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Il “non sapevo” è una delle formule più ricorrenti nella storia amministrativa e politica, e ogni volta riapre lo stesso interrogativo: fino a che punto è credibile? È la linea difensiva scelta dal sindaco di Crans Montana, ascoltato dalla Procura svizzera in merito ai problemi di sicurezza legati ai controlli, risultati insufficienti – secondo quanto emerso – a causa della carenza di personale negli uffici comunali. Una dichiarazione che, sul piano formale, può apparire comprensibile in un contesto complesso, ma che sul piano sostanziale apre questioni ben più profonde. Perché quando si parla di sicurezza, di controlli, di organizzazione interna di un ente locale, il tema non è soltanto quello delle responsabilità tecniche. È quello delle responsabilità politiche. E queste difficilmente possono essere archiviate con una formula.
Parlo anche per esperienza diretta. Alla fine degli anni Novanta ho avuto l’onore e l’onere di essere sindaco di Mediglia, un comune italiano di dimensioni non dissimili da quello svizzero. E posso dire, senza esitazioni, che la conoscenza dello stato di efficienza degli uffici – a partire da quello tecnico – non è un dettaglio, ma uno degli elementi centrali dell’azione amministrativa. Non si tratta di entrare nel merito di ogni singola pratica, ma di avere chiaro il quadro complessivo: organici, carenze, criticità, capacità operativa. È la prima cosa che emerge, spesso con forza, nel confronto con le rappresentanze sindacali interne. È il primo segnale che arriva quando qualcosa non funziona. Ed è, soprattutto, il terreno sul quale si misura la capacità di governo di un sindaco.
Per questo la formula del “non sapevo” appare, se non altro, debole. Non perché si debba attribuire automaticamente una responsabilità diretta per ogni disfunzione, ma perché il ruolo stesso del sindaco implica una funzione di indirizzo e di controllo che non può essere elusa. Un’amministrazione può avere limiti, può scontare carenze di organico, può trovarsi in difficoltà operative. Ma non può non esserne consapevole. E se non lo è, il problema si sposta dal piano organizzativo a quello politico. Perché significa che manca un circuito informativo efficace, manca una capacità di ascolto interna, manca, in ultima analisi, una visione d’insieme.
Il caso di Crans Montana, al di là delle specifiche responsabilità che saranno accertate, ripropone una questione più ampia che riguarda il rapporto tra amministrazione e responsabilità pubblica. In un tempo in cui la complessità delle strutture cresce e le competenze si moltiplicano, il rischio è quello di una progressiva deresponsabilizzazione della politica, che tende a rifugiarsi nella distinzione tra ciò che è tecnico e ciò che è politico. Ma questa distinzione, se portata all’estremo, finisce per svuotare il ruolo stesso di chi amministra. Governare non significa fare tutto, ma significa sapere, coordinare, assumersi la responsabilità delle scelte e delle omissioni. Il “non sapevo”, in questo senso, non è solo una difesa. È un segnale. E non è un buon segnale.
Cesare Mannucci

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