
Come mi è spesso capitato, condivido anche la tua analisi sul recente voto. E comunque, a partire dai tempi della Costituente Socialista e della Rosa nel Pugno, il problema potrebbe sembrare sia pur sempre rappresentato dai numeri. Ma, mi permetto di aggiungere, io e te sappiamo bene che non è così. L’involuzione del Pci-Pds-Ds-Pd è avvenuta in base ad una scelta democratica per il potere guidata dalla tecnica e dall’apparato, un’organizzazione di partito che, guidata dall’apparato interno e dall’interno dell’apparato del sistema di potere ha continuamente pensato di servirsi della tecnica (da ultimo, come tu ben dici, il porcellum), ma – secondo la lezione di Emanuele Severino – di questa è diventata vittima; per una sorta di eterogenesi dei fini, schiacciata dal potere che ne costituiva il fine ultimo.
E viceversa oggi, come appena quindici mesi orsono, da più parti s’invoca un’etica della responsabilità di cui ci sarebbe, come io stesso credo, assolutamente bisogno. Dopo almeno dieci-quindici anni interrotti di declino del nostro paese.
In un recente post, il nostro amico Lanfranco Turci scrive: “Ho l’impressione che stia quagliando un Midas piddino, con un Renzi che mantiene il timbro del rinnovamento, ma assume la linea economico-sociale dei giovani turchi, il tutto come preparazione di una nuova partita elettorale nel caso fallisca il tentativo di Bersani”. Se fosse davvero così, cosa che anch’io comincio a sospettare, allora l’indirizzo di azione politica non muterebbe affatto e il Pci-Pds-Ds-Pd salirebbe di un altro livello nella scala involutiva o si potrebbe ugualmente dire scenderebbe un altro gradino verso la scala del declino politico, economico e sociale.
Nel mondo, in Europa, e non solo in Italia, abbiamo visto che durante la crisi di questi anni non è stato neanche immaginato un valido modello alternativo di welfare. La discussione, per molti aspetti ancora aperta, è brevemente tra fautori e sostenitori di politiche di austerità o di finanziamento della spesa, attraverso una rinegoziazione del Patto su scala internazionale, con ripercussioni fin troppo evidenti sul Patto interno di ogni singolo paese membro di comunità internazionali, che in nessun modo discute il modello di sviluppo capitalistico. Infatti, neanche la teoria della decrescita mette in discussione i fondamenti di base del sistema stesso. Si potrebbe dire quindi che si discute piuttosto della necessità di una messa a punto del sistema.
Fuori dalle ideologie di massa e frontiste, che hanno contrassegnato il folle incedere del secolo scorso, credo che non sia più il tempo di indugiare nella riscoperta di un’etica della responsabilità ispirata ai vecchi sani principi del liberalismo classico. A tale proposito, qualcuno, perseverando nell’errore di severiniana memoria, potrebbe ancora ritenere che piuttosto in ordine alla struttura ci si debba confrontare, e non piuttosto alla sovrastruttura. Ma come ben sai, rispetto soprattutto al tempo presente della postmodernità, ritengo che la struttura continui a venire dopo e non prima del discorso logico-causale.
Come sempre, intrapresa una via, vedremo quel che accadrà. Con amicizia e stima,

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