Chi lo ha potuto osservare negli anni in cui ha ricoperto gli incarichi di presidente della Provincia e di Sindaco, può tranquillamente affermare che governare e risolvere i problemi non è stato fino ad oggi il suo forte. Ma è stato bravissimo a sfruttare gli incarichi come trampolino di lancio per nuove scalate.
Infierire. Sarebbe davvero troppo facile maramaldeggiare sulle imprese degli uni e degli altri: quelli che spacciano per grande riforma un Senato che non si sa cosa farà. E l’autogol di quelli che hanno sepolto sotto migliaia di emendamenti il testo proposto, avvolgendo così nella nebbia la pochezza dei “grandi riformatori costituenti”. Il colmo del ridicolo è che la “riforma” del Senato ha come motivazione forte la necessità di eliminare il “bicameralismo perfetto”. Raccontano che è per questo che le leggi sono lente e mediocri. Ma è falso. Al Senato pareva la fine del mondo. Ma in pochi giorni se ne è venuti a capo: salvo sorprese, i senatori voteranno addirittura la loro scomparsa. Dunque, quando si vuole e se ci sono le condizioni politiche, bastano i regolamenti per venire a capo dell’ostruzionismo e delle lungaggini.
Riforma del Senato e nuova legge elettorale per la Camera dei deputati sono un nuovo contributo allo scivolamento della democrazia italiana. Nessuno pensa ad un regime autoritario con i soldati per le strade (da escludere, se non altro, per il livello e lo spessore dei protagonisti). Ma il “combinato disposto” delle due riforme e la riduzione dei partiti a larve, ci daranno un sistema nel quale il governo sarà privo di qualsiasi contrappeso. La prova più eloquente di questa intenzione è nelle quotidiane esternazioni di Renzi e della sua cerchia: tutte grondanti insofferenza per il dissenso e indisponibilità per il confronto.
Napolitano. Molti mettono in risalto il ruolo di Napolitano e la sua “regia” delle riforme elettorale e costituzionali. Ma un giudizio (non positivo) sul Presidente della Repubblica dovrebbe, più correttamente, prendere le mosse dai tormentati mesi finali del 2011. Lo dicemmo allora e lo ripetiamo oggi. Dopo le dimissioni di Berlusconi, il Capo dello Stato aveva il dovere di sciogliere le Camere subito, non brigare per un nuovo governo, addirittura nominando preventivamente senatore a vita il predestinato, Mario Monti. Quell’errore (se si tratta solo di un errore) è l’inizio di una lunga serie di tappe che stanno azzoppando la nostra democrazia: a Monti sono seguiti altri due governi con maggioranze confuse, Letta e Renzi. La dialettica democratica è stata sostituita dai compromessi per dare un governo pur che sia al Paese. E pensare che ci hanno per venti anni rotto i timpani (e qualcos’altro) per convincerci che viviamo in un sistema bipolare!
Il limite di Renzi. Fino a questo momento il “rottamatore” ha potuto esibirsi in ciò che gli riesce meglio, la scalata al potere: da sconosciuto segretario della Margherita fiorentina a presidente della Provincia; da qui a Sindaco; da primo cittadino di Firenze a segretario PD e, poi, a presidente del Consiglio. Chi lo ha potuto osservare negli anni in cui ha ricoperto gli incarichi di presidente della Provincia e di Sindaco, può tranquillamente affermare che governare e risolvere i problemi non è stato fino ad oggi il suo forte. Ma è stato bravissimo a sfruttare gli incarichi come trampolino di lancio per nuove scalate. Come sindaco di Firenze ha lasciato trascorrere cinque anni senza fare compiere un solo passo avanti al progetto di tramvia, dopo il primo lotto portato a termine dal suo predecessore, Domenici. Traffico, azienda dei trasporti e Teatro comunale sono gli altri principali flop. Che però ha superato con grande astuzia ingaggiando e vincendo demagogiche battaglie contro nemici da lui stessi creati, soprattutto le rappresentanze sindacali. Da presidente del consiglio sta usando la stessa tattica. E, infatti, le “cruente” battaglie per le riforme costituzionali ed elettorale lo hanno, al momento, esentato dal rendere conto dei suoi progetti e delle sue azioni sulla vera battaglia da combattere: la crescita economica, il lavoro, la riorganizzazione dello Stato.
