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Sono un cristiano senza chiesa e un socialista senza partito

di Roberto Fronzuti | 21 Febbraio 2013

Quale partito italiano può dire in questa tornata di rappresentare la cultura politica di Luigi Einaudi, di Alcide De Gasperi, di Ugo la Malfa, di Giuseppe Saragat, di Sandro Pertini e di Giorgio Amendola?

Dimissioni-Papa-Ratzinger-ComplottoLe elezioni del 24 e 25 febbraio offrono una straordinaria opportunità per una profonda riflessione politica. I lettori potranno scegliere come non mai nell’ambito di un’ampissima proposta di programmi, avanzata da tantissimi partiti e partitini. Alcuni dei gruppi politici ruotano intorno al Pdl del rinato Silvio Berlusconi, che i più consideravano fuori dal gioco e che, viceversa, ha dimostrato di aver ancora voce in capitolo. Un altro protagonista di questa tornata elettorale è Mario Monti con la sua Lista Civica per Monti, che fonda la credibilità sul prestigio del suo leader, rafforzata dall’esperienza di presidente del Consiglio. C’è anche il Movimento di Beppe Grillo, che dopo essere diventato il primo partito in Sicilia, non è più una sorpresa per nessuno. A sinistra c’è il Pd alleato con Sel, con il segretario Bersani che non è sicuro di vincere. Ancora più a sinistra c’è la lista di Antonio Ingroia. Abbiamo fatto una carrellata sui partiti principali, per un’evidente esigenza di sintesi.

Per coloro che hanno vissuto i fatti italiani dalla fine degli anni ’50 ad oggi e per coloro che ne conoscono la storia, viene spontaneo chiedersi, dove sono finite le culture di riferimento che sono state portate avanti dagli uomini politici che hanno costruito l’Italia.

Quale partito italiano può dire in questa tornata di rappresentare la cultura politica di Luigi Einaudi, di Alcide De Gasperi, di Ugo la Malfa, di Giuseppe Saragat, di Sandro Pertini e di Giorgio Amendola? Anche in questo caso abbiamo citato solo alcuni, fra gli “eccellenti” uomini politici di quegli anni. Se stiamo a sentire “certi arrampicatori che osano paragonarsi a De Gasperi o a Einaudi, sarebbero loro i continuatori del grande filone progressista, che ha portato alla ricostruzione dell’Italia. Non è così! I partiti attuali sono privi della cultura di riferimento, che era alla base del lavoro politico dei padri della Patria, che abbiamo citato. La politica dei nostri giorni si basa sul becero pragmatismo.

Le persone, gli elettori, che ancor oggi hanno una ben precisa “cultura di riferimento”, non sanno per chi votare; sono state espropriate di quanto  avevano custodito per una vita intera.

In Europa c’è il Partito popolare che si rifà alla Chiesa cattolica, mentre da noi, coloro che solo a parole si rifanno al popolarismo europeo (Udc, Pdl e Lista Monti) litigano fra di loro, mettendo in evidenza dei comportamenti inconciliabili, quando ci si batte per valori che dovrebbero essere comuni.

In quasi  tutte le nazioni europee, il partito socialista è fra i maggiori protagonisti della scena politica. In Italia il Pd mette insieme democristiani ed ex appartenenti del Partito comunista italiano. Il Pd ospita nelle sue liste qualche esponente di ciò che resta del Psi. L’anomalia italiana è totale; in Europa c’è, in quasi tutti i Paesi, un Partito liberale rappresentato in Parlamento, tranne che da noi.

La crisi italiana è anzitutto una crisi d’identità, in presenza di partiti che portano insegne personali, che non hanno una cultura di riferimento. La crisi dell’Italia è acuita anche dal momento di difficoltà della Chiesa, aggravato dalle dimissioni del Papa.

L’uomo politico e grande scrittore Ignazio Silone, volendo riassumere il suo stato d’animo in un momento difficile del rapporto tra Chiesa e  politica, disse: “sono un socialista senza partito e un cristiano senza chiesa.”

Abbiamo cercato di inquadrare il “problema tutt’italiano”. Di fronte ad una situazione come la nostra, che fare? Possiamo solo sperare che con le prossime elezioni cambino le cose, e che si ritrovi lo spirito della ricostruzione, che ha caratterizzato la “rinascita” negli anni ’50.

Pubblicato in : Editoriale

Info Roberto Fronzuti

Fronzuti Roberto, editore e giornalista. Nel 1967 Inizia l’attività giornalistica collaborando con varie testate. Nel 1968 Fonda e tuttora dirige il settimanale d’informazione “L’Eco di Milano e Provincia”. Ha fondato le riviste di settore mensili, “Stampare” e la pubblicazione “F & C Magazine” tradotta anche in inglese e spedita in altri paesi. Dal 1970 al 1980 ricopre incarichi a livello amministrativo nel Comune di San Donato Milanese, nel ruolo di assessore alle Finanze e Commercio. Nel 1992, su nomina del Presidente dell’0rdine dei Giornalisti, entra nel Consiglio di Presidenza dell’Istituto per formazione al Giornalismo Carlo De Martino. Dal 1992-1997, viene eletto nel Consiglio direttivo dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Dal 1997 ad oggi, è Segretario Nazionale della Associazione onlus “Tribunale per la Tutela della Salute”.
Ad oggi, Editorialista del settimanale on-line www.pensalibero.it, dal 1
gennaio 2016 è stato nominato direttore de Il Globulo, la rivista dei Donatori di Sangue dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. valerio giannellini

    22 Febbraio 2013 alle 16:59

    Chi lo conobbe bene mi disse che Ernesto Rossi era un pragmatico. Lui stesso scelse Empirico come nome di battaglia in clandestinità,
    Becero si può appiopparlo a qualsiasi cosa, se così piace

    Rispondi

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