
Come la Bestia dell’Apocalisse, Trump si presenta producendo di se stesso l’immagine sacrilega di Cristo che impone le mani per salvare un malato.
Quando Trump si fa ritrarre così dall’intelligenza artificiale compie l’atto finale di una volontà di onnipotenza che attribuisce a se stesso una missione divina, con cui giustificare ogni azione di violenza e di guerra, ogni nefandezza compiuta in nome del potere personale.
Non ha senso chiedersi del livello di salute mentale del presidente americano, giacché, nel ruolo che ricopre i suoi sono comunque atti politici che come tali devono essere valutati.
L’attacco notturno di Donald Trump contro Papa Leone XIV, definito “debole col crimine” e “vicino alla sinistra radicale” per aver condannato la guerra contro l’Iran, segna il punto di non ritorno nelle relazioni tra la Casa Bianca e il Vaticano.
Papa Leone si rivela un uomo capace di unire il rigore dottrinale con la scelta di portare a compimento il disegno di Francesco. Egli affronta a viso aperto il tentativo trumpiano e della estrema destra americana -e non solo- di strumentalizzare la religione cristiana per asservire le coscienze al proprio potere e ricorda che “Dio non benedice la guerra” e che “il cristiano non sta mai dalla parte di chi lancia le bombe.”
E mentre il Papa vola verso l’Algeria, per un lungo viaggio in Africa, e dice di non aver paura dell’amministrazione Trump, ribadendo che la Chiesa non teme il potere e segue solo il Vangelo della pace, in Italia la destra al governo arranca.
La “Cattolica” Giorgia Meloni si è ritrovata ancora una volta stretta in una morsa.
Da un lato l’alleato strategico americano, dall’altro la guida spirituale di un miliardo di fedeli. Il suo ritardo, pavido e reticente, nella condanna delle parole di Trump rivela la fragilità di una destra post fascista che non riesce a staccarsi dal suo vero capo e protettore nemmeno quando questo scivola nella blasfemia.
E non basta certo la dichiarazione di inaccettabilità delle parole del presidente americano. Davvero troppo tardi e troppo poco, perché da una presidente che si definisce cristiana vi si aspetterebbe critiche esplicite alle azioni di guerra e conseguenti azioni diplomatiche.
La verità è che le maschere di Trump e di Meloni quali difensore della cristianità sono cadute rivelando che sotto di esse si celavano solo biechi interessi politici.
Ma l’imbarazzo oggi non è solo di Meloni e dei suoi mentori ma anche di tutti coloro che volevano trascinarci nella trappola di identificare l’Occidente con la cristianità intesa come supremazia sul mondo da difendere alzando muri e bombardando a piacimento.
Siamo di fronte a una nuova fase.
La Chiesa di Leone XIV, come quella di Francesco, non è un’ancella dell’ordine atlantico, ma una voce libera che denuncia la guerra, la volontà di potenza delle grandi nazioni, e accusa tutti gli imperialismi, compreso quello dell’Occidente, scegliendo di stare dalla parte delle popolazioni che soffrono e muoiono sotto le bombe e dalla parte dei poveri e dei diseredati.
In questo senso la decisione di Leone di recarsi a Lampedusa anziché accettare l’invito di Trump di partecipare alle parate di Washington é altamente simbolica e per certi aspetti definitiva.
Si prospetta uno scontro tra un potere politico guerrafondaio, profondamente razzista e tendenzialmente illiberale e una Chiesa che vuole rappresentare i valori di umanità e per questo si erge a riferimento globale per chi crede nella pace e nella convivenza, nel rispetto e nella dignità della persona, a cominciare dagli ultimi della Terra.
Posso sbagliarmi, e voglio precisare che non sono credente, ma se la destra è palesemente spiazzata dal nuovo corso della Chiesa, e lo è tanto più quanto più aveva cercato di impossessarsi del discorso e dei simboli cristiani, anche per la sinistra c’é motivo di riflessione e di ricerca di confronto e di ispirazione per la propria iniziativa politica.
Solidarizzare, come si è fatto, con Papa Leone, é necessario ma non basta. Ci vuole molto di più: dialogo e condivisione. E la storia della sinistra avrebbe anche un punto da cui ripartire: l’idea straordinaria dell’uguaglianza degli uomini, da declinarsi nei tempi moderni, difendendo la libertà e battendosi contro ogni forma di sfruttamento.
Alla fine é vero che anche nelle situazioni più tragiche, nelle quali sembra che ogni sviluppo positivo sia precluso, si aprono sempre possibilità nuove, speranze e motivi di impegno che dobbiamo saper cogliere.
Enrico Rossi

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