Si procede in ordine sparso, dalle parti del Palazzo. Un brulichio di voci, volti, facce e doppie facce, giravolte e marce indietro, una versione aggiornata della ammuina di borbonica memoria, e a ben guardare non siamo tanto più avanti di allora nella gestione della cosa pubblica che, stando alle cronache giudiziarie, poi tanto pubblica non e’.
L’immagine che si ricava da tanta pretestuosa agitazione e’ ancora una volta quella della conservazione mascherata da un apparente movimento, tanto rumore per nulla, come sempre, a conferma che in Italia le situazioni possono essere anche molto gravi, ma serie mai. Le vicende degli ultimi giorni, infatti, al di la’ dello sconforto che ci inducono, non raccontano nulla di nuovo sul piano della prassi politica nè su quello della credibilità, e nessuno può davvero farsi ingannare dai velleitari proclami che ogni giorno ci vengono propinati, tutti egualmente incredibili nella loro sostanziale vacuità.
La favoletta della doppia vita della Lega, ad esempio, quella di lotta e quella di governo, che fin qui ha tenuto buoni gli elettori duri e puri con inutili gesti sprezzanti intanto che a Roma si mettevano le mani in pasta ovunque, si e’ momentaneamente interrotta facendo prevalere in apparenza l’anima primigenia del partito che pare aver reagito alla avanzante debolezza di Bossi opponendovi una presunta nuova leadership ortodossa di Maroni, ma l’intera operazione sembra più uno zuccherino servito al popolo padano che non un effettivo cambio di rotta. La pericolosa flessione elettorale subita di recente non invita certo ad avventure solitarie e la natura stessa del partito non potrebbe sopravvivere alla prova dell’urna se si cercassero inedite alleanze al di fuori del centrodestra, dunque si prosegue con le solite sceneggiate – aprendo sedi ministeriali al Nord e tenendo pero’ i piedi ben saldi a Roma – e portando in giro Bossi come la Madonna Pellegrina, intanto che Maroni e Calderoli se la vedono fra di loro ma si guardano bene dal lasciare gli scranni ministeriali.
E questo ci porta di conseguenza alla seconda favoletta, quella di Berlusconi che incassa ormai più schiaffi di un punchingball ma imperterrito continua a ripetere che il Governo e’ saldo e coeso, che le riforme sono state fatte – su quale pianeta pero’ non lo specifica – che il rapporto con gli alleati leghisti e’ inattaccabile, che si arriverà a fine legislatura e che usciremo illesi dagli attacchi speculativi dei mercati; una litania sempre più stanca che nessuno si prende più la briga di ascoltare per la sua evidente inanità.
Ma anche la terza favoletta, quella della superiorità morale di una sinistra che ancora tenta di chiamarsi fuori contro ogni evidenza dalle proprie responsabilità, e’ avvilente e persino ridicola nel momento in cui il mito dei presunti “migliori”, già fortemente incrinato in tempi recenti, dalle vicende bolognesi e pugliesi, crolla definitivamente e miseramente sotto i colpi di una nuova tangentopoli milanese tutta di colore rosso, stavolta, mentre il salvataggio di Tedesco con conseguente rifiuto delle dimissioni contribuisce ad aggiungere toni da macchietta ad un precipitare sempre più vorticoso di un intero sistema-partito che non ha più la forza necessaria a mantenersi ancora in piedi.
La morale, affatto edificante, delle tre favolette sta nella realtà che tutti abbiamo davanti agli occhi: l’Italia di fatto e’ retta da un governo del Presidente della Repubblica che, un po’ per le circostanze un po’ per propria esperienza di vita politica, ha capito che non si poteva sottrarre a questa incombenza. Se sono bastate le voci sull’allontanamento di Tremonti per scatenare attacchi speculativi gravissimi contro il nostro paese, figuriamoci se possiamo permetterci di far cadere ora il Governo, sarebbe una resa incondizionata alla bancarotta finanziaria, dunque qualcuno deve pur garantire stabilita’ o quantomeno una navigazione da politico di vecchio corso nel mare melmoso della Seconda Repubblica che affonda. Napolitano per primo sa benissimo che occorre procedere divisi verso l’unica meta possibile, ovvero la fine naturale della legislatura che, paradossalmente, pur nel proprio clamoroso fallimento, rappresenta il minore dei mali che ci possano capitare, intanto che si cerca di parare i colpi che ci arrivano dall’esterno e si aspetta di vedere gli esiti delle inchieste giudiziarie in corso.
Nessun colpo d’ala e’ possibile ma neanche immaginabile, solo una navigazione di piccolo cabotaggio senza mai alzare la testa a più alti traguardi. In fondo, il nostro presente e’ tutto qui: un paese vecchio guidato da un anziano signore che ha come unica meta una fine dignitosa. Avremo anche vietato l’eutanasia per legge, ma di fatto la stiamo praticando quotidianamente. E non e’ una dolce morte.
ChiBo

Brava Chiara! ll pianeta di cui parli é Avatar!