Quale partito italiano può dire in questa tornata di rappresentare la cultura politica di Luigi Einaudi, di Alcide De Gasperi, di Ugo la Malfa, di Giuseppe Saragat, di Sandro Pertini e di Giorgio Amendola?

Per coloro che hanno vissuto i fatti italiani dalla fine degli anni ’50 ad oggi e per coloro che ne conoscono la storia, viene spontaneo chiedersi, dove sono finite le culture di riferimento che sono state portate avanti dagli uomini politici che hanno costruito l’Italia.
Quale partito italiano può dire in questa tornata di rappresentare la cultura politica di Luigi Einaudi, di Alcide De Gasperi, di Ugo la Malfa, di Giuseppe Saragat, di Sandro Pertini e di Giorgio Amendola? Anche in questo caso abbiamo citato solo alcuni, fra gli “eccellenti” uomini politici di quegli anni. Se stiamo a sentire “certi arrampicatori che osano paragonarsi a De Gasperi o a Einaudi, sarebbero loro i continuatori del grande filone progressista, che ha portato alla ricostruzione dell’Italia. Non è così! I partiti attuali sono privi della cultura di riferimento, che era alla base del lavoro politico dei padri della Patria, che abbiamo citato. La politica dei nostri giorni si basa sul becero pragmatismo.
Le persone, gli elettori, che ancor oggi hanno una ben precisa “cultura di riferimento”, non sanno per chi votare; sono state espropriate di quanto avevano custodito per una vita intera.
In Europa c’è il Partito popolare che si rifà alla Chiesa cattolica, mentre da noi, coloro che solo a parole si rifanno al popolarismo europeo (Udc, Pdl e Lista Monti) litigano fra di loro, mettendo in evidenza dei comportamenti inconciliabili, quando ci si batte per valori che dovrebbero essere comuni.
In quasi tutte le nazioni europee, il partito socialista è fra i maggiori protagonisti della scena politica. In Italia il Pd mette insieme democristiani ed ex appartenenti del Partito comunista italiano. Il Pd ospita nelle sue liste qualche esponente di ciò che resta del Psi. L’anomalia italiana è totale; in Europa c’è, in quasi tutti i Paesi, un Partito liberale rappresentato in Parlamento, tranne che da noi.
La crisi italiana è anzitutto una crisi d’identità, in presenza di partiti che portano insegne personali, che non hanno una cultura di riferimento. La crisi dell’Italia è acuita anche dal momento di difficoltà della Chiesa, aggravato dalle dimissioni del Papa.
L’uomo politico e grande scrittore Ignazio Silone, volendo riassumere il suo stato d’animo in un momento difficile del rapporto tra Chiesa e politica, disse: “sono un socialista senza partito e un cristiano senza chiesa.”
Abbiamo cercato di inquadrare il “problema tutt’italiano”. Di fronte ad una situazione come la nostra, che fare? Possiamo solo sperare che con le prossime elezioni cambino le cose, e che si ritrovi lo spirito della ricostruzione, che ha caratterizzato la “rinascita” negli anni ’50.

Chi lo conobbe bene mi disse che Ernesto Rossi era un pragmatico. Lui stesso scelse Empirico come nome di battaglia in clandestinità,
Becero si può appiopparlo a qualsiasi cosa, se così piace