Nella banale metafora del pranzo elettorale, ero rimasto nel dubbio se optare per l’insalatina della lista di Giannino, oppure prendere direttamente la tisana dell’astensione. Confesso che l’insalatina mi intrigava, mi pareva tutto sommato gustosa, seppure insufficiente a placare l’appetito. Porca eva, mi hanno levato di torno pure quella! Si è rivelata infatti condita con olio di colza, aceto finto, insaporita da aromi edulcorati e coloranti forse anche un po’ tossici.
Resto dunque con la fame e ribadisco: se non fossi troppo vecchio cambierei ristorante.
Vorrei distinguere il grave errore di un leader, peraltro dimessosi irrevocabilmente e prontamente sostituito, dall’errore senz’altro più grave di non votare più una lista, che personalmente ho scelto e scelgo di votare per le tesi che sostiene. Voterò FARE PER FERMARE IL DECLINO, perchè mi convincevano e mi convincono le analisi e le proposte di uscita dalla crisi in cui versiamo da oltre un decennio. Quanto a Giannino, dopo le sue dimissioni, direi che la vicenda assume una valenza soprattutto privata e solo in minima parte pubblica legata al suo personaggio snob e dadaista
sarebbe giusto se, per i meccanismi che contraddistinguono il nostro sistema politico, non dovessimo identificare i contenuti del progetto della lista anche con la persona che la guida e si candida alla premiership. A maggior ragione se lo stesso chiede giustamente trasparenza e certificabilità degli atti. Lo snobismo o il dadaismo personale sono fatti privati fino a quando il soggetto non si propone quale uomo pubblico. Non mi unisco al coro del dileggio; dico solo che, nel momento stesso in cui Giannino ha deciso di identificare nella sua persona l’iniziativa politica intrapresa, avrebbe dovuto avere l’accortezza di controllare la correttezza del suo curriculum che per anni ha lasciato diffondere. Nessuno, tantomeno un liberale, si sarebbe mai sognato di chiedergli se le sue idee e le sue proposte erano certificate da più o meno prestigiosi “pezzi di carta”. Ma se tali pezzi di carta vengono rivendicati, presumibilmente per rafforzare le idee esposte, è giusto pretendere che siano veri.
Vorrei distinguere il grave errore di un leader, peraltro dimessosi irrevocabilmente e prontamente sostituito, dall’errore senz’altro più grave di non votare più una lista, che personalmente ho scelto e scelgo di votare per le tesi che sostiene. Voterò FARE PER FERMARE IL DECLINO, perchè mi convincevano e mi convincono le analisi e le proposte di uscita dalla crisi in cui versiamo da oltre un decennio. Quanto a Giannino, dopo le sue dimissioni, direi che la vicenda assume una valenza soprattutto privata e solo in minima parte pubblica legata al suo personaggio snob e dadaista
sarebbe giusto se, per i meccanismi che contraddistinguono il nostro sistema politico, non dovessimo identificare i contenuti del progetto della lista anche con la persona che la guida e si candida alla premiership. A maggior ragione se lo stesso chiede giustamente trasparenza e certificabilità degli atti. Lo snobismo o il dadaismo personale sono fatti privati fino a quando il soggetto non si propone quale uomo pubblico. Non mi unisco al coro del dileggio; dico solo che, nel momento stesso in cui Giannino ha deciso di identificare nella sua persona l’iniziativa politica intrapresa, avrebbe dovuto avere l’accortezza di controllare la correttezza del suo curriculum che per anni ha lasciato diffondere. Nessuno, tantomeno un liberale, si sarebbe mai sognato di chiedergli se le sue idee e le sue proposte erano certificate da più o meno prestigiosi “pezzi di carta”. Ma se tali pezzi di carta vengono rivendicati, presumibilmente per rafforzare le idee esposte, è giusto pretendere che siano veri.