di amici che si dividono tra il circolo ARCI del paese e il Dopolavoro Ferrovieri di Prato, accomunati da un unico hobby: non solo ricostruire con le proprie mani i modelli di treni e littorine preferiti, ma anche il paesaggio che avrebbero attraversato nella realtà, dalle massicciate alle colline, alle casette disseminate lungo la linea ferroviaria. E quando a breve distanza di tempo l’uno dall’altro due di loro muoiono “suicidi” scattano gli interrogativi. Il mistero si infittisce mentre vengono a galla storie tenute segrete per anni.
Quando poi si scoprono patrimoni appartenenti a chi aveva sempre osservato una vita sobria, diventa sempre più necessaria e impellente un’indagine più approfondita e saranno Ramazzini e compagni a dipanare la matassa.

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