
C’è un proverbio nazionale che dice che “gli ungheresi cadono sempre in piedi”
É stato così anche in questa occasione.
Non è una contentezza indebita quella che nell’Italia democratica è seguita alla sconfitta di Orban in Ungheria;
Sappiamo tuttavia come essa si è riprodotta perché Péter Magyar rappresenta un partito di centro-destra (Tisza); ed in questo caso la Sinistra a differenza della coalizione unitaria che aveva sfidato Orbán nel 2022, si è presentato frammentata ed ha perso quasi tutta la sua rilevanza istituzionale;
Ma al di là del dato entrinseco alla sinistra ungherese il punto generale riguarda il ribaltamento della impostazione politica che fa riguadagnare all’Ungheria un profilo di diversa affidabilità per l’Unione, sganciandosi dall’obbedienza putiniana e soprattutto annunciando una discontinuità chiara dal principio di democratura che Orban aveva installato nel cuore dell’est europeo dopo che faticosamente Budapest si era liberata negli ottanta dalla soffocante presa del Comunismo Internazionale replicando, da destra eguali e simmetrici sistemi di oppressione e controllo autoritari.
Grande amico delle cancellerie della destra internazionale Orban non ha saputo
Recuperare il dissenso interno cresciuto anche a causa dell’incipiente crisi economica che ha colpito l’Ungheria.
Non è una buona notizia per Putin, non lo è per Trump che aveva inviato nientemeno che il suo vice presidente Vance, in Campagna elettorale, non lo può essere per Salvini e Meloni, pronti a festeggiare la riconferma del loro sodale e che invece sono costretti in queste ore ad evidenziare che sempre di destra si tratta, come a dire “se non è zuppa é pan bagnato”
Ma la differenza fra un conservatore democratico e liberale ed un autocrate con tendenze fascistoidi saltava agli occhi.
Perché egli rappresentava una quinta colonna di chi vuole paralizzare il continente dove viviamo, perché ha rappresentato l’anima più radicale del conservatorismo religioso ed il volto di un autoritarismo in guanti bianchi, ovvero un’insidia alle libertà civili e democratiche che stanno alla base delle conquiste politiche e sociali di tutto il dopoguerra in Europa.
Bobo Craxi

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