Il Parlamento rischia di essere frastagliato ancora di più di quanto è accaduto con l’Assemblea della Sicilia.

La gente che non va a votare è ormai in maggioranza. E Grillo non lo impedisce, come se ormai anche lui fosse stato risucchiato dal “teatrino” della politica e, comunque, come tale percepito dalla gente sempre più infuriata.
Se si proiettano i risultati siciliani sulla vicenda nazionale, cercando di prevedere gli scenari delle prossime elezioni, anticipate o meno che siano, è d’obbligo prevedere tempi grami. La governabilità del Paese sarà difficilissima. Il Parlamento rischia di essere frastagliato ancora di più di quanto è accaduto con l’Assemblea della Sicilia.
La prima conseguenza è che i partiti, al di là delle posizioni di facciata, cercheranno di tenersi stretto il porcellum ed il suo cospicuo premio di maggioranza in nome della governabilità e della stabilità “richiesta dall’Europa e dai mercati”.
La seconda sarà la ricerca delle alleanze per assicurarsi il premio. E questo favorirà Bersani nel centrosinistra e Berlusconi sul versante opposto: l’unico, ancora, in grado di creare (e distruggere) qualcosa nell’ambito del centrodestra.
Terza conseguenza: la possibilità di un Monti bis è legata al cambio della legge elettorale (che imporrebbe poi la necessità di larghe intese), o ad una candidatura alle prossime elezioni del presidente del consiglio (assai improbabile).
Quanto a Grillo, ha preso voti, ma non ha richiamato gli elettori che si sono votati all’astensionismo. Dicono che il suo successo deve essere ridimensionato alla luce dei pochi elettori che si sono recati alle urne. Ma chi dice che quando si voterà per il parlamento saranno di più?

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