Porre termine al Guazzabuglio. E, appunto, l’economia, il modo si stare in Europa, il lavoro, la giustizia e, soprattutto, la riorganizzazione dello Stato per renderlo più efficiente, meno burocratico e meno costoso sono le più urgenti necessità da affrontare, una volta diradate le nebbie delle presunte riforme, elettorale e costituzionali. Il viatico fino ad oggi non è rassicurante. Il governo è riuscito ad abbozzare testi confusi e tutt’altro che vicini alla definitiva approvazione. In campo elettorale una proposta addirittura peggiorativa del “porcellum” e altrettanto in odore di incostituzionalità. In campo costituzionale la consegna del nuovo senato alle Regioni, oggi la massima fonte di scandali e di sperperi. Renzi ha perso la bussola o non la sa usare. Gli altri partiti, quelli che lo appoggiano, quelli che lo avversano, e quelli, come Forza Italia, che non si sa cosa fanno, sembrano ancora più confusi.
Eppure, una valida alternativa a Renzi è indispensabile all’Italia. E allo stesso Renzi.
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Nicola,
Se qualcosa non ti è chiaro nel mio intervento Googla: ” Machiavelli, Ricci, Dal Corno” vedrai che Nicola diventa Nicolò e Daniele diventa Daniello! Perciò a ben guardare siamo solo un’armonica piccolissima di qualcosa già avvenuto, anche se non si capisce cosa.
Caro Nicola,
Non posso non apprezzare il tuo equilibrismo, per cui ad un titolo attraente anche per i tuoi più fascisti compaesani, segui coi tuoi Greci insegnameti democratici totalmente condivisibili.
Purtroppo il Dio Entropo, quello col corpo di maiale e testa di cuoio, cui i miei compaesani amano imprecare, ma senza usarne il nome proprio, continua a imperare, da quando fu scoperto con gli studi di Sadi Carnot nella costruzione di quei cannoni che poi costrinsero alla resa la Repubblica Veneta, poichè avevano una portata superiore alla distanza di Venezia dalla terrafaerma.
Tuttavia noi continuiamo a non credere che sia questo il nostro Dio, in effetti se lo fosse, l’Universo dovrebbe decadere verso uno stato amorfo con scomparsa delle strutture superiori, come anche i comunisti vorrebbero facesse la nostra società, quando invece è di tutta evidenza Cosmologica rivelata dall’Hubble, che dodici Miliardi di anni nalla nascita, l’Universo sta ancora crescendo in complessità e sta creando evidenti meravigliose strutture.
Quindi persino l’Universo non può essere un sistema isolato e se nemmeno l’Universo intero può essere un sistema isolato, questo significa che nel suo interno nemmeno può esistere un sistema isolato e il porco entropo, incubo di Carnot e dei miei e tuoi compaesani, è solo l’ennesimo babau C.V.D.
Dieci anni fa, Londra era sotto minaccia delle bombe nella Metropolitana e noi in Italia stavamo meglio di loro, più o meno al tempo che ci siamo conosciuti, come è possibile che oggi i nostri soldati sono imprigionati come terroristi e e i nostri giovani tutti disoccupati, quando ci siamo incontrati in Africa e il nostro paese da allora, ha sbagliato totalmente tutte le sue posizioni in ambito Internazionale, che tu Ricci ed io avremmo centrato ad occhi chiusi?
Certo nella politica Italiana Entropo se la fa proprio da Dio.
E poi diciamola tutta: serpeggia una pavidità sociale da regime “in pectore”, che appunto, come dice Nicola, non ha bisogno che le strade siano presidiate dai “carapintadas”. Una popolazione vecchia è ricattata da decenni e sta rintanata nel proprio angolino in attesa del talk show politico serale come di una rivelazione salvifica. E così il vecchio s’imbroda di nuovo, e non c’è nemmeno bisogno d’assalire una Moneda.
Napolitano deve essere posto di fronte all’urgenza di dimissioni immediate. Ma chi ha la stoffa per affrontare questo dittatorello ipocrita che si atteggia a babbo sacrificato per i cari figli?
Pezzo ineccepibile, ma il finale non lascia scampo a Renzi, che farà la fine dei suoi predecessori, un altro “Renzi” lo accoltellerà alle spalle per prendergli il posto, esattamente come lui ha fatto a Letta.
L’Italia poi resterà coi problemi di sempre, tassazione sopra il 53% e corruzione dilagante in tutti i settori, nessuna ripresa è per adesso possibile né si intravede all’orizzonte